Come un regime rimane in piedi, dall’America all’Iran

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Questo autunno o la prossima primavera scoppierà la guerra con l’Iran. Questa guerra è stata preparata da anni, ed è stata rimandata solo per via della crisi economica. Obama ora finge di voler frenare Israele, in realtà gli americani sono ben felici di poter essere trascinati in guerra da altri, invece di dover attaccare loro per primi come hanno sempre fatto finora.

L’Iran è un paese molto interessante, è l’unico paese in cui vige la legge islamica che è una repubblica, e l’unico che ha avuto una vera rivoluzione popolare. È anche uno dei pochi stati al mondo realmente indipendenti, nel senso che non è una superpotenza né ruota attorno a qualche altra superpotenza, nonostante i buoni rapporti con la Russia. L’Iran, inoltre, è anche chiuso alle influenze culturali esterne, non subisce le mode che vengono dall’America, non ha un’economia basata sul debito e banche private che rischiano il fallimento e non ha una civiltà consumista.

Normalmente l’Iran viene definito come una “teocrazia”, in realtà anche se il potere è soprattutto nelle mani dei religiosi essendo una repubblica esiste anche un potere politico laico, non è uno stato teocratico come poteva essere quello della Chiesa qualche secolo fa, in cui il Papa era il capo incontrastato dello stato. Questa organizzazione statale non è in sé sbagliata, come non lo era quella dello stato della Chiesa. Gli uomini e i popoli hanno molte varianti tra di loro, e possono decidere di vivere secondo leggi molto diverse le une dalle altre. Ogni stato ha dei punti deboli, dappertutto c’è qualche classe sociale che viene sfruttata, qualche diritto che viene violato, è solo che chi vive all’interno del sistema non se ne rende conto. Per gli americani il fatto di poter essere uccisi da qualche pazzo con un mitra per strada o in una scuola è una cosa relativamente normale, sono “cose che capitano”. In Italia è normale vedere le prostitute per strada, avere le ragazze straniere che vengono in Italia per prostituirsi, spesso costrette. In Iran le adultere vengono lapidate secondo la legge islamica, e anche questo è ritenuto abbastanza normale e legittimo. Ogni stato ha violenze, ingiustizie e carenze che derivano da come è organizzato, e le violenze e le ingiustizie altrui sembrano sempre “vere”, e sempre colpa degli altri che sono cattivi e ignoranti, mentre quelle che accadono in casa tua succedono “perché la vita è fatta così”.

L’Iran dunque non è fondamentalmente diverso dall’Italia o dall’America. Gli stati hanno diverse organizzazioni, ma rispondono alle stesse leggi; gli uomini hanno diverse culture e diverse fedi, ma rispondono agli stessi bisogni basilari. Molti in Italia si possono chiedere “ma come fanno gli iraniani a vivere in un paese così?”. Ma questa domanda potrebbe essere fatta anche per l’Italia, un paese in cui un presidente del consiglio è stato indagato per essere il mandante di una strage, per associazione mafiosa,  e per traffico di droga, oltre alle più note accuse di evasione fiscale e corruzione, e in cui il popolo non fa assolutamente nulla fa pensare. Così anche un paese come l’America che un anno sì e uno no bombarda qualche stato arabo, in cui puoi nascere figlio di un miliardario ma è molto più probabile che tu nasca figlio di una prostituta assuefatta al crack.

Che cos’è che consente di tenere insieme queste organizzazioni imperfette, con questi buchi spaventosi di ingiustizia e ignoranza?
La risposta è: la fede. La fede nel sistema stesso, o nel fatto che non si possa o non si debba cambiarlo.

Nel caso degli americani è il sogno americano ad aiutarli: il fatto di sperare sempre di poter diventare miliardari, di avere successo, di diventare famosi, di diventare ricchi; l’America è la terra delle mille opportunità, il che è anche vero perché ne offre tantissime, ma gli americani sono 311 milioni, e nessuno stato può offrire 311 milioni di opportunità; secondariamente sono le distrazione che aiutano gli americani a non pensare alle ingiustizie della loro società: da una parte i divertimenti e i piaceri, la libertà sessuale, la televisione, il cinema, i videogiochi e simili, dall’altra l’eterna lotta contro il male assoluto, il terrorismo e l’islam, che li spinge a guardare e preoccuparsi di cosa succede all’esterno invece che all’interno.

Per gli italiani si tratta invece di credere nell’impossibilità di cambiare le cose. Il potere è e resterà sempre corrotto, il lavoro si trova e si troverà sempre per raccomandazione, le cose peggiorano da decenni e continueranno sempre a peggiorare. La rassegnazione è il marchio che contraddistingue gli italiani, se votano qualcuno è perché è il meno peggiore, se sperano in un politico pensano che possa non fare troppi danni, se hanno entusiasmo per un politico è perché è un uomo nuovo che può illuderli per qualche anno di migliorare le cose. Cambiare i partiti, i politici o le leggi è totalmente inutile perché a governarli saranno sempre gli interessi personali e la corruzione.

Nel caso dell’Iran è invece la fede religiosa e la tradizione a tenere insieme lo stato. Uno stato islamico integralista può sopravvivere solo finché la gente continua ad avere fede nell’islam, finché ritiene giuste le sue leggi. La lapidazione delle adultere può apparire una ingiustizia assoluta, ma quelle adultere sono vissute in quel sistema, hanno accettato quelle leggi, e hanno deciso di trasgredirle conoscendone il prezzo. Le donne iraniane inoltre non sono semplicemente delle vittime, non sono cioè unicamente passive, possono decidere del loro destino e cambiare le cose se lo vogliono; accusando lo stato iraniano di fare delle donne delle vittime non si fa che giustificare l’idea che siano inferiori, e che quindi abbiano bisogno di un aiuto esterno per migliorare la loro condizione. Anche se può apparire strano a degli occidentali abituati da secoli all’idea dell’uguaglianza (idea che poi rimane sempre sulla carta in realtà), gli esseri umani possono tranquillamente accettare di essere sudditi o servi, di essere inferiori; lo stato di inferiorità può avere vari vantaggi, ad esempio la moglie deve essere mantenuta dal marito, come lo schiavo dal padrone.
Siccome la maggior parte delle persone ancora crede nei fondamenti della religione le trasgressioni della legge sono poche, quindi lo stato può sopravvivere senza cambiare troppo per ora. Contrariamente a quello che si può pensare anche in uno stato autoritario il popolo rispetta le leggi più perché crede che siano giuste che per paura dello stato. Un regime che cerca di imporre con la forza delle leggi che si scontrano con la cultura e gli ideali del popolo è destinato a cadere, a meno che non riesca a convincerlo che quel nuovo modo di pensare è più giusto del precedente.

In un mondo ragionevole ognuno penserebbe ai suoi problemi, e magari rispetterebbe gli altri e cercherebbe di copiare le cose che funzionano meglio nelle organizzazioni altrui.

Invece ci è toccato un mondo in cui solo le bombe sono ragionevoli, anzi “intelligenti”.

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