Come il fascismo fu una dittatura troppo morbida

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La storia del fascismo è molto strana, soprattutto se vista da uno straniero immagino. Mussolini è considerato un dittatore, è stato l’idolo di Hitler e anche movimenti come il franchismo sono stati considerati fascisti nel resto dell’Europa, eppure il fascismo ha fatto ben poche vittime per essere una dittatura: praticamente nessuna condanna a morte per ragioni politiche, se si escludono i tempi di guerra in cui Mussolini era nelle mani dei tedeschi e dei fascisti più estremisti; certo molti anni di carcere e di confino, molti in esilio volontario per scappare alla giustizia fascista, e nessuno mette in dubbio la censura fascista e il suo carattere autoritario, ma il fascismo e Mussolini hanno sempre mancato della sete di sangue, o quantomeno dello strumentale uso della violenza per mantenere il potere e colpire gli avversari, anche quando essi non erano un reale pericolo per il potere, solo per il gusto di uccidere ed affermare in questo modo la propria forza.

Il fascismo può dunque essere giustamente considerato una dittatura debole, indebolita ancora di più dalla presenza della Chiesa e del re, con cui Mussolini doveva fare i conti e di cui non poteva semplicemente disfarsi. Il problema è che normalmente questo viene usato come una scusa per giustificare il fascismo, o quantomeno alleggerirne le colpe storiche. In realtà un personaggio storico non può essere giudicato semplicemente per quello che ha fatto o non ha fatto, o per quello che ha fatto in più o in meno rispetto ai suoi omologhi in altri stati, bisogna considerare anche quali sono le conseguenze a medio o lungo termine di certe scelte. Si dice spesso che la storia non si fa con i se e con i ma, ma senza di essi non si può riuscire a capire effettivamente cosa è successo e perché, se si considera solo ciò che è accaduto è come se si guardasse un film, che ha la sua trama, i suoi personaggi, la sua sceneggiatura e i suoi vincitori; e questi ultimi risulteranno sempre vincitori, e sembrerà sempre inevitabile la loro vittoria perché se riguardi il film daccapo sarà sempre lo stesso di prima, non ci troverai nulla di più e sapendo già come va a finire di sembrerà che tutta la sceneggiatura tenda naturalmente a quel finale. È come ascoltare una barzelletta divertente che già conosci, sai cosa il comico sta per dire, sai dove la storiella andrà a finire, e sai in che punto si inizierà a ridere.

Ma i personaggi storici che hanno vissuto nel passato non conoscevano il futuro, né la storia doveva per forza andare nella direzione in cui è andata, né si deve pensare che non sarebbe potuto andare peggio o meglio di come è andata. Nel caso specifico del fascismo si tende a ritenere positiva la mano leggera di Mussolini, che non amava la violenza e, se avesse dovuto ricorrere all’omicidio per salire al potere invece che ai titoli dei giornali, non ci avrebbe nemmeno provato. Ma questa leggerezza ha avuto delle pesanti conseguenze nella storia successiva d’Italia, il mantenersi in una posizione incerta, cancellando le libertà del periodo liberare ma senza imporre un potere che fosse proprio assoluto, poteva essere accettabile per Mussolini finché lui fosse stato al potere, ma non dopo. Le dittature pongono sempre il problema della successione, sia che il dittatore sia deposto, assassinato, o muoia di morte naturale avendo detenuto un enorme potere lascia un grande vuoto. Se nel paese esistono poteri e organizzazioni extra statali di notevoli dimensioni potranno approfittare del vuoto di potere lasciato dal dittatore per inserirsi negli ingranaggi dello stato. Questo fu quello che successe con la Chiesa e la mafia dopo la sconfitta del fascismo, situazione aggravata anche dalla caduta della monarchia che lasciava lo stato senza alcuna istituzione forte, con una giovane repubblica divisa tra democristiani e comunisti e in cui a dominare dopo qualche anno furono ben presto gli opportunisti e gli ipocriti, molto spesso gli stessi che al tempo del fascismo si erano schierati dalla parte del regime per convenienza.

La democrazia è un sistema di governo estremamente complicato e facilmente inefficiente e pericoloso, è come una pianta delicatissima che ha bisogno necessariamente di un certo habitat per vivere, altrimenti o muore o subisce mutazioni genetiche paurose. In particolare la democrazia, essendo per definizione il potere centrale debole, ha bisogno di non avere delle organizzazioni potenti che possono rivaleggiare col governo in denaro, potenza militare, o fiducia concessa dai cittadini. Non è un caso che le democrazie europee siano nate dalle ceneri delle monarchie assolute, che avevano fatto piazza pulita del potere dei feudatari minori, della Chiesa, e dei regionalismi; non avrebbero mai potuto nascere nell’Europa medievale o nel periodo immediatamente successivo. I cittadini possono prendere il potere con il voto ed eleggendo rappresentanti solo quando il re quel potere ce l’ha, altrimenti il voto è solo una recita per eleggere persone che non avranno nessun potere reale, o che potranno fare quello che vogliono indipendentemente dal volere e dal bene dei cittadini.

Qui sta il problema storico del fascismo: Mussolini non ebbe la forza e il coraggio di cacciare definitivamente il Papa da Roma e secolarizzare l’Italia, e non volle andare fino in fondo con l’eliminazione della mafia in Sicilia (o probabilmente fu ingannato dai fascisti siciliani mafiosi, che lo convinsero che il problema era ormai risolto). Quando Mussolini morì i nuovi governi non erano in grado di combattere una Chiesa che era strapotente, con la fiducia della stragrande maggioranza degli italiani, piena di soldi, ed anche con l’appoggio degli americani (che giustamente la consideravano l’unica istituzione di cui potevano fidarsi con certezza). De Gasperi cercò di fare della democrazia cristiana un partito ispirato dagli ideali cristiani ma non sottomesso alla Chiesa, ma poté solo far da barriera per quei primi anni dopo la guerra in cui gli fu concesso di vivere. Dopo di lui tutte le leggi che riguardavano il costume erano decise dalla Chiesa, quelle che riguardavano l’economia e la politica estera erano sotto la lente degli americani, e negli anni 60 cavalcando il boom economico e la corruzione degli appalti pubblici si elevò sempre di più la mafia, che nacque a nuova e potente vita col traffico di droga.

Se facciamo un confronto con ciò che successe in Spagna possiamo vedere come il franchismo sia stato un periodo molto triste per gli spagnoli, ma grazie a Franco è potuta nascere la Spagna democratica di oggi, senza eccessive interferenze da parte della Chiesa e uno stato unito nonostante i separatismi baschi e catalani. Se il franchismo fosse stato simile al fascismo avrebbe fatto molti meno morti, ma dopo la Spagna avrebbe rischiato di cadere in una seconda guerra civile col tentativo di ottenere l’indipendenza da parte dei paesi baschi o della catalogna, e quella guerra alla fine avrebbe fatto molti più morti di quanto non ne fece il franchismo.

Questa non vuole essere una difesa di Franco, personaggio assolutamente negativo della storia, ma alla volte i dittatori feroci possono avere la loro utilità in una prospettiva storica più ampia. E allo stesso modo uomini troppo miti possono causare danni catastrofici per non avere il coraggio di uccidere alcune persone o usare la violenza quando necessario. Nel caso specifico di Mussolini il problema era più che altro il fatto che lui voleva piacere a tutti (come Berlusconi), per questo preferì fare il concordato con la Chiesa nonostante comunque fosse già saldamente al potere e abbastanza amato anche senza di esso. Inoltre non era un grande uomo, né era molto istruito, rimase sempre un maestro di campagna figlio di un fabbro, e dopo essere stato in udienza col Papa non resistette a raccontarlo estasiato a tutta la famiglia e gli amici del paese come se fosse stato un prete, dopo che per anni aveva fatto il mangiapreti, tanto che la moglie Rachele lo stuzzicò dicendogli “gli hai anche baciato le pantofole a questo tuo Papa?”.
La mafia invece era un problema molto lontano, sia geograficamente che culturalmente. Mussolini avrebbe avuto il potere per risolverlo definitivamente, ma non lo poteva comprendere né era aiutato da nessuna a farlo (e a sua giustificazione bisogna dire che della mafia allora si sapeva molto poco).

Nell’arte del governare di solito è meglio mantenere un certo bilanciamento, tuttavia non è sempre un bene mantenere una via di mezzo in tutte le cose, specie quando si parla del potere dello stato. Se lo stato incomincia ad assentire a cedere qua e là parti dei poteri che gli spettano finisce per non essere più in grado di dominare la situazione; ciò non significa che debba arrivare a controllare tutto come in un regime totalitario, ma deve essere libero di fare le sue scelte senza interferenze. Oggi, ad esempio, la Apple ha un fatturato che è pari al pil dello stato americano, se volesse potrebbe creare un suo esercito e fare delle sue guerre, ma ancora più facilmente potrebbe corrompere tutti i politici americani perché lo stato combatta le guerre che gli interessano. La Apple ovviamente non ha particolari interessi di politica estera, ma le industrie di armi ad esempio sì, e lasciare che fioriscano impunemente è molto pericoloso perché per guadagnare devono ricevere commesse dallo stato, e per ricevere commesse lo stato deve giustificarle con il terrorismo o le guerre. Allo stesso modo uno stato vero non permetterebbe mai la concentrazione di potere che ha avuto Berlusconi negli ultimi decenni, né permetterebbe alla Chiesa di essere proprietaria di un quarto degli immobili italiani e di avere uno stato indipendente e una sua banca usata impunemente da mafiosi e altri criminali, né permetterebbe l’esistenza della mafia, che ora considerando i guadagni di mafia, camorra e ‘ndrangheta ha guadagni che sono superiori a quelli dello stato italiano.

Simili stati non possono essere vere democrazie, perché vivono sempre all’ombra di questi gruppi di potere. I politici hanno interesse a che ciò continui perché possono ricevere tangenti e mantenere la poltrona è solo una questione di comprare abbastanza voti in cambio di favori o di soldi per poter fare campagne elettorali a tappeto. Così man mano che si va avanti non solo scompare la democrazia, ma scompare anche lo stato: basta pensare all’Italia della democrazia cristiana cinquant’anni fa, non era particolarmente democratica il governo e il parlamento per gran parte del loro tempo si impegnavano sinceramente nel fare il loro lavoro, c’era la corruzione e c’erano i gruppi di potere, ma i favori che ottenevano non erano eccessivi. Uno scandalo come quello dei rifiuti di Napoli non sarebbe mai potuto accadere allora, perché avrebbe richiesto la complicità di troppe persone che magari non erano proprio oneste, ma che si limitavano a usare il loro potere per sistemare qualche parente o farsi pagare dallo stato il conto del ristorante, non certo facendo accordi con la malavita che avrebbero ucciso centinaia di persone (a Napoli la gente continua a morire di cancro per colpa dei rifiuti).

La colpa di questa situazione è soprattutto dei soldi e dell’economia moderna, che ha permesso la creazione di colossi industriali e bancari potenti quanto piccoli stati (e a volte quanto medi o grandi stati). Anche la Chiesa e la mafia alla fine sono delle aziende, anche se di tipo particolare, e il loro potere gira soprattutto intorno ai soldi. Chi pensa che il benessere della civiltà occidentale sia la dimostrazione del suo trionfo e della sua superiorità è in errore, è il segno del suo declino e la causa della sua prossima morte.

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