La nascita e il declino della nobiltà europea

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Qualcuno si potrà chiedere come sono nati i nobili nel medioevo, cioè cosa ha portato alla creazione di una classe privilegiata e specializzata nella guerra come non era mai esistita prima in Europa (altrove sì, in particolare in India con la casta degli kshatriya), né tornerà mai ad esistere dopo.
Con l’assenza di grandi stati centralizzati l’Europa medievale non poteva avere grandi eserciti come c’erano stato fino a quando era esistito l’impero romano. Intorno al VI secolo arrivò dall’Europa orientale una invenzione che cambiò completamente la storia e la società europea: la staffa. Gli avari erano una popolazione nomade proveniente dalle steppe dell’Asia centrale, e si erano stabiliti nella attuale Ungheria e nelle zone limitrofe, portando con loro l’uso della staffa, dato che erano, come tutti i nomadi di quella zona, grandi cavallerizzi. Le staffe sono degli anelli in cui i cavalieri possono infilare i piedi, potendo così rimanere in equilibrio sul cavallo anche quando questo è lanciato al galoppo. I romani avevano sempre poco considerato l’uso della cavalleria, e dopo la caduta dell’impero i cavalli vennero usati solo per il trasporto dei soldati, che prima della battaglia smontavano da cavallo e combattevano a piedi. Questo era dovuto al fatto che costruire una cavalleria non era una cosa semplice: intanto bisognava avere un certo numero di cavalli, poi bisognava addestrare animali e uomini al combattimento. Se fossero esistiti degli stati veri, con un esercito, delle risorse, e degli esperti di tattica militare sarebbe stato possibile usare i cavalli in battaglia, ma nel medioevo mancava totalmente l’organizzazione per farlo.

La staffa cambiò completamente il modo di fare la guerra, perché segnò la nascita del cavaliere, un soldato potentissimo che sul cavallo poteva gettarsi al galoppo contro gli avversari e trafiggerli con una pesante lancia, uccidendoli normalmente sul colpo se riusciva a prenderli. L’impeto di un cavallo in corsa unito alle pesanti lance era tale che i cavalieri divennero i carri armati del medioevo, contro cui i fanti potevano fare ben poco. Questo cambiò completamente anche la società: visto che un vero stato non c’era i cavalieri dovevano possedere il cavallo che montavano, perché non c’era uno stato che potesse darglielo, e allo stesso modo dovevano avere armi e armatura. Chi era abbastanza ricco da potersi permettere di mantenere un cavallo (costo oneroso e improbo per quasi tutti nel medioevo) ed armarsi era un cavaliere, cioè la parte più importante e prestigiosa degli eserciti medievali. Grazie all’importanza militare dei cavalieri si creò una vera e propria classe sociale di esperti nell’arte militare; essi avevano molti privilegi e ricevevano dai re o dai loro feudatari dei feudi, in modo da poter avere delle rendite che li rendessero in grado di mantenere il cavallo e le armi in piena efficienza, di mangiare a sazietà e mantenere un numero di soldati congruo alla sua ricchezza che lo avrebbero seguito in guerra. La potenza dei cavalieri giustificava allora i loro privilegi, inoltre andando in guerra essi rischiavano la vita quindi non è che la loro esistenza fosse così comoda e desiderabile come oggi possiamo pensare, specie nell’alto medioevo, quando la differenza tra le condizioni di vita di un nobile e quelle di una persona comune non era molta.

Col passare del tempo i nobili ottennero sempre più privilegi e potere, e con il miglioramento della tecnologia, l’aumento demografico e il maggior benessere dell’Europa dopo l’anno mille la vita dei nobili divenne decisamente più comoda verso la fine del medioevo. Ciò che cambiò ineluttabilmente la situazione fu l’invenzione delle armi da fuoco, al cui confronto la cavalleria era diventata poca cosa. I re preferirono allora farsi pagare dai loro feudatari in denaro (lo scutagio) per poter poi comprare il servizio di soldati più efficaci sul campo di battaglia e molto meno costosi dei cavalieri. Naturalmente la classe nobiliare non scomparì dall’oggi al domani, anzi sopravvisse per secoli a questa innovazione tecnologica, ma ebbe un costante declino dovuto al fatto che sia i re che il popolo si rendevano sempre più conto che erano diventati una classe inutile, che aveva mantenuto grandi privilegi senza offrire più quel contributo fondamentale alla società per cui erano stati ricompensati inizialmente. Inoltre i nobili rientravano nella divisione della società in tre ordini come teorizzato da Adalberone di Laon, ma con il progredire della tecnologia e dell’economia nel corso del medioevo si formarono sempre più mestieri diversi che non rientravano nei tre ordini canonici (i nobili, il clero, e i contadini), con l’emergere della borghesia: gli artigiani, i piccoli e grandi mercanti, i banchieri e gli usurai ebrei, erano figure sempre più numerose man mano che le città si ripopolavano e l’economia diveniva sempre più monetaria e meno basata sul baratto. Così non solo la posizione dei nobili ma tutto il sistema gerarchico in cui era inserito il loro potere cessò di esistere.

La storia della nobiltà europea è un grande insegnamento, ed è fondamentale per la comprensione del periodo contemporaneo. Anche i politici, i partiti e i banchieri hanno guadagnato una posizione privilegiata perché un tempo la loro esistenza aveva un senso e un valore, mentre oggi sono solo dei parassiti che continuano ad esistere solo perché la gente è abituata alla loro esistenza. Anche se hanno inventato il termine “casta” non si tratta di una casta chiusa, ma di una vera e propria classe sociale privilegiata dentro cui può entrare chiunque abbia i giusti agganci, non sono richieste né doti particolari né di essere nato in una determinata famiglia. Come nel caso dei nobili una classe sociale privilegiata e parassita è destinata ad essere distrutta dalla storia nel momento in cui il suo parassitismo appare evidente e la situazione economica precipita. Chi è stato per decenni al potere senza doversi mai preoccupare del popolo, difficilmente capisce questi pericoli, non è abituato ad ascoltare l’umore della gente, né si preoccupa di conoscere la storia dal momento che parte dal presupposto che mai nulla cambierà realmente, e che il mondo, come diceva Manzoni, si divide in chi fa il torto e chi lo subisce, e loro sono dalla parte giusta (cioè di chi il torto non lo subisce).

Una simile società non è riformabile se prima non gli si taglia la testa, eliminandone i capi e i privilegiati che l’hanno ciecamente guidata finora, perché essi ostacoleranno sempre qualunque vera riforma. Questo è vero soprattutto in paesi come gli Stati Uniti e l’Italia, in cui ci sono anche potenti organizzazioni ricchissime e con molteplici agganci nel mondo dell’industria, nei servizi segreti e nella politica: dalla cia alla mafia, dalle industrie di armi alla Chiesa. Queste organizzazioni hanno sempre sostenuto l’ordine costituito, corrompendolo e limitandolo, facendo i parassiti di un sistema già di per sé parassitario, per questo una vera democrazia e un vero rinnovamento in questi paesi è ancora più difficile perché se vuoi cambiare le cose non ti trovi solo di fronte la vecchia e sempre più vituperata classe di privilegiati, ma anche organizzazioni come la cia che hanno a disposizione un budget di 80 miliardi di dollari all’anno, e se pensano che tu possa portare un reale cambiamento possono assassinarti quando vogliono.

Tuttavia non importa quanti poteri forti e occulti ci siano, non si può mantenere una classe di parassiti al potere molto a lungo, e anche se non possiamo dire oggi con esattezza come le cose cambieranno possiamo stare certi che lo faranno, e presto. La reggia di Versailles con tutti i nobili di più alto rango consumava alla fine solo l’1% del pil della Francia di allora, oggi la corruzione e il potere delle banche costano enormemente di più agli stati moderni, si tratta solo di rendersene conto.

E di ritirare fuori la ghigliottina.

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