I servizi segreti e la contraffazione della realtà

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I servizi segreti sono una peculiare caratteristica della nostra epoca. Nacquero durante la seconda guerra mondiale, figli dell’impossibilità degli inglesi e degli americani di combattere e colpire direttamente i nazisti. Le spie avevano molte funzioni utili: ottenere informazioni su obiettivi sensibili da colpire, fare azioni di sabotaggio, incitare e organizzare rivolte nei territori occupati e assassinare generali e gerarchi. Fu l’OSS, l’antenato della Cia, a organizzare l’operazione husky, lo sbarco in Sicilia; sia prendendo contatti in carcere con Lucky Luciano in America, che mandando uomini in Sicilia per preparare il terreno, dimostrando fin da allora che la collaborazione tra i servizi segreti e la mafia, o la criminalità in genere, è una cosa naturale.

Dopo la guerra tutti i paesi abbastanza ricchi e avanzati crearono dei propri servizi segreti. La guerra fredda giustificava la loro esistenza anche nei paesi democratici, nonostante fossero organi fuori dal controllo dei cittadini e della stragrande maggioranza dei politici. A quell’epoca non si diceva servissero a “proteggere” la popolazione, più che altro erano una delle tante armi per vincere la competizione con gli avversari, per rubare tecnologie segrete, conoscere informazioni militari e di altro genere, avere talpe pronte soprattutto in caso di uno scoppio della terza guerra mondiale. Non si discuteva del senso e della giustezza della loro esistenza più di quanto si discutesse della fabbricazione di armi piccole e grandi e del mantenimento dell’esercito.

Dopo la caduta del muro di Berlino sia i servizi segreti che le spese militari avrebbero dovuto essere viste in una luce diversa. Non c’era più lo spettro di una possibile guerra mondiale, né la competizione sfrenata fra le ideologie. In Russia e nei paesi ex comunisti avrebbe dovuto prevalere il desiderio di usare i soldi (che già erano pochi) per il popolo e per scopi più costruttivi. In America e nei paesi del patto atlantico, che economicamente non attraversavano comunque un periodo florido, avrebbe dovuto essere lo stesso. Invece in entrambi i casi non accadde. In Russia addirittura dopo qualche anno è arrivato al potere Putin, che era stato a capo del Kgb e che ha usato la guerra in Cecenia per aumentare la propria popolarità (probabilmente anche facendo saltare alcuni edifici per poi dare la colpa ai terroristi ceceni). Gli americani invece non hanno mai pensato di chiudere o ridimensionare la Cia, probabilmente ormai troppo abituati alla sua esistenza da trovarla normale e basta.

È con l’attentato dell’undici settembre che incomincia una nuova florida era per i servizi segreti. La loro natura era, è e sarà sempre offensiva: si tratta di assassini, sabotatori, spie che utilizzano le informazioni che hanno per permettere ad altri di uccidere più efficientemente e torturatori. Solo il telefilm “mission impossible” e i film di 007 hanno creato delle spie buone che uccidono solo dittatori e criminali che minacciano il mondo.
Ma l’undici settembre ha reso possibile far uscire 007 dal cinema: con la nascita del terrorismo internazionale i servizi segreti diventavano fondamentali, erano i protettori del popolo, arrivavano là dove la semplice polizia, la magistratura e i politici non potevano arrivare. Anzi dove non dovevano arrivare, infatti le indagini sull’attentato alle torri gemelle è stato tutto segretato come un affare di stato, con il governo (non la polizia o la magistratura) che ha dato una sua versione indiscutibile, meglio che nella Russia di Stalin. Certo la versione si può discutere, si può dire pubblicamente che non è credibile senza finire in un gulag, ma nessuno ha la possibilità di trovare delle prove concrete visto che le indagini sono state affidate all’fbi e alla cia, e non c’è stato nessun processo pubblico, nessun documento, nessuna testimonianza.
Laddove i processi ci sono stati, come in Italia per le stragi degli anni di piombo, non hanno mai portato a nulla, e i servizi segreti in più di una occasioni sono stati protagonisti di depistaggi, a dimostrazione che se quegli attentati non li hanno fatti direttamente loro erano quantomeno amici o complici degli attentatori.

L’organizzazione dei servizi segreti è tale da non poter esistere in un paese democratico, ma in generale in qualunque paese sensato. La Cia ha decine di migliaia di dipendenti sparsi in tutto il mondo, e ha un budget annuo di circa 50 miliardi di dollari, e il presidente è l’unico politico che sia a conoscenza delle sue attività e possa dare ordini. Ma come fa una sola persona a controllare una simile organizzazione? Fra l’altro fatta proprio per agire in segretezza e non lasciare tracce. È logico che certe persone e certi gruppi vadano per la propria strada, sfruttino i soldi e le risorse per i propri interessi o per propri fini, e che l’intera organizzazione viva di vita propria dopo essere divenuta tanto importante. Questo succede anche con l’esercito: nel momento in cui uno stato si militarizza sempre di più i generali guadagnano sempre maggiore peso politico, o diventano dittatori o sono sempre meno controllabili dal governo civile. L’interesse della Cia è che la gente abbia paura, che ci siano guerre e violenze, ci sia rivalità con paesi di culture differenti come durante la guerra fredda, perché è quello che porta i soldi e mantiene i posti di lavoro e gli stipendi.

L’Italia ha avuto un altro esempio di cattiva organizzazione dei servizi segreti. Oltre ai depistaggi degli attentati già citati, c’è stato l’uso delle armi e degli esplosivi di alcuni depositi di gladio da parte di alcuni terroristi. Non bisogna pensare per forza che ci sia chissà quale complicità ad alti livelli, in quel caso era semplicemente incuria: quei depositi erano stati praticamente dimenticati, nessuno li sorvegliava, nessuno controllava che ci fosse tutto, avrebbero dovuto servire in caso di attacco sovietico per armare un piccolo gruppo di resistenti, ma tanto si sapeva ormai che l’attacco non sarebbe mai arrivato. Forse si è trattato di qualche simpatizzante fascista o comunista, o semplicemente qualcuno che voleva fare un po’ di soldi vendendo delle armi dimenticate. Questo è un esempio di come i servizi segreti siano incontrollabili, e non sia possibile evitare simili eventi né capire chi ne è stato il responsabile dopo che sono avvenuti; troppe persone di cui nessuno sa niente hanno in mano la possibilità di fare danni enormi vendendo armi, esplosivi o gas tossici al miglior offerente.

Ci sono anche rami dei servizi segreti che possono vivere di vita propria. Ad esempio anche la Cia ha incominciato ad usare il commercio di droga per autofinanziarsi (come fanno, ad esempio, i pasdaran iraniani). Questo significa che un gruppo incaricato di vendere un quantitativo di droga potrebbe decidere di uccidere i trafficanti e tenersi la droga e i soldi, e ufficialmente riferire di essere stati traditi dai trafficanti e avere perso tutto. Con quei soldi e quella droga, più le loro conoscenze, potrebbero investire in altre attività criminali. Quando hai ampia disponibilità di soldi e mezzi e non devi praticamente rendere conto delle tue spese (o devi renderne conto solo a una o due persone che possono essere tue complici o corrotte facilmente) puoi fare ciò che vuoi.

Un’altra aberrazione dei servizi segreti la si ha nell’informazione. I servizi segreti periodicamente dicono che c’è pericolo di attentati, che è un po’ come se Berlusconi dicesse che vincerà le prossime elezioni, è scontato che lo dicano perché la loro esistenza dipende da quello, ma non possono portare nessuna prova perché è tutto segreto. Allora perché non abolire le elezione e chiedere a Berlusconi chi vincerà fidandosi di lui? Se i servizi segreti non devono portare alcuna prova dell’esistenza del terrorismo e della bontà del loro operato allora tanto vale credere anche alla parola dei politici. Se chiedi ai militari se c’è pericolo di guerra, o se bisognerebbe dichiarare qualche guerra, o se bisognerebbe aumentare le spese militari, è chiaro che ti risponderanno di sì. Indipendentemente da che lavoro fai se ti chiedono se è importante, se vuoi un aumento di stipendio e che la tua poltrona sia sicura, è chiaro che difficilmente dirai di no. Ma nel caso dei servizi segreti non c’è scelta perché nessuno può giudicarli, non conoscendo il loro operato, quindi esistono solo perché loro stessi assicurano di essere indispensabili. E l’unica soluzione che propongono al terrorismo ovviamente è un aumento dei loro fondi e leggi che gli permettano di avere maggiore potere sui cittadini e libertà dal potere politico e giudiziario. I servizi segreti sono diventati assieme alle banche le uniche istituzioni considerate onnipotenti, ineliminabili, inconoscibili, impossibili da portare in tribunale, e vitali per il mantenimento della società. E come diceva Voltaire “se vuoi scoprire chi è il padrone guarda chi non puoi criticare”. Infatti un mondo dove dominano le banche e i servizi segreti è un mondo in cui le uniche notizie sono la borsa, gli attentati o i possibili attentati, la crisi e la necessità di tagliare le spese, le guerre civili causate dall’intervento della cia e di altri servizi segreti in Libia come in Siria, i politici che fingono di fare leggi per migliorare l’economia, e notizie vere o inventate sui possibili pericoli del nucleare iraniano, dell’aggressività della Corea del nord, dei talebani contro cui bisogna sempre combattere, o di qualche nuovo nemico che si cerca di inventare. I telegiornali parlano solo di questo, il resto sono solo non notizie fatte per riempire il tempo che rimane parlando di cani, calciatori e veline. Esattamente come al tempo dei cinegiornali fascisti, per metà sono riempiti da notizie politiche dettate dal potere, e per l’altra metà da distrazioni per distendere il popolo e farlo divertire.

Insomma i servizi segreti non hanno nessuna giustificazione di esistere in un regime democratico e pacifico: creano più terrorismo di quanto ne fermino, alimentano la paura della gente senza fondamento, distorcono la realtà secondo i loro interessi o quelli dei politici (e di chi li paga), permettono di spiare e danneggiare partiti politici o organizzazioni che si oppongono al governo (o a certe politiche dei servizi segreti stessi), nel caso della Cia possono addirittura creare dal nulla guerre civili come in Libia e fingere che sia tutta una ribellione della popolazione grazie all’appoggio volontario e involontario dei media e a qualche falsa informazione di cui nessuno si preoccupa di chiedere le prove. Non ci può essere un confronto democratico fino a quando chi ha il potere può schedare i suoi avversari politici, spiarli e ricattarli; né può esserci un rapporto civile tra gli stati finché ci sono continui atti di spionaggio, sabotaggio, discreditamento e supporto a fazioni ribelli e colpi di stato. E in generale l’intera percezione del mondo non potrà mai essere abbastanza sana e vicina alla realtà fino a quando sarà dominata dalla paura e dalla menzogna, dal senso di superiorità di chi si può permettere di uccidere un milione di persone per un attentato in cui ne sono morte duemila e dall’inferiorità di chi vede tutto distrutto attorno a sé senza avere la minima speranza di potersi vendicare o poter far sentire la propria voce. I servizi segreti contribuiscono in maniera determinante ad alimentare questa idea di mondo in cui c’è costante pericolo, in cui bisogna continuamente difendersi, ed il modo migliore per difendersi è attaccare; un mondo che da una parte si vanta di aver conquistato una pace che si illude essere duratura, e dall’altra dice continuamente di essere in guerra contro il terrorismo, la mafia, i comunisti, gli stranieri, la recessione, e siccome c’è la guerra bisogna dare soldi e potere a chi questa guerra deve combatterla.

In realtà gli uomini di oggi non conoscono così né cosa sia la vera pace né cosa sia la vera guerra, perché l’unica pace che conoscono è la distrazione dei piaceri, e l’unica guerra che conoscono è l’unilaterale assassinio dei bombardieri o degli eserciti di occupazione, o l’incondizionato appoggio alle banche e all’economia di mercato che non fa che indebolire e aumentare i debiti degli stati e dei cittadini. La pace vera è la calma e il riposo che segue l’aver fatto il proprio dovere, l’aver vissuto, l’aver sofferto, e possibilmente l’essere diventati persone migliori. La guerra vera è la lotta per la propria libertà, per la propria identità, nella speranza di poter costruire un futuro migliore dopo la distruzione del mondo presente, una lotta in cui puoi uccidere ed essere ucciso più o meno con la stessa facilità, e in cui combatti contro altri uomini armati (o almeno uomini disarmati ma con responsabilità politiche, o che quantomeno simboleggiano il potere contro cui stai lottando) invece che contro civili inermi. Se il lavoro che fai per te è senza senso (o non ce l’hai proprio un lavoro) non puoi trovare la pace cercando di riempire in qualche modo il tuo tempo con la discoteca, la televisione, il sesso o i videogiochi. Se non hai un nemico vero da combattere, o ti fa troppa paura o non hai il coraggio di versare nessun tipo di sangue, allora lascerai banchieri e mafiosi a ingrassarsi di soldi gettando il mondo in una miseria sempre maggiore, accontentandoti di vedere uccidere con i soldi delle tue tasse afghani, iracheni o siriani che non ti hanno fatto nulla, e contro cui tu mai andresti a rischiare la vita.

Libri sui servizi segreti

  • CIA. Ascesa e caduta dei servizi segreti più potenti del mondo. “Una necessità sgradevole ma vitale”: così nel 1960, in piena Guerra fredda, il presidente Eisenhower definì l’attività di spionaggio. In quell’epoca, la sigla già aveva già i contorni del mito. Eroi intrepidi che sventavano complotti internazionali, ma anche sicari senza scrupoli responsabili di rapimenti, torture e massacri. L’agenzia di spionaggio americana esisteva già dal 1947 e il suo primo successo era stato proprio in Italia: aver “salvato” il Paese dal comunismo alle elezioni del 1948. Ma molti furono in seguito gli insuccessi: dall’impiego di ex gerarchi nazisti come “combattenti per la libertà” al disastroso tentativo di assassinare Fidel Castro, dalle fallimentari infiltrazioni in Manciuria durante la guerra di Corea alle operazioni in Iraq. A caccia delle verità nascoste nei sessant’anni di storia della CIA, il premio Pulitzer Tim Weiner ha recuperato dagli archivi migliaia di documenti, spesso appena declassificati, e intervistato centinaia di protagonisti.
  • La storia segreta del Kgb.” Dalla rivoluzione d’Ottobre a Gorbaciov: la storia di una nazione, di un movimento e di un’idea che, sentendosi assediati, cercarono di vincere la loro battaglia anche con il contributo del più potente servizio segreto di questo secolo, ricostruita da uno dei massimi studiosi di “intelligence” mondiali e da un colonnello del KGB riparato in occidente nel 1985.
  • Mossad. Le guerre segrete di Israele.” Il libro di Morris e Black è la storia completa dei tre servizi segreti d’Israele: il Mossad (internazionale), lo Shin Bet (nazionale) e l’Aman (militare). Sulla base di un’estesa documentazione incrociata – relazioni, memorandum, rapporti interni a lungo tenuti segreti, diari privati – analizza i trionfi e gli errori dello spionaggio israeliano, dagli anni Trenta (il periodo che precede la fondazione dello Stato) alla Guerra del Golfo.
  • Come i servizi segreti usano i media.” Dopo “Come funzionano i servizi segreti”, Aldo Giannuli torna a scrivere d’intelligence, affrontando uno degli aspetti meno conosciuti e più controversi dell’attività dei servizi: il modo in cui manipolano e utilizzano l’informazione. Se è convinzione diffusa che essi divulghino notizie solo parzialmente vere o del tutto false, tuttavia sono molto poco note le relazioni sistematiche fra servizi e media. È all’indagine del loro rapporto che, procedendo ben oltre l’aneddotica, mira questo libro: quanto sono inquinate le notizie che leggiamo o ascoltiamo ogni giorno? Quali sono gli scopi, le tecniche, le tipologie d’intervento sul mondo dei media? In che modo, poi, i servizi utilizzano le cosiddette “fonti aperte” (media tradizionali, internet…) per ottenere a loro volta informazioni? Com’è possibile, per noi lettori comuni, usare gli stessi metodi per analizzare le notizie, smontando, confrontando, leggendo fra le righe articoli di giornale, notiziari televisivi, siti internet? Un libro unico, che fa luce su aspetti fondamentali e del tutto trascurati della nostra vita associata, dotandoci al contempo di preziosi strumenti per “filtrare” le notizie inquinate.
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