L’inquinamento ambientale e il declino del potere degli stati

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C’è una visione molto distorta di quelle che sono le questioni di sicurezza mondiale. Per settimane la diplomazia, l’ONU e i telegiornali non hanno fatto altro che ripetere quanto fossero pericolose le armi chimiche in mano ad Assad e come centinaia o migliaia di persone e di bambini uccisi siano un crimine imperdonabile contro l’umanità. Eppure sono due anni che i reattori nucleari di Fukushima sono vicini ad essere fuori controllo, e che i giapponesi scaricano chissà quanta acqua radioattiva nell’oceano, ma l’inquinamento ambientale non è una questione di sicurezza mondiale, anche se tutto il mare sta venendo inquinato e in futuro milioni di persone si ammaleranno e moriranno di cancro per questo, oltre a chissà quanti pesci e all’equilibrio di tutto il sistema marino.

Nel caso della Siria Obama chiede di bombardare il paese ed uccidere qualche decina o qualche centinaia di migliaia di persone per punire Assad della colpa di averne uccise un migliaio coi gas. Ma nessuno pensa di puntare una pistola alla testa a quelli della Tepco, che controllano ancora la centrale di Fukushima, per assicurarsi che non stiano nascondendo nulla, o semplicemente per punirli dell’incuria con cui hanno gestito gli impianti e delle tangenti con cui hanno convinto i politici a chiudere gli occhi. Nessuno minaccia neanche il governo giapponese, che è stato complice di questa situazione permettendo a centrali degli anni ’60 di continuare a funzionare senza veri controlli in un territorio altamente sismico, dichiarando dopo ogni terremoto che non c’erano state fughe radioattive dalle centrali nucleari, per poi essere sempre smentiti uno o due mesi dopo quando qualcuno trovava tracce di radioattività.

Il problema di Fukushima riguarda realmente il mondo, e il resto del mondo potrebbe aiutare fornendo esperti, creando idee alternative per risolverlo, o monitorare la situazione in maniera oggettiva e imparziale. Invece tutto è stato lasciato in mano alla Tepco, solo per il rispetto dell’economia di mercato e della proprietà privata. Una cosa simile è successa con la piattaforma petrolifera della British Petroleum nel golfo del Messico, dovevano essere loro a riparare i danni e fornire le stime di quando petrolio era stato versato in mare, salvo poi eventuali analisi diverse da parte di organismi indipendenti. Ma ovviamente senza monitorare questi disastri non si può sapere quanti danni hanno provocato, chi può dire oggi quanta acqua radioattiva sia stata riversata nel Pacifico? Solo la Tepco, chiunque altro potrebbe solo cercare di stabilirlo in maniera indiretta tramite analisi dell’acqua e della moria dei pesci, e della loro radioattività. E una volta che si scopre che queste società hanno mentito è già troppo tardi, perché sono passati anni, e comunque non le si punisce in nessun mod

Più in generale sono le grandi corporation private il maggiore pericolo per il mondo. Sempre più fuori dal controllo degli stati, e assolutamente immuni a qualunque controllo internazionale, in un periodo di declino del potere dello stato sono sempre di più loro a dettare legge, e si può vedere da come non debbano pagare il prezzo di simili errori. Un altro esempio in Italia è l’Ilva, che grazie alla complicità del governo, della regione, del sindaco e in generale di tutta la politica, ha potuto continuare ad inquinare per anni e anni, e anche adesso quasi certamente troveranno il modo di salvarla dalla magistratura.

La combinazione tra democrazia corrotta e decadente e capitalismo porta dritta ai disastri ambientali, nucleari, e all’inquinamento di intere zone nel silenzio più assoluto. Il caso di Fukushima è stato un incidente dovuto a un impianto vecchio e con scarsa manutenzione, ma certo con la complicità di un terremoto e uno tsunami di proporzioni terrificanti, quindi almeno in parte è scusabile. L’Italia invece offre degli esempi molto più sconfortanti a Taranto e in Campania coi rifiuti, perché i tarantini hanno sempre visto le polveri dell’Ilva ricoprire le loro case, e i napoletani e i campani sanno che la criminalità organizzata continua ad avvelenare il loro territorio. Si tratta quindi di crimini che vengono commessi alla luce del sole o quasi, e che derivano dall’incapacità dei cittadini di unirsi per protestare in maniera efficace, e dalla complicità dello stato che non fa assolutamente nulla, come dimostra il fatto che la polizia abbia i nomi delle aziende del nord che scaricano i rifiuti nella terra dei fuochi.

Infine ci sono gli stati deboli e poveri, oltre che corrotti. L’Africa è diventata negli ultimi anni la discarica del mondo ricco e tecnologicamente avanzato, in alcuni casi facendo proprio accordo direttamente con degli stati per prendersi rifiuti nucleari o tossici in cambio di armi o riduzione del debito. Ma anche le aziende private hanno fatto vari accordi coi paesi africani con la scusa della “informatizzazione dell’Africa”, che in teoria dovrebbe servire per fornire agli africani materiale vecchio ma usabile come computer, monitor ed elettrodomestici, in realtà è solo un modo per disfarsi di spazzatura informatica inutilizzabile facendosela pure pagare dai governi corrotti africani. Nelle immense discariche che si formano adulti e bambini girano alla ricerca di qualche pezzo utile, sfasciando e disassemblando tutto per trovare un po’ di metallo prezioso che possa essere rivenduto; i cavi elettrici vengono presi e bruciati, per togliere la copertura di gomma e scoprire il rame, creando nuvole di fumo tossico che avvelenano i ragazzi che fanno questo lavoro e l’ambiente in generale.

Insomma lo strapotere delle corporation unito con la sempre maggiore debolezza degli stati e la totale assenza di un vero governo mondiale che si occupi delle questione realmente rilevanti, fa sì che possano essere commessi i più gravi crimini contro l’ambiente e contro gli uomini nella più totale indifferenza. Si santificano per ragioni politiche un paio di centinaia di morti siriani che non si sa se e da chi siano stati uccisi, allo stesso modo in cui si sono santificate le tremila vittime delle torri gemelle, e per queste ragioni si giustificano miliardi di dollari e di euro di spese militari e guerre che causano centinaia di migliaia di morti. Intanto milioni di persone ogni anno muoiono per via dell’avvelenamento dell’aria, dell’acqua e del cibo, le calotte polari continuano a sciogliersi, e decine di milioni di persone vivono in immense discariche tossiche sopravvivendo coi rifiuti del mondo ricco, che intanto avvelenano il loro paese e loro stessi.

Ma per questi crimini nessuno spende un soldo, nessuno vuole combattere guerre, nessuno viene punito.

Libri sull’inquinamento ambientale

  • Fukushima and the Privatization of Risk

    Libro in inglese che descrive nel dettaglio le conseguenze ambientali dell’inquinamento da radiazioni in giappone e in nord America.

  • Fukushima. La vera storia della catastrofe nucleare che ha sconvolto il mondo

    L’incidente di Fukushima ha rilasciato una tale radioattività da essere classificato di livello 7, il massimo di gravità per gli incidenti nucleari, raggiunto solo da Chernobyl. Messa a tacere la paura dei primi istanti, pochi o nessuno si sono avventurati nella difficile impresa di un bilancio. Il giornalista Alessandro Farruggia ha continuato a scavare e indagare. Questo è un completo resoconto non solo, e non tanto, della dinamica dell’incidente, ma delle conseguenze a tutti i livelli che hanno cambiato per sempre il mondo. Il racconto si fa strada tra i segreti della Tepco (l’altra faccia del nucleare giapponese), mette a nudo la realtà dietro la rispettabilità di facciata (gli errori progettuali, una manutenzione mancata o mal eseguita, le prescrizioni non rispettate dell’agenzia per la sicurezza nucleare), ricostruisce l’incidente e la gestione dell’emergenza, con gli errori, che hanno aggravato il bilancio. Infine, il mondo dopo Fukushima: le profonde conseguenze sul pianeta e sulla rinascita del nucleare, l’influenza sulle scelte energetiche. Perché il disastro ha cambiato e sta condizionando le politiche energetiche mondiali.

  • Ilva. Comizi d’acciaio

    L’ILVA di Taranto, centro siderurgico per la produzione e la trasformazione dell’acciaio a ridosso del quartiere Tamburi, è al centro di un vasto dibattito pubblico per gli effetti delle sue emissioni sull’uomo e sull’ambiente. Questo libro, con il supporto di un apparato di infografica e collegamenti a contenuti multimediali disponibili in rete, è un tuffo in cinquant’anni di industria siderurgica che nasce da un lavoro giornalistico e di ricerca sul campo per documentare le esperienze di singole persone e di intere comunità che vivono e resistono all’ombra dell’acciaio.

  • Ilva connection. Inchiesta sulla ragnatela di corruzioni, omissioni, colpevoli negligenze, sui Riva e le istituzioni

    Lo stabilimento più grande d’Europa grava come un macigno sulla città dei due mari, la fa vivere e la fa morire. Si muore in fabbrica precipitando al suolo dopo un volo di quindici metri, oppure di tumore. Si muore a Tamburi dove il maestrale soffia diossina e altre polveri cancerogene. Taranto ha rimosso troppo a lungo i rischi connessi alla presenza dell’Ilva fino a quando la magistratura non ha ordinato arresti e sequestrato gli impianti. È venuto così a galla il “sistema Riva”, un impasto di paternalismo e autoritarismo, che ha corrotto l’ambiente e le coscienze di tanta parte della politica, delle istituzioni, della società, della Chiesa, del sindacato. Operai, sindacalisti, cittadini, ambientalisti, magistrati, amministratori, scienziati raccontano in questo reportage le loro paure: è ancora possibile la presenza dell’Ilva in una città di 200.000 abitanti? È giusto dover scegliere tra salute e lavoro? Campetti scava nel profondo attraverso i documenti e le testimonianze, inserendo il siderurgico di Taranto nel quadro complessivo delle attività del gruppo Riva, i padroni del ferro in Italia.

  • Ambientopoli. Ambiente svenduto: L’Italia dell’Inquinamento e del Dissesto idrogeologico

    Distinzione sui termini dietro cui si nascondono ideologie e fondamentalismi, bugie ed odio contro l’uomo. Antonio Giangrande, orgoglioso di essere diverso. “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”. Aforisma di Bertolt Brecht. Bene. Tante verità soggettive e tante omertà son tasselli che la mente corrompono. Io le cerco, le filtro e nei miei libri compongo il puzzle, svelando l’immagine che dimostra la verità oggettiva censurata da interessi economici ed ideologie vetuste e criminali. Rappresentare con verità storica, anche scomoda ai potenti di turno, la realtà contemporanea, rapportandola al passato e proiettandola al futuro. Per non reiterare vecchi errori. Perché la massa dimentica o non conosce. Denuncio i difetti e caldeggio i pregi italici. Perché non abbiamo orgoglio e dignità per migliorarci e perché non sappiamo apprezzare, tutelare e promuovere quello che abbiamo ereditato dai nostri avi. Insomma, siamo bravi a farci del male e qualcuno deve pur essere diverso! Ha mai pensato, per un momento, che c’è qualcuno che da anni lavora indefessamente per farle sapere quello che non sa? E questo al di là della sua convinzione di sapere già tutto dalle sue fonti? Provi a leggere un e-book o un book di Antonio Giangrande. Scoprirà, cosa succede veramente nella sua regione o in riferimento alla sua professione. Cose che nessuno le dirà mai. Non troverà le cose ovvie contro la Mafia o Berlusconi o i complotti della domenica. Cose che servono solo a bacare la mente. Troverà quello che tutti sanno, o che provano sulla loro pelle, ma che nessuno ha il coraggio di raccontare. Può anche non leggere questi libri, frutto di anni di ricerca, ma nell’ignoranza imperante che impedisce l’evoluzione non potrà dire che la colpa è degli altri e che gli altri son tutti uguali.

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Un Commento

  1. Pubblicato il 01/02/2015 alle 09:46 | Permalink

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