Le mitragliatrici e l’inizio dei massacri moderni

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It occurred to me that if I could invent a machine – a gun – which could by its rapidity of fire, enable one man to do as much battle duty as a hundred, that it would, to a large extent supersede the necessity of large armies, and consequently, exposure to battle and disease [would] be greatly diminished.
(Richard Gatling)

Whatever happens, we have got
The Maxim gun, and they have not.
(Hilaire Belloc)

Le armi sono un elemento fondamentale della storia, che anche chi non ama la guerra non può ignorare. La storia è stata segnata dalle armi e dal sangue che hanno fatto scorrere, e dai popoli che hanno saputo avvantaggiarsene e sopraffarne altri. Anche se le persone comuni non se ne rendono conto, questo fragile mondo in cui viviamo è puntellato dai bombardieri e dai carri armati, 3 miliardi di persone sono sfruttate e chiedono vendetta e le armi moderne sono ciò che impedisce ai più poveri di invadere i paesi ricchi. L’Africa è continuamente inondata di armi, ormai ci sono più kalashnikov che persone, e fintanto che gli africani sono impegnati ad uccidersi fra di loro ed i loro governi sono instabili e facilmente rovesciabili gli occidentali non hanno nulla da temere.

Questo è uno dei tanti paradossi del mondo moderno. In passato chi aveva il potere cercava di evitare che i servi e gli schiavi avessero accesso ad armi vere e proprie, oltre a forconi e bastoni. Hideyoshi in Giappone fece il katanagiri, ritirando tutte le spade e le altre armi ai contadini e vietando loro di possederne, per poter più facilmente controllarne le periodiche rivolte. Oggi invece no, gli schiavi vengono armati perché combattano tra di loro, perché continuino ad uccidersi e ad alimentare il loro odio e le loro divisioni reciproche, per poter così controllarli facilmente e poter anche commentare su quando siano barbari e incivili. L’Africa è piena di armi di ogni tipo, e non c’è una sola fabbrica d’armi in tutta l’Africa.

Questa storia parte da lontano e da un altro continente. Un medico era alla stazione, quando vide arrivare un convoglio che portava i feriti dal fronte. C’era la guerra civile, e i fucili di nuova generazione e l’artiglieria spesso richiedevano l’amputazione di braccia e gambe, anche perché la medicina allora era ancora molto indietro, non si sapeva cosa fossero le infezioni, non c’erano disinfettanti e antibiotici, c’era solo l’amputazione o la cancrena. Disgraziatamente non era un medico comune, che mosso a pietà si sarebbe messo semplicemente a cercare di curare più feriti possibili, era anche (e soprattutto) un genio della meccanica, aveva già inventato macchine per la semina del riso e del grano. Quando vide quei soldati pensò che avrebbe potuto inventare una macchina così potente in grado di avere la potenza di fuoco di cento uomini, in questo modo non sarebbero stati necessari eserciti giganteschi e ci sarebbero stati meno morti, e se uno dei due eserciti avesse avuto quest’arma e l’altro no quest’ultimo si sarebbe arreso subito capendo la futilità di resistere, mentre se ce l’avessero avuta tutte e due la prospettiva di una guerra sarebbe stata troppo terribile per essere presa in considerazione. Quel medico era Richard Gatling, l’inventore della mitragliatrice Gatling.

Se il ventesimo secolo è stato, come lo ha definito Hobsbawm, “l’età della catastrofe” e il secolo più violento della storia dell’umanità, quella invenzione ne è stato l’inizio. Gli storici e gli appassionati di armi se gli chiedete dei cambiamenti portati dalla mitragliatrice nella guerra saranno pronti a dirvi che ha rivoluzionato il modo di combattere, consentendo di avere con un solo uomo un intenso fuoco di copertura che poteva permettere di difendere una posizione da avversari molto più numerosi, o di far avanzare il resto della squadra sfruttando la copertura del fuoco continuo e abbondante. La Gatling e la Maxim furono inoltre molto importanti nelle ultime guerre coloniali del diciannovesimo secolo, quando un manipolo di 50 inglesi massacrarono cinquemila zulù con quattro mitragliatrici Maxim.

Ma l’ombra sinistra di queste armi è più lunga e più nera di così. Quelle sono solo constatazioni di carattere tecnico che chiunque può fare facilmente, ma le statistiche e le tattiche di per sé dicono poco della storia. La mitragliatrice cambiò definitivamente il rapporto dell’uomo con la guerra e con l’assassinio, è stata il passo decisivo verso la totale disumanizzazione dell’essere umano. Prima, anche se le pistole e i fucili ti permettevano di colpire anche da grande distanza, se non altro dovevi caricare l’arma e prendere la mira, guardare il bersaglio e sparare. Con la mitragliatrice no, più la loro efficienza aumentava e le munizioni diventavano largamente disponibili, e più la tattica fondamentale consisteva nello sparare costantemente alla cieca in direzione del nemico, per costringerlo a tenere abbassata la testa e magari con un po’ di fortuna colpirlo anche. Così si spezzava definitivamente l’ultimo tabu della guerra: che per uccidere dovevi avere il coraggio di vedere davanti a te il nemico morire, e che per combattere dovevi necessariamente esporti per sparare e rischiare di essere ucciso. Il mitragliere se tutto gli va bene non fa nulla di tutto questo, non vede il nemico o lo vede confusamente, sparacchia e basta sperando di prenderlo, e non deve temere nessuno che possa ricaricare l’arma più velocemente di lui o sorprenderlo senza munizioni. La mitragliatrice può rendere definitivamente i soldati degli automi, che uccidono facilmente senza bisogno di grandi allenamenti (bastano due o tre settimane per imparare a sparare), e non colpiscono più delle persone ma dei bersagli come nel tiro al piattello.

Anche il rapporto coi civili cambierà poi tragicamente. La mitragliatrice consente anche di fare facilmente stermini di massa, è possibile radunare qualche decina di persone e ucciderle in pochi secondi senza guardarle in faccia. Gli americani diventeranno maestri nel massacrare i contadini vietnamiti dall’alto sugli elicotteri Apache mitragliandoli mentre corrono nelle risaie, e continueranno a ripetere le stesse scene fino ad oggi in Iraq e in Afghanistan. Quando piovono migliaia di proiettili al minuto chiunque può essere colpito, in teoria gli Apachi dovrebbero servire al trasporto di compagnie in settori avanzati del fronte, o al pattugliamento di certe aree e alla ricerca di nemici, in pratica il loro scopo principale è seminare in terrore e il caos nella popolazione civile, che deve essere sempre cosciente che da un momento all’altro potrebbe essere la sua ultima ora, e che loro sono assolutamente impotenti contro quegli attacchi e non possono fare altro che nascondersi e tremare.

Le mitragliatrici e gli elicotteri rendono tutto molto facile ai soldati. Se c’è una zona in cui si dice si nascondano dei nemici perché rischiare la vita e andare a controllare? Si sorvola la zona e si spara dove si crede siano i nemici, oppure se si è a terra alla prima avvisaglia di un possibile pericolo si apre il fuoco. Se uno avesse un normale fucile dovrebbe prima controllare a chi sta sparando perché se ci fosse realmente un nemico e il colpo andasse a vuoto il soldato rischierebbe di essere colpito, ma con la mitragliatrice non c’è bisogno di mirare, basta aprire il fuoco spazzando via chiunque sia davanti a te.

La cosa peggiore è quando, come succede nell’esercito americano in perenne carenza di uomini, le mitragliatrici vengono date a ragazzini esaltati dall’idea di poter compiere massacri solo premendo un grilletto. Siccome sono facili da usare le mitragliatrici vengono date a chi è giovane e senza esperienza, aumentando così di molto il rischio di morti facilmente evitabili. Per i ragazzini che prima di entrare nell’esercito hanno giocato a videogiochi militari premere il grilletto di un mitra non è diverso dal premere un tasto della tastiera o del joypad, non a caso il dipartimento americano della difesa ha sponsorizzato la creazione del gioco “America’s army” e lo ha distribuito gratuitamente per attirare i ragazzini.

L’esempio più chiaro di queste “tattiche” è dato dal video reso pubblico da Wikileaks dell’attacco di un Apache a un presunto nemico per le strade di una città irachena. I militari si sono giustificati dicendo che l’uomo era armato ma il video era tagliato in maniera che non si capisse e sembrasse che i soldati avessero attaccato dei civili inermi. La scusa sarà credibile quando in America si vedrà qualche Apache sparare su qualche trafficante di droga o di armi armato fino ai denti uccidendo e ferendo altre cinque o sei persone. In America queste tattiche non vengono usate perché i civili americani valgono e devono essere protetti, in Iraq invece sono i soldati americani che valgono, i civili sono solo lì a distrarre, e se si trovano nel posto sbagliato nel momento sbagliato è colpa loro. Se un soldato ha la possibilità di essere sicuro di sopravvivere colpendo da lontano con un mitra a tradimento perché dovrebbe rischiare di avvicinarsi e usare dei più convenzionali metodi da polizia?

Sia Gatling che Maxim alla fine della loro vita si pentirono delle loro invenzioni, dopo che videro che non solo non lo avevano diminuito, ma avevano enormemente aumentato i massacri possibili durante una guerra. Le trincee della fine della guerra civile preannunciavano quelle della prima guerra mondiale, la “guerra per porre fine a tutte le guerre”, ed essa fu la pietra tombale di questi due sfortunati inventori e della loro idea di rendere la guerra troppo terribile per essere combattuta. Madre Teresa diceva “sono state versate più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle non esaudite”.

p.s. Ci sono degli appassionati di questo genere di armi. Sinceramente mi riesce più facile comprendere il dentista che si appassiona a un dente cariato e annerito.
 E non ho mai capito i dentisti.

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