Meglio era combattere per Franco, che per la Nato oggi

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La prima guerra mondiale aveva portato nella storia l’orrore delle armi moderne come le mitragliatrici e l’artiglieria usate su larga scala. Quell’esperienza aveva lasciato sbigottiti gli uomini di quell’epoca, che venivano da un secolo di pace quasi totale in Europa, caratterizzato anche dai continui miglioramenti tecnici e scientifici che avevano rivoluzionato il mondo e illuso molti che il progresso e il miglioramento delle condizioni di vita potesse proseguire senza fine.

Vent’anni dopo il mondo scopre un’altra peculiarità del ventesimo secolo con la guerra civile spagnola: l’assurdità degli scontri ideologici. Prima di allora, anche durante la grande guerra, gli eserciti si erano scontrati in nome di rivendicazioni territoriali, nazionalismo, imperialismo, o per l’ambizione di un uomo come Napoleone o di un ideale come la rivoluzione francese, ma mai per un’ideologia (che, secondo la definizione di Wikipedia, è “il complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale.”).

La guerra civile scoppiò in Spagna per ragioni interne derivanti dalla poca risolutezza del nuovo governo socialista, che non voleva cedere all’ala più intransigente e confiscare in grandi quantità le terre dei latifondisti e della Chiesa ma neppure poteva ottenere da questi ultimi un appoggio che andava chiaramente contro i loro interessi. Così i comunisti spagnoli, che erano per la stragrande maggioranza anarchici, fecero una loro rivoluzione occupando le terre e uccidendo preti, frati e suore. Queste azioni e l’incapacità del governo di riportare la calma diedero l’opportunità alla destra di organizzare un colpo di stato con l’appoggio di parte dell’esercito, che trovò il suo capo nel generale Franco.

Questi eventi non hanno nulla di particolare, quello che mostra la differenza rispetto al passato è la reazione del resto del mondo allo scoppio della guerra civile spagnola: da tutta Europa e dall’America piovono volontari per andare a combattere in Spagna, chi in nome del comunismo o dell’antifascismo e chi in nome della religione e dell’anticomunismo. Ci furono quarantamila volontari che andarono a combattere in difesa della repubblica (anche se alcune migliaia di questi erano russi mandati da Stalin, che non potevano essere definiti “volontari”), e un migliaio si unirono a Franco. Ci furono anche diversi intellettuali che andarono a combattere a fianco della repubblica, il più famoso dei quali fu Hemingway, che dedicò alla sua esperienza il suo libro più famoso “Per chi suona la campana” (cliccate il link per trovare il libro o il dvd del film su Amazon).

È vero che le varie lotte per l’indipendenza in Italia e in Grecia nel secolo precedente avevano portato diversi volontari (il poeta inglese Byron morì in Grecia) ma quelle erano delle cause di libertà che smuovevano gli animi degli intellettuali romantici del tempo o di quelli che ancora lottavano per un ideale di giustizia universale come Amilcare Cipriani. A prova di questo si può notare che non ci furono volontari che andarono a combattere nell’impero ottomano contro i greci, o nell’esercito austriaco contro gli italiani, nell’ottocento la giustizia stava chiaramente da una parte sola, e chi aveva voglia di combattere per essa non aveva bisogno di decidere da che parte stare (a meno che non fosse, ad esempio, un suddito austriaco e fosse quindi diviso tra la giustizia e il dovere).
La particolarità della guerra civile spagnola fu che entrambi gli eserciti videro affluire volontari stranieri che combattevano in nome di una causa, e senza nemmeno conoscere i capi per cui stavano rischiando la vita (cioè il governo spagnolo legittimo e Franco).

Col senno di poi, visto come Franco si è dimostrato essere un dittatore abbastanza crudele, è facile vedere nelle brigate internazionali che combattevano contro di lui i “buoni” e negli altri i “cattivi”. In realtà se Franco avesse perso, la Spagna non sarebbe stata libera, ma sarebbe caduta nelle mani di Stalin con una dittatura comunista che sarebbe stata più sanguinosa e lunga di quella franchista, quindi alla fine è stato meglio per gli spagnoli che sia andata così.
Mentre è facile spiegare perché tanti andarono a combattere nelle brigate internazionali (c’erano italiani antifascisti in esilio che combattendo Franco combattevano indirettamente Mussolini, altri antifascisti del resto d’Europa, comunisti e anarchici che speravano in una rivoluzione in Spagna, o che semplicemente volevano difendere il governo legittimo dall’emergere di un altro dittatore) per chi vive oggi è molto più difficile capire perché un migliaio di persone andarono volontariamente a combattere per Franco.

Qualcuno certamente lo avrà fatto per spirito di avventura, e scegliendo lo schieramento che pagava meglio, ma tanti lo fecero per loro convinzioni. In particolare due dei più grandi eroi italiani si arruolarono coi franchisti: Giorgio Perlasca e Amedeo Guillet. Perlasca quando gli chiesero perché lo avesse fatto rispose semplicemente “mi avevano detto che stavano massacrando i preti e attaccando le chiese e mi è sembrato giusto intervenire”. Guillet disse cose molto simili aggiungendo che voleva evitare che ci fosse una Spagna comunista perché non sarebbe stato un bene per l’Italia. Entrambi furono premiati da Franco alla fine della guerra, e la cosa curiosa è che Perlasca ricevette un documento che diceva che, per i servigi resi alla Spagna, se si fosse trovato in difficoltà avrebbe dovuto essere aiutato da qualsiasi ambasciata spagnola. Anni dopo, quando Perlasca si ritrovò a Budapest durante l’occupazione nazista e il governo delle croci frecciate, si ricordò del documento che aveva ancora con sé e si rifugiò nell’ambasciata spagnola, da cui l’ambasciatore era già fuggito. Decise poi di fingersi l’ambasciatore e usare l’edificio (che godeva della extraterritorialità e della neutralità spagnola) per nascondere gli ebrei ungheresi, riuscendo anche ad evitare che i tedeschi uccidessero in massa gli ebrei facendo saltare in aria il ghetto.

Fu così che Franco, che ben poco di buono ha fatto nella sua vita, indirettamente salvò cinquemila ebrei, a dimostrazione di come sia sempre difficile giudicare dove stia il bene o il male e non esista il male assoluto.
Uno dei segni della ulteriore decadenza dei tempi moderni è che oggi non ci sono più i volontari come allora: in Iraq, in Afghanistan e in Libia sono andati solo militari professionisti, membri dei servizi segreti, e mercenari privati che vanno in giro per il mondo offrendosi al miglior offerente. Non c’è più nessuno che combatta per un ideale, magari anche sbagliato o frutto di cattive informazioni o semplificazioni, lo fanno tutti per lavoro e per soldi, a parte pochi che possono essere sinceramente convinti dalla propaganda della esportazione della democrazia e delle missioni di pace.

Siamo tornati all’800: la giustizia è solo da una parte.
E non è la parte della Nato.

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