L’inno di Gariboldi

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Durante la guerra di Etiopia, quando i giornalisti che accompagnavano le truppe seppero che ad entrare ad Addis Abeba sarebbero stati i soldati del generale Italo Gariboldi pensarono di creare un inno apposta per l’evento, sulla falsariga dell’inno di Garibaldi. I gerarchi fascisti di ogni ordine e grado erano appena arrivati dall’Italia per fare presenza e potersi prendere medaglie regalate a guerra ormai vinta, da questo derivò l’inno di Gariboldi:

Si scopron le tombe, si levan i morti
I nostri gerarchi sono tutti risorti.
Finché noi pugnammo fiorivan negli orti
ma or che la pugna diventa pugnetta
i nostri gerarchi accorrono in fretta.
Se spira il più lieve sospiro di vento
domandano, ed hanno, medaglia d’argento:
e Pinco Pallino, di tutti il più gonzo
rimedia lo stesso medaglia di bronzo.
Vien fuori medaglia, vien fuori che è l’ora
vien fuori medaglia, medaglia al valor.

Purtroppo cercando su Google non sono riuscito a trovare questo testo né una piccola citazione della sua esistenza, così rimedio io pubblicandolo per primo. L’inno è preso dal libro di Paolo Monelli “Roma 1943”, che fu pubblicato dopo la guerra e non è poi stato ristampato, ed è oggi molto raro (su Amazon ne ho trovati due usati in vendita attualmente). È curioso e purtroppo non casuale come i libri dei giornalisti veri che parlano di storia in Italia non abbiano mai grande eco, e raramente vengono ristampati, mentre le librerie e i negozi on line sono sommersi di milioni di copie dei libri di Bruno Vespa…

Il Pinco Pallino che compare nel testo non c’era nell’inno originale, è stato Paolo Monelli a modificare il vero nome del gerarca che era citato nella canzone perché “Pinco Pallino l’ho messo in nome di un federale che non si nomina, perché non era più fesso di tanti suoi colleghi; e alla parola gonzo era preferita un’altra più vivace, come il lettore capisce”.

Se siete curiosi di leggere qualcosa di Paolo Monelli potete cercare qualche suo libro su Amazon seguendo questo link.

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Un Commento

  1. Pier Luigi Ferrari
    Pubblicato il 26/07/2013 alle 23:27 | Permalink

    Di questa canzone si parla anche nel diario 1935-1944 di Giuseppe Bottai. Secondo alcuni Bottai potrebbe addirittura essere l’autore della canzone.
    Pinco Pallino era il federale di Napoli, Fabio Milone.

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