Thomas Sankara e la lotta al neocolonialismo

WP Greet Box icon
Ciao! Se sei nuovo qui e ti interessa la storia sottoscrivi il feed RSS del blog per avere aggiornamenti costanti, oppure clicca sul "mi piace" di Facebook a destra.
Condividi questo articolo!

Thomas Sankara è stato uno dei più grandi leader africani (assieme a Mandela, Nasser e Gheddafi), nonostante non fosse a capo di uno stato ricco con petrolio o diamanti come la Libia e il Sudafrica, ma solo del piccolo, povero e desertico Burkina Faso. Sankara però dimostrò coi fatti come (come diceva don Milani) la grandezza della vita di un uomo non è proporzionale alla grandezza del luogo in cui vive.

La colonizzazione europea da parte soprattutto dei francesi nell’Africa centrale è rimasta viva e presente purtroppo ancora più a lungo che non nel nordafrica e nelle altre parti soggette alla dominazione inglese, ne è un esempio il recente intervento dell’esercito francese in Costa d’Avorio (qui potete trovare un’analisi dei rapporti tra i due paesi), per cui era la Francia che avrebbe meritato di essere bombardata e Sarkozy catturato e impiccato.

Sankara fu il protagonista di una rivoluzione culturale e politica, e il suo carisma gli consentì di guadagnare grande popolarità ed influenza anche sugli altri paesi africani, sia sui politici non asserviti agli interessi dei paesi colonialisti sia sul popolo. Sankara era un sostenitore dell’indipendenza dell’Africa dai suoi vecchi padroni, indipendenza sotto tutti i punti di vista: economica, politica e culturale. Dal punto di vista economico l’opera di Sankara s’incentrava sulla cancellazione del debito dei paesi poveri, anticipando di diversi anni le critiche e le proteste su queste sistema che ha sostituito alla colonizzazione tradizionale una diversa, che non necessita la presenza di truppe sul territorio e di stanziamenti per costruire strade e città e per mantenere l’amministrazione coloniale. I paesi poveri come il Burkina Faso non avevano (e non hanno) nessuna possibilità di ripagare i debiti non potendo investire i pochi soldi che hanno nell’ammodernamento del paese, nella costruzione di infrastrutture e di industrie, nel miglioramento della produzione agricola e delle condizioni di vita della popolazione. Altro punto economico era l’indipendenza alimentare, o quantomeno la riduzione al minimo indispensabile delle importazioni dall’estero, attraverso il miglioramento dell’agricoltura, la lotta alla desertificazione, e l’eliminazione delle importazioni inutili e costose (come le mele e il riso dall’Europa) che potevano essere sostituiti con prodotti locali. Oltre alla produzione agricola Sankara promosse la produzione e il consumo industriale degli africani per gli africani, simboleggiato dalla produzione di cotone e tessitura degli abiti fatta totalmente in Burkina Faso, che aveva il doppio scopo di migliorare l’economia del paese ed aumentare l’autostima della popolazione, che poteva sentirsi più indipendente e con una propria cultura vestendo gli abiti tradizionali burkinabé invece che quelli importati dai paesi ricchi.
L’indipendenza politica formale era stata realizzata con la creazione degli stati africani indipendenti a partire dagli anni ’50, Sankara cercava di andare oltre e rendere gli africani abbastanza uniti da essere anche realmente, e non solo formalmente liberi. Fu un grande sostenitore del panafricanismo, cioè della progressiva unione degli stati dell’Africa se non verso uno stato unico almeno verso una convergenza di interessi che li porti a combattere contro i soprusi, le ingiustizie e gli errori commessi dalle nazioni più ricche e potenti. Anche il problema del debito sosteneva che dovesse essere affrontato da tutti gli stati africani messi insieme, perché solo rifiutando insieme di pagarli avrebbero potuto ottenere successo ed essere ascoltati, e il Burkina Faso era troppo piccolo e debole per combattere da solo contro la Francia e gli altri grandi stati.
L’indipendenza culturale doveva derivare soprattutto dall’abbandono dell’atteggiamento e dell’abitudine a mendicare. Già allora Sankara accusava gli aiuti umanitari come uno strumento di controllo politico da parte delle ex madrepatrie e degli altri stati ricchi, che fornivano gratuitamente cibo invece di aiutare a scavare pozzi, costruire strade, creare e migliorare campi coltivati e fornire macchine agricole e tecnici esperti. In questo modo i paesi africani rimanevano sempre dipendenti e poveri, e la loro economia non poteva svilupparsi sia perché non avevano soldi sia perché la loro povera industria ed agricoltura non poteva fiorire con la concorrenza di tonnellate di aiuti umanitari gratuiti a fargli concorrenza. Ma Sankara non si fermava semplicemente questo aspetto, criticava l’atteggiamento psicologico che derivava da una simile situazione: gli africani abituati per secoli ad essere trattati come inferiori o come schiavi sono poi passati ad essere trattati come bambini bisognosi di aiuto; questo modo di vedere le cose ha progressivamente aumentato il senso di inferiorità degli africani, le cui ultime generazioni sono pervase dalla pigrizia (cosa che curiosamente apparteneva ai cliché dell’età coloniale, in cui si diceva che il negro era per natura cattivo e indolente, quindi bisognava sorvegliarlo e frustarlo per farlo lavorare). Questo veniva raccontato anche da Ryszard Kapuściński, il più famoso giornalista che ha scritto dell’Africa e dei suoi problemi, in uno dei suoi libri (Ebano, che potete trovare qui) descriveva gli uomini che ciondolavano all’ombra in attesa della nave col cibo, senza nessun lavoro e prospettiva per il futuro. Sankara si scagliava contro questa impostazione mentale che era alla base del neocolonialismo, perché se era sbagliato l’atteggiamento degli stranieri (a volte volutamente, altre volte non capendo di stare sbagliando) era ancora più sbagliata quella degli africani, che erano i diretti interessati e non facevano niente per cambiare le cose.

Sankara fu ucciso poco dopo il suo discorso sul debito dei paesi africani. Come aveva predetto nello stesso discorso, se il Burkina Faso fosse stato l’unico a rifiutarsi di pagare i debiti lui sarebbe morto dopo poco tempo, e così è stato. Furono i servizi segreti francesi a farlo uccidere, e la sua rivoluzione si fermò così, gli succedette il compagno e amico Blaise Compaoré, che non si sa se e quanto abbia avuto un ruolo nella detronizzazione di Sankara.

Il modello e la fine di Sankara può essere confrontato con quelli di Gheddafi per capire come, dopo 25 anni, sia cambiata l’Africa e il suo ruolo geopolitico. Certo si trattava di due paesi e due uomini molto diversi: la Libia era ricca e poteva permettersi di difendere il suo territorio con le armi, e di avere uno stato forte ed efficiente senza dover elemosinare nessun aiuto ai paesi più tecnologicamente avanzati, Gheddafi era un dittatore mentre Sankara, per quanto popolare e militare, era un presidente democratico (ma è anche vero che la Libia con le sue divisioni tribali non si presta alla democrazia, mentre il Burkina Faso non ha problemi di divisioni tribali o etniche). Entrambi però sono stati protagonisti del tentativo di dare l’indipendenza agli africani, Gheddafi ci provò cercando di creare uno stato federale simile agli Stati Uniti d’America, e usando i soldi della Libia per pagare i debiti degli altri paesi, e la moneta libica come base per l’economia del futuro stato. La Libia venne attaccata prima che potesse presentare questa proposta agli altri paesi africani, e dopo otto mesi di bombardamenti i presunti ribelli (in realtà mercenari stranieri assoldati dalla cia e traditori dell’esercito libico corrotti o convinti a mettersi dalla parte del più forte) la Libia di Gheddafi è finita.
Queste due storie sono molto significative perché dimostrano come 25 anni fa Sankara potesse essere tranquillamente ucciso dai francesi senza destare particolare scandalo, mentre non è stato possibile fare la stessa cosa con Gheddafi. Se è umiliante e preoccupante vedere come tanti occidentali si siano bevuti la storia dei crimini di Gheddafi e della rivoluzione per ottenere la democrazia, è però confortante vedere come questa volta americani e francesi abbiano dovuto ricorrere alla guerra, e come abbiano dovuto cercare di mascherarla utilizzando i media per dargli legittimità. In passato non ce ne sarebbe stato bisogno, o sarebbe almeno stato molto meno necessario, quindi è un segno di come sia sempre più difficile per i paesi più ricchi e forti militarmente usare la loro forza militare. Anche il fatto che Gheddafi abbia resistito 8 mesi è molto confortante, significa che il popolo ha continuato a sostenerlo, e buona parte dei soldati e dei mercenari che erano con lui hanno continuato a combattere per la libertà della Libia, nonostante il potenziale bellico della nato fosse tale da far capire che solo un miracolo poteva salvarli, perché i bombardieri avrebbero continuato a fare il loro lavoro fino a radere al suolo tutta la Libia se necessario. E un’altra cosa positiva è stata il rifiuto dei paesi africani di accettare la legittimità della condanna del tribunale internazionale contro Gheddafi per crimini contro l’umanità, criticando il fatto che ad essere condannati fossero sempre persone africane o comunque che non facevano parte dei paesi più ricchi e potenti, mentre le armi con cui si combatte in Africa sono tutte prodotte al di fuori del continente e i bombardieri della nato possono uccidere chi vogliono senza che nessun esponente del governo francese o americano debba temere di finire sotto processo.

Quindi lentamente le cose stanno cambiando, l’Africa nonostante le apparenze e i problemi sempre più gravi non è più quella di un tempo, e anche il resto del mondo è cambiato. Spero di poter vedere un’Africa unita e forte nel corso della mia vita, e credo ci siano discrete probabilità che ciò possa accadere.

Condividi questo articolo!
Questo inserimento è stato pubblicato in Colonialismo e il tag , , , . Metti un segnalibro su permalink. I trackback sono chiusi, ma puoi inviare un commento.

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà mai pubblicato o condiviso. I campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

Puoi usare questi tag e attributi HTML <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>