La modernità di Tucidide e il suo insegnamento morale

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Normalmente Tucidide viene presentato, sia a scuola che dagli storici, come il padre della “vera storia” o come il primo “storico moderno”, in contrasto con Erodoto che si perde nelle sue divagazioni su antiche leggende o caratteristiche geografiche dei luoghi, e soprattutto per voler rendere la storia una semplice analisi di fatti realmente accaduti, senza interpretazioni di tipo religioso o morale, senza ricercare le cause di un avvenimento in qualche colpa che si perde nelle generazioni passate o nell’età eroica.
Bisogna dire che Tucidide di certo non aiuta a dipanare questi dubbi su ciò che lui intendesse realmente per “storia”, perché di lui abbiamo solo la sua guerra del Peloponneso e solo su quella possiamo fare speculazioni.

Pur non citando direttamente Erodoto, Tucidide dichiara di voler fare un’opera più seria, che non sia una favola che può essere recitata a teatro (cosa che veniva fatta con le storie di Erodoto). Un altro elemento che abbiamo dal suo libro è quello che lui dice della sua vita (più quel poco che possiamo sapere da altre fonti): Tucidide era membro di una famiglia piuttosto ricca, grazie a dei terreni con delle miniere d’oro in Tracia. Era stato generale dell’esercito ateniese ma venne esiliato dalla città dopo la caduta di Anfipoli, anche se la sua unica colpa fu di non riuscire ad arrivare in tempo per salvare la città perché era stato avvertito troppo tardi, e quando arrivò la città era già stata conquistata. Nella maturità e visto lo scoppio della guerra del Peloponneso, che per lui rappresentava il più grande e tragico evento della storia, si mise a scrivere per riportare gli eventi e riflettere sulle cause che avevano portato a quella guerra disastrosa che stava distruggendo la Grecia; Tucidide era quindi un ricco possidente ritirato a vita privata che scriveva non per ragioni politiche o economiche (cioè per poter ritornare ad Atene elogiando la città, o per poter guadagnare dalle vendite del libro o da sue rappresentazioni teatrali), e nemmeno per semplice diletto (anche se magari in questo modo si passava un po’ il tempo). Tucidide dice esplicitamente di scrivere affinché una guerra tragica come quella del Peloponneso non succeda mai più, perché gli uomini imparino da loro passato e dai loro errori.

La storia di Tucidide quindi, sebbene più legata ai fatti reali e dimostrabili, non è affatto priva di morale, ed è fondata su un intento educativo. Tucidide non interviene mai nella narrazione per dire esplicitamente se una cosa è giusta o sbagliata, non è un narratore onnisciente che sta al di fuori della storia e la cui voce ogni tanto compare per dare qualche giudizio come nei Promessi Sposi di Manzoni, ma questo non significa che pensi che l’idea di giusto o ingiusto non abbia alcuna importanza nello scrivere di storia. È solo che Tucidide è un tipo d’insegnante diverso dal solito, non vuole ricorrere alla mitologia o alla paura delle punizioni divine per dare degli insegnamenti morali, e nemmeno vuole dire esplicitamente quali sono le sue idee, lui pensa che la realtà sia fatta in maniera tale che se la spieghi in maniera abbastanza chiara puoi vedere chiaramente da che parte stanno l’ingiustizia e l’errore.

La grande modernità di Tucidide non sta in una storiografia non moraleggiante, ma nella fiducia cristiana e illuminista nella coscienza umana e nella ragionevolezza, che non ha bisogno di aver paura di essere fulminata da Zeus per fermare l’uomo dal fare qualcosa che ritiene sbagliato. Quando racconta l’episodio della distruzione dell’isola di Melo, e il discorso degli ateniesi che dicono che la giustizia conta solo quando i due contendenti sono di pari potenza, e che se non è così il più forte è quello che ha ragione, Tucidide non vuole affatto difendere la “realpolitik”, o dire che il mondo è fatto in questo modo e bisogna accettarlo così com’è. Tucidide mostra un evento estremo in cui tutta la popolazione dell’isola venne uccisa o venduta in schiavitù, e con un dialogo franco che spiega le sincere convinzioni degli ateniesi, lascia poi al lettore decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato, partendo dalla convinzione che se un uomo può essere convinto dalla tesi della supremazia della potenza militare sostenuta dagli ateniesi allora non basterà certo una predica dell’autore del libro a fargli cambiare idea, né deve servire trovare qualche leggenda che ricordi come gli dei puniscano i presuntuosi e coloro che mancano di pietà, perché un’ingiustizia è un’ingiustizia indipendentemente dal fatto che esista o meno una leggenda o un precedente a cui fare riferimento, così come è un’ingiustizia indipendentemente dal fatto che uno sia o non sia religioso, o a quale religione uno appartenga. Si devono ricercare le cause dei fatti, ma non ci sono cause per il giudizio morale, una cosa non è sbagliata perché la tradizione dice che lo è, o perché lo sostiene un indovino o un oracolo, è sbagliata perché è per tutti evidente che si tratta di un’ingiustizia.

Questo modo di pensare ha le sue radici nell’idea di verità dei primi filosofi greci: aletheia (la verità) significava letteralmente “ciò che è evidente”, cioè ciò che è così chiaro da non poter essere negato da nessuno. Se quindi una cosa è evidente non ha bisogno di inutili spiegazioni, chi non la capisce non la vuole capire, ha deciso dentro di sé che gli conviene fingere che non sia così per propri interessi o proprie paure, quindi è inutile cercare di insistere per convincere queste persone.
Tucidide non mostra solo le cause dalla guerra, mostra anche le conseguenze. Ed è ovvio che sia così, perché è per evitare quelle conseguenze che lui studia le cause. Quindi è un errore pensare che la sua storiografia sia basata sulla ricerca delle cause dei fatti storici: Tucidide al contrario parte da delle conseguenze tragiche e ingiuste, e si chiede quali sono state le cause di questi fatti in modo che si possa evitare che simili eventi si ripetano in futuro.

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3 Commenti

  1. Pubblicato il 22/01/2017 alle 12:40 | Permalink

    This inuctdores a pleasingly rational point of view.

  2. Pubblicato il 29/01/2017 alle 00:29 | Permalink

    This rabbit hole we are in is so deep, that libertarianism or American constitutionalism looks as almost as reactionary as all the other lights at the end of the tunnel; and would be an infinitely preferable government to the reactionary, if the people had the culture to deserve the responsibility.

  3. Pubblicato il 16/02/2017 alle 15:32 | Permalink

    é horrível esta nova opção,pq pra bloquear pessoas_agora ficar invisivel_ precisamos ficar antes online…além de ter complicado,cada vez que entramos,tem que refazer tudo.Pior ainda pra quem não quer juntar as redes..ou seja,melhor é desistir do serviço e não usar certo?vejo que a maioria das pessoas não curtiram estas novas opções..e qd não se tem escolha hj em dia..o caminho é não usar.

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