Il Re Sole e il pericolo di una politica di continua espansione

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Luigi XIV, noto a tutti come “il re sole”, è stato il più grande esempio di assolutismo monarchico in Europa. Il suo regno è stato incredibilmente lungo, perché il padre morì quanto lui era ancora un bambino, e, dopo la reggenza del cardinal Mazzarino, Luigi assunse i pieni poteri a 13 anni, l’età minima per poterlo fare secondo le leggi dell’epoca.

Luigi era un uomo pieno di sé, era stato cresciuto dalla madre, principessa austriaca cattolicissima, nella convinzione che il re è tale per diritto divino, e quindi non deve rendere conto a nessuno delle sue azioni. La maggior parte degli uomini cresciuti in quel tipo di idee, diventati adulti non fanno altro che vegetare nell’ozio e nei vizi, oppure nel peggiore dei casi si trasformano in tiranni crudeli. Luigi no, per quanto Mazzarino gli avesse impresso fin da bambino il gusto per il lusso, era anche una persona con una grande volontà, e che non tollerava di avere rivali.

Quando il movimento della fronda costrinse Mazzarino a fuggire, il re bambino lo seguì nella creazione di un suo esercito personale con cui sperava di riconquistare il potere. E vide allora i nobili di Parigi, tra cui anche sua cugina e possibile futura sposa, puntare i cannoni anche contro il loro re e parente. Quella fu una lezione che non dimenticò mai, e per tutta la vita disprezzò e non si fidò mai dei nobili; e il primo atto che fece una volta assunti i pieni poteri fu di esiliare la cugina e tutti i frondisti.

I primi anni di regno del re sole furono i più fortunati. La sua opera di centralizzazione del potere, togliendolo ai nobili piccoli e grandi per prenderlo nelle sue mani, ebbe un benefico effetto sulla stabilità politica e la ricchezza economica francese. Dopo la morte di Mazzarino stabilì che non ci sarebbero stati successori, non ci sarebbe stato più nessun primo ministro, ma il re avrebbe governato da solo. E con la costruzione della reggia di Versailles rinchiuse lì i nobili costringendoli a servirlo e a lottare tra loro per ottenere i suoi favori, spendendo soldi e tempo nello sfarzo e nel lusso invece che nell’ordire rivolte contro il sovrano.
Il resto della rinascita economica francese fu un fatto naturale. La Francia era appena uscita dal sanguinoso periodo delle guerre di religione tra cattolici e protestanti, che aveva messo a soqquadro il paese. Dopo la pacificazione con l’editto di Nantes, era solo questione di tempo perché il paese si riprendesse. La Francia era il paese europeo più popoloso, e con la maggior quantità di terreno arabile, anche senza un genio al comando era normale che ridiventasse una grande potenza. Nonostante questo, il re si sforzò sempre di incentivare il progresso tecnico del paese accelerandone lo sviluppo.

Luigi XIV per via del suo modo di intendere l’assolutismo monarchico soffriva, però, dello stesso difetto che ha colpito più tardi molti dittatori come Mussolini o Hitler: identificava la grandezza, la ricchezza e il prestigio del paese con quelle sue proprie, non è un caso la sua frase “lo stato sono io”. Il re sole non intendeva dire semplicemente che lui era il potere supremo e incontrastato del paese, ma che lui era proprio la Francia, si potrebbe leggere anche al contrario “io sono lo stato (cioè la Francia)”.
Fu il suo grande ego, unito all’identificazione di se stesso con lo stato, che lo portò a sviluppare la passione per le guerre (come successe anche a Mussolini dopo un po’). Le guerre servivano a espandere i confini francesi, a dare lustro alla Francia e al re, e anche come passerella per Luigi, che arrivava sul campo di battaglia a cose ormai fatte accompagnato da uno stuolo di nobili per farsi vedere nominalmente a capo dell’esercito. Un esercito sterminato che aveva portato a 400mila uomini, ma a cui furono necessari 6 anni per sconfiggere la testardaggine degli olandesi, perdendo gran parte dei soldati e con costi economici enormi.
L’altra inutile spesa che Luigi XIV continuò a fare per tutta la sua vita fu l’abbellimento e l’ampliamento della reggia di Versailles. Non importava quali fossero le condizioni economiche del paese, una parte ingente delle risorse veniva sempre dirottata per quei lavori, pesando sulle casse dello stato e attirando, nei momenti di crisi economica, la rabbia della gente comune che vedeva i nobili vivere nel lusso sfrenato.

La politica di espansione del regno del re sole era fondata sul principio che se non si diventa sempre più forti e potenti vuol dire che si sta diventando più deboli, che se non si sta andando avanti allora si sta andando indietro, e che se non si prende un territorio ricco e appetibile, qualcun altro lo farà al posto nostro. È, in realtà, la politica che ha portato tutti i grandi imperi alla distruzione per l’eccessiva espansione.
Questo episodio ricorda gli insegnamenti del filosofo taoista Lao Tzu, secondo cui l’uomo saggio evita di cercare di essere il migliore, il primo, perché poi finisce per cadere nell’esatto opposto. Chi primeggia si espone all’invidia altrui, diventa il bersaglio di molti rivali, e per quanto individualmente possa essere capace e forte finirà per essere sopraffatto dal numero degli avversari. La stessa cosa che successe un secolo dopo a Napoleone.
Il sole, così, tramontò sulla Francia e il suo regno, lasciandola a un XVIII secolo di problemi economici sempre più gravi, e governi sempre più incapaci. L’aristocrazia francese, ingrassata e abituata al lusso di Versailles e al suo non far niente, era diventata quella nobiltà contro cui si sarebbero avventati i rivoluzionari. I debiti fatti da Luigi XIV nei decenni successivi aumentarono, portando la Francia alla bancarotta ripetutamente, fino a che l’impegno della guerra d’indipendenza americana per sostenere le colonie e indebolire la rivale Inghilterra diede il colpo mortale alle finanze qualche anno prima dello scoppio della rivoluzione.

Libri sul re sole

  • Re Sole di Max Gallo

    Luigi XIV non ha ancora compiuto cinque anni quando, alla morte del padre, viene proclamato re di Francia. Lo attende un lunghissimo regno durante il quale incarnerà l’essenza stessa della monarchia assoluta e conoscerà amori tempestosi per donne di straordinario fascino e temperamento. Ma l’infanzia è tutt’altro che facile per il futuro Re Sole: un bambino taciturno e ipersensibile, che deve sempre ricordarsi di essere un sovrano e non può abbandonarsi alle emozioni come chiunque altro, perché gli occhi di tutti sono puntati su di lui. Neppure al capezzale dell’adorata madre, la potente Anna d’Austria, ormai consumata da un male incurabile, può scoppiare in lacrime come vorrebbe. Come se non bastasse, Luigi XIV è costretto a imparare prima del tempo che deve guardarsi dalle insidie della nobiltà e dalle ambizioni del cardinale Mazzarino: un uomo dalla voce melodiosa e dallo sguardo velato, ma avido e rapace, dal quale comunque apprende l’arte del governo, proprio mentre alla corte arrivano segnali dell’instabilità popolare, subdolamente alimentata dalla Fronda. Chi regna è sempre solo, non può avere fiducia in nessuno se non in Dio, l’unico a essergli superiore e con il quale può dialogare. Da questa consapevolezza Luigi XIV trae forza per tener fede al senso della propria missione che coltiva fin da bambino e che, una volta adulto, lo indurrà a imporsi per assumere nelle proprie mani le redini della Francia. Passioni, intrighi politici, vita mondana e conflitti si intrecciano in questo romanzo.

  • Gli amori del Re Sole. Luigi XIV di Antonia Fraser

    Antonia Fraser analizza in queste pagine la figura di Luigi XIV come figlio, padre, marito ma soprattutto amante, sullo sfondo di una corte al massimo del suo splendore. E ci offre il ritratto di un uomo fortemente dominato dalla personalità materna, dedita ai piaceri della vita e al tempo stesso profondamente devota. Ma mentre Anna trascorse la propria esistenza in linea con i dettami della Chiesa cattolica, Luigi decise di assecondare soprattutto la prima inclinazione. Ecco allora avvicendarsi, tra Fontainebleau e Versailles, splendidamente trasformata nella corte più elegante d’Europa, donne argute e affascinanti, che la legittima consorte, Maria Teresa, sposata per questioni di Stato, mai avrebbe eguagliato. Gli amori del Re Sole è un viaggio alla scoperta di questo grande monarca attraverso i personaggi femminili che hanno popolato la sua galassia, restituendo loro il giusto riconoscimento: perché, se lui rappresentò la luce che irradia gli astri, a loro volta, furono quelle stelle, le donne della sua vita, a illuminarne la corte.

  • Anche il Re Sole sorge al mattino. Una giornata di Luigi XIV di Philippe Beaussant

    Philippe Beaussant segue Luigi XIV nel corso di una sua giornata, dal Petit Lever fino al Grand Coucher, a mezzanotte. Passando attraverso la scansione della vita d’ogni giorno a Corte (dal Louvre a Versailles fino ai numerosi castelli reali dell’Ile de France), il libro traccia un quadro completo della società dell’Ancien Régime in tutte le sue molteplici articolazioni. L’autore apre finestre di taglio antropologico sulle curiose abitudini del galateo di corte, cercando di delineare il rapporto che intercorreva nel XVIII secolo tra l’individuo e la sua funzione pubblica.

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Un Commento

  1. Pubblicato il 12/04/2015 alle 14:45 | Permalink

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