Gli italiani non sono pronti per la democrazia

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La reale esistenza di democrazia in Italia è sempre stata messo in dubbio. Già la lotta contro il banditismo portata avanti dopo l’unificazione in maniera rozza e spesso eccessivamente violenta fu un primo segnale di cosa sarebbe stata la democrazia italiana. Non si trattò di un episodio così grave come vorrebbero far credere i meridionalisti, l’uso dell’esercito in quel caso era inevitabile visto che c’erano bande armate che mettevano a ferro e fuoco il territorio e si mettevano anche a conquistare città. Uno stato vero fa quello che hanno fatto Gheddafi e Assad con lo scoppio delle rivolte nei loro paesi: mandano l’esercito contro i ribelli che vorrebbero dividere il paese o rovesciarne il governo; è cosa perfettamente logica e giustificabile, perché il governo deve mantenere l’ordine e tende naturalmente a perpetuare se stesso (sia che sia buono sia che sia cattivo, sia che sia legittimo sia che sia illegittimo). La differenza la fa in parte l’uso eccessivo della forza con massacri indiscriminati (cosa che ad esempio differenzia Gheddafi da Assad), e in parte l’impegno del governo in tempo di pace. Lo stato italiano non ha cercato o non è riuscito a ripagare il sud dei danni derivanti dall’annessione e da quello stato di guerra, non ha cercato di capirlo, capirne la storia, la società e le necessità, lo ha sempre solo usato come una riserva di voti e di risorse.

Quando Giolitti utilizzava la mafia o i prefetti per contrastare suoi avversari politici fu definito da Salvemini “il ministro della malavita”. In realtà Giolitti si limitava a far arrestare con qualche pretesto qualche avversario scomodo un paio di giorni prima delle elezioni, per poi farlo rilasciare subito dopo; non era certo un grande esempio di libertà democratica, ma non ha mai fatto uccidere nessuno, né costretto all’esilio o al confino i suoi nemici. A quel tempo sembrava un comportamento indegno a molti, non so poi se Salvemini abbia rivalutato e perdonato Giolitti facendo il confronto con le violenze che fece il fascismo, e ancora di più gli altri fascismi e totalitarismo europei.

La prima guerra mondiale cambiò tante cose, soprattutto cambiò la percezione del valore della vita umana. Uccidere non era più un tabù, e anche farsi uccidere (o rischiare di rimanere uccisi) era considerata cosa coraggiosa e rispettabile, indipendentemente dal fatto che si uccidesse e morisse per una vuota idea di patria o per il sogno della libertà del proletariato. Gli arditi, i soldati a cui erano affidate le azioni più disperate (e che spesso erano dei pazzi scatenati, o lo diventarono per sopravvivere psicologicamente alla paura della morte), erano il modello da imitare, o almeno da rispettare. Erano un po’ l’equivalente dei kamikaze mussulmani di oggi, che vengono rispettati per il solo fatto che hanno dato la loro vita, senza considerare le vite che hanno distrutto o le conseguenze politiche dei loro gesti.

Oggi ci si lamenta che i giovani non hanno valori, ma temo che il problema abbia radici molto lontane; già allora di valori ce n’erano pochi. Lo stato era però abbastanza rispettabile, era organizzato male (lo è sempre stato) e questo rendeva il suo lavoro inefficiente, e i politici facevano spesso i propri interessi privati, ma nella maggior parte dei casi si impegnavano realmente e lavoravano per il bene comune. Che poi spesso non capissero quale fosse il bene comune è un altro discorso…

Col fascismo invece tutto crollò; al potere andarono gli ignoranti, i violenti, i raccomandati. Il governo liberale era fatto di élite benestanti e relativamente colte elette da una minoranza ristretta del popolo; erano uomini potenti ma responsabili, coscienti delle loro responsabilità. I fascisti no, desideravano il potere per poter umiliare gli altri, per poter fare favori, sistemare i familiari e non aver più bisogno di lavorare per vivere. Il fascismo non ridiede dignità all’Italia, ma affossò la dignità del potere agli occhi degli italiani, che non hanno sempre pensato che i politici siano per forza dei ladri o dei demagoghi. Montanelli diceva che durante la marcia su Roma anche nella sua scuola ci fu una occupazione da parte dei ragazzi fascisti, ed erano quasi tutti ripetenti. E il fascismo fu proprio il governo dei ripetenti, che non avendo voglia di studiare e lottare per un posto di lavoro preferivano usare la violenza per avere qualche privilegio con nessun sforzo. Gli italiani non amavano il fascismo, ma invidiavano i fascisti, e da questo deriva oggi il piacere e l’orgoglio di non pagare le tasse o saltare una fila, e di sbandierare ciò di cui ci si dovrebbe vergognare solo per dimostrare la propria potenza (come Berlusconi nei suoi scandali sessuali, che ha dimostrato che può andare a letto con chi gli pare perché è ricco e potente, e la maggior parte dei suoi sostenitori l’hanno ammirato ancora di più per questo).

Dopo il fascismo la Chiesa e la guerra fredda diedero il colpo definitivo alla democrazia italiana. La Chiesa era l’unica istituzione forte di quel periodo in Italia, per questo anche Togliatti ne tenne conto dando il suo assenso al concordato (sapendo bene che non aveva comunque i numeri per farlo saltare); questo potere corruppe immediatamente tutti i partiti al di fuori di quelli comunista e socialista, che furono corrotti dalla guerra fredda e dall’impossibilità di denunciare i crimini di Stalin (e la speranza di molti comunisti, tra cui probabilmente Togliatti, che una rivoluzione non ci fosse mai in Italia). I cattolici dovevano votare per la democrazia cristiana perché la Chiesa era buona e perché bisognava lottare coi comunisti, al di là dei generici (e di solito ipocriti) ideali cattolici non c’era nessuna idea di stato e nessun programma. I poveri e gli sfruttati invece dovevano votare il partito comunista, che un programma ce l’aveva ma nessuno, dopo i primi anni di scontri e di mezza anarchia, ci credeva più veramente. La paura della rivoluzione sociale svanì rapidamente con la ripresa economica, e rimaneva solo un bel sogno per gli occhi dei più idealisti o creduloni. Già in quegli anni si era sviluppato lo stesso tipo di propaganda di oggi: i cattolici dovevano votare per evitare che vincessero i comunisti e i russi, e i poveracci dovevano votare per togliere il potere ai preti e agli americani. Oggi il pd dice di votare contro Berlusconi, e Berlusconi di votarlo per evitare di dare il potere ai comunisti. Nessuno ha il minimo programma o il minimo ideale, tutti sanno che l’italiano ormai da decenni è abituato ad andare a votare il meno peggiore, e di questo si accontenta.

Oggi la scelta è tra votare un pupazzo (Berlusconi), o i pupazzi di un pupazzo (il pd). Non è un caso che quelli che dicono di essere di sinistra non abbiano mai fatto nessuna proposta di legge per togliere le televisioni a Berlusconi o danneggiarlo in qualche altro modo: non hanno proprio interesse a vincere le elezioni. Meglio rimanere al di fuori dei riflettori, con un bel po’ di posti a sedere e privilegi, lauti stipendi e posti in cui sistemare amici e parenti, e un po’ di potere per poter ricevere abbastanza tangenti. Così se c’è qualche legge a favore di Berlusconi o della Chiesa quelli del pd possono avere la scusa che se ci fossero stati loro al governo non sarebbe mai passata, ma non avendo la maggioranza… curiosamente quando qualche legge particolarmente criticata poteva essere respinta o qualche fiducia poteva non essere data qualche parlamentare di sinistra non si presentava in aula; oppure quando c’era da decidere se far arrestare qualche parlamentare di Berlusconi quasi tutti i partiti votavano contro l’arresto, nei casi più eclatanti ricorrendo al voto segreto in modo da non far sapere chi favoriva i criminali. Come potrebbe il pd governare col 60-65%? Se Berlusconi avesse bisogno di una legge per lui o per uno dei suoi come potrebbero giustificare il fatto che una simile leggi passi? E se crollasse la (poca) credibilità del pd crollerebbe anche la (pochissima) credibilità di Berlusconi, perché gli elettori di entrambi gli schieramenti capirebbero di essere stati ingannati fin dall’inizio e che è perfettamente inutile votare uno o l’altro.

In parte questo accadeva anche nell’Italia liberale, il trasformismo è nato a quel tempo e anche allora non c’era praticamente differenza tra destra e sinistra storica(peraltro non si fingeva nemmeno che ce ne fosse, non c’erano nemmeno comunismo e fascismo, quindi non potevano esserci grandi estremi). Ma la differenza stava nell’onestà e nella serietà dei politici, che non guadagnavano cifre particolarmente alte, non potevano avere conflitti di interessi (Sonnino, che era abbastanza ricco, vendette le miniere sul monte Amiata quando divenne presidente del consiglio comprando buoni del tesoro), e dovevano essere incensurati e senza processi. A quel tempo votavano l’1-2% della popolazione, non si facevano comizi ma cene private con i notabili del luogo prima delle elezioni, e forse anche per questo l’Italia è peggiorata. Se i leghisti potessero cenare con Bossi e Borghezio forse cambierebbero idea su di loro, e così vale anche per Berlusconi e la quasi totalità degli altri parlamentari.

Gli italiani non sono ancora pronti per il suffragio universale.

p.s. Cercando su Google “democrazia italiana” il primo risultato è la pagina di Wikipedia sulla democrazia, il secondo è la pagina sulla democrazia cristiana… di una democrazia italiana ma non strettamente cristiana sembra che non ne parli nessuno.

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