Un futuro senza superpotenze dopo la decadenza americana

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In questa conferenza della LSE (London School of Economics) si teorizza un futuro senza superpotenze. Molte delle analisi fatte sono giuste, ma le conclusioni sono, credo, troppo ottimistiche.

La superiorità europea è nata dalla rivoluzione industriale, che ha permesso all’Inghilterra e agli altri stati industrializzati di spazzare via la resistenza di tutto il resto del mondo nel giro di pochi decenni. Questo ha portato alla formazione delle cosiddette “grandi potenze” nell’ottocento, che poi si scontrarono nella prima guerra mondiale. La distruzione della guerra rovinò economicamente e politicamente tutti gli stati coinvolti, e la seconda guerra mondiale completò la distruzione della visione eurocentrica del mondo. Dopo di essa l’Europa era diventata una periferia del potere, un territorio di scontro (o possibile scontro futuro) tra le uniche due superpotenze rimaste.

Tutti noi siamo vissuti in un mondo in cui esistevano le superpotenze, cioè questi giganteschi stati, con un’enorme produzione industriale, delle ideologie considerate più importanti della religione nel medioevo, e a cui quasi tutti gli stati più deboli erano costretti a chiedere protezione. Solo chi oggi ha un centinaio d’anni può ricordare per esperienza com’era il mondo precedente. A quel tempo i sogni di potenza del fascismo che oggi appaiono insensati erano, per quanto sproporzionati alle capacità dell’Italia, almeno accettabili e comprensibili, perché non c’erano nel mondo stati così sproporzionatamente potenti da poter schiacciare e radere al suolo una nazione che cercava di emergere, né c’era qualcuno che avesse, senza contestazioni anche dai suoi nemici e detrattori, di fatto il dominio del mondo.

L’impoverimento dell’europa, la militarizzazione delle industrie americane e russe per sostenere la guerra e le armi atomiche hanno creato le due superpotenze mondiali, che dopo la caduta del muro di Berlino si sono ridotte ad una. Ma il mondo sta cambiando, ed è logico pensare che non possano esserci più superpotenze mondiali, quantomeno non nei prossimi decenni. Ci sono stati emergenti che, pur senza ambizioni mondiali, sono e diventeranno abbastanza potenti da avere una grande influenza regionale, e potranno difendersi abbastanza bene dalle pressioni militari ed economiche degli americani. La Cina ne è il primo esempio: sebbene il suo esercito non sia ancora tecnicamente avanzato come quello americani, il solo fatto che la popolazione cinese sia di più di un miliardo di persone rende impensabile poter vincere una guerra con la Cina; e l’importanza economica della Cina è diventata così grande che non è possibile per gli americani effettuare contro di essa un embargo come con l’Iran e Cuba, perché la stessa economia americana subirebbe un tracollo tremendo. Man mano che il potere militare ed economico si distribuisce più uniformemente in tutto il mondo diventa sempre più difficile per gli americani mantenere l’egemonia, più difficile e più costoso e rischioso. Inoltre gli americani stessi non amano più molto questo ruolo, al tempo del comunismo gli piaceva credere di essere “la parte libera del mondo”, e adesso il governo americano cerca di usare l’integralismo islamico come sostituto del comunismo per poter continuare ad alzare i budget dell’esercito e della cia, ma il popolo è sempre più dubbioso e sempre meno convinto che ci sia una guerra santa da combattere, e che sia meglio produrre bombe piuttosto che costruire ospedali. Infine la grande disponibilità di armi leggere di potenza devastante in tutto il mondo come i mitra AK-47 fanno sì che non sia possibile occupare facilmente nessun paese senza avere centinaia o migliaia di morti ogni anno.

Fin qui l’analisi fatta nella conferenza è giusta e condivisibile. Il problema sta nell’ottimismo finale, nel credere che un ritorno ad un mondo con delle grandi potenze di carattere regionale sarà più pacifico e più giusto. Non dico che non possa essere così, solo che non c’è alcuna certezza.
Le guerre potrebbero nascere all’interno delle varie regioni per raggiungere l’egemonia, la guerra più probabile è tra la Cina e l’India (alleata probabilmente al Giappone e a Taiwan, con l’appoggio degli americani), visto che l’Asia è l’unico continente in cui ci siano due grandi potenze. Poi potrebbero esserci guerre tra stati che ambiscono a diventare grandi potenze, specialmente in Africa dove nessun stato ha l’egemonia. E infine potrebbero esserci guerre tra varie regioni del mondo, ad esempio se si dovesse formare una confederazione di stati africani simile agli stati uniti e all’unione europea sarebbe probabile la guerra con europei ed americani, che già sono intervenuti contro Gheddafi per impedire questo evento, che metterebbe fine alla loro influenza sul continente e alla facile depredazione delle risorse africane da parte delle multinazionali straniere.
Insomma ci sono tante possibilità di guerre, e si parlerebbe di guerre molto estese e combattute con grandi risorse, e che si estenderebbero in maniera molto vasta, quasi quanto la seconda guerra mondiale in molti casi.

Con questo non voglio dire che il sistema delle superpotenze sia più giusto o più sicuro, ma sicuramente è più semplice. Un sistema geopolitico decentrizzato richiede grandi capacità diplomatiche, grande consapevolezza e conoscenza degli altri da parte di tutti per evitare conflitti e risolvere dispute. La vecchia organizzazione delle grandi potenze questa diplomazia l’aveva trovata al tempo della restaurazione, dopo Napoleone, in cui il mondo (o almeno l’Europa), ebbe per decenni una lunga pace, ma poi tutto venne infranto dalla prima guerra mondiale, che fece in pochi anni abbastanza morti da compensare ampiamente la lunga pace del secolo precedente.

Anche la tesi secondo cui il commercio è oggi troppo importante per tutti per metterlo in pericolo con delle guerre su larga scala è sbagliata. Lo dimostrò proprio la prima guerra mondiale: solo qualche settimana prima un altro professorone come quello di questo video illustrava come il mondo fosse ormai troppo interconnesso da relazioni commerciali per rendere possibile una guerra mondiale che non conveniva a nessuno. Questo deriva dal fatto che era verissimo che quella guerra non conveniva a nessuno, ma questo non significava che i capi di stato riuscissero a capirlo.

Naturalmente ci sono degli aspetti positivi in un mondo simile. Senza più l’egemonia americana ci sono idee più diverse che possono circolare liberamente, idee e valori che possono avere origine dall’islam, dal buddhismo, dalla tradizione cinese o da quella africana. Se si riesce a mantenere e a migliorare l’interconnessione tra le varie parti del mondo si può migliorare la comprensione dei punti di vista altrui, si possono creare mondi nuovi, si può imparare dalle esperienze belle e brutte degli altri.
Ma questo richiede uno sforzo cosciente, non si può pensare che internet basti da sola a creare questo mondo, esattamente come non è bastato in passato il libero mercato o l’instaurazione della democrazia per creare dei paradisi. Perché qualunque sistema se abbandonato a se stesso produce dei mostri, e chi ha il potere cercherà sempre di abusarne a proprio vantaggio se nessuno fa niente per fermarlo.

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