Videocracy e la tristezza dell’Italia berlusconiana

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Videocracy è un documentario svedese su Berlusconi del 2009, realizzato da Erik Gandini. Rappresenta un esempio di come l’Italia possa essere descritta dall’estero, e, sebbene non entri particolarmente nello specifico, dà un’idea generale del sistema televisivo e culturale italiano creato da Berlusconi, o per meglio dire, come dice il documentario stesso, che riflette il suo modo di pensare e di essere.

Non è un bel film, nel senso che è triste e patetico, come tristi e patetici sono i personaggi esaminati (Berlusconi, Lele Mora, Fabrizio Corona, e un anonimo ragazzo tra i tanti che vorrebbero sfondare nel mondo dello spettacolo). Tutti personaggi che inseguono il successo per il successo, i soldi per i soldi, la fama per la fama. Particolarmente esemplificativo di questa mentalità è un discorso di Berlusconi mostrato nel documentario:

“all’inizio di ogni progetto della mia vita mi hanno detto che ero troppo ambizioso. Ho costruito una città di 4000 abitanti, mi dicevano che era impossibile, fatta. Poi una città di 12000 abitanti, fatta. Poi una città di 18000, fatta. Poi che saremmo diventati il primo gruppo editoriale d’Italia con la Mondadori, fatta. Poi che avrei trasformato il Milan nella prima squadra del mondo, fatta. Poi che avrei creato un partito e saremmo andati al governo, e in tre mesi era fatta. D’altronde fatemi avere questo piccolo moto d’orgoglio: chi c’è in Italia che può paragonare la sua storia personale in quanto a successi al qui presente signor Berlusconi?”.

Berlusconi punta tutto sul successo, non parla mai di come è arrivato al successo, e nemmeno del perchè si è posto certi obiettivi, a parte fare soldi e avere successo. I suoi stessi elettori parlandone dicono che lo votano perchè è un uomo di successo, perchè ha fatto tante cose, perchè è un leader, ma nessuno parla delle sue idee o dei suoi ideali, oppure del suo programma. E quando parlano di qualcosa che ha fatto in passato l’unica che trovano nella politica è che ha abbassato le tasse, e anche in quel caso non giudicano se è stato un bene per lo stato né se lo ha fatto con cognizione di causa e per migliorare l’economia.

In realtà un politico non dimostra di essere capace per il solo fatto di aver fatto i soldi, un bravo imprenditore non ha ragione di essere considerato più papabile di un bravo idraulico, entrambi hanno dimostrato di avere delle qualità nei loro rispettivi lavori, e di avere una certa intelligenza, ma non c’è ragione di preferire l’imprenditore all’idraulico. Anzi ci sarebbero ragioni per preferire l’idraulico: perché l’imprenditore può usare il potere politico a vantaggio delle sue aziende, ed essere coinvolto in episodi di corruzione sia di politici che di finanzieri.

Non è affatto secondario, inoltre, il come e il perché si ha successo. Se un imprenditore dimostra nel suo lavoro di non tenere in nessuna considerazione il bene della gente, di non voler costruire delle cose belle e buone, ma di voler solo vendere e arricchirsi, allora è logico pensare che si comporterà allo stesso modo come politico; non si può usare la giustificazione del “ha creato tanti posti di lavoro”, sia perché ci sarebbero stati comunque posti di lavoro in quel settore anche con dei canali televisivi in mano ad altre persone, sia perché non si tiene conto di tutte le menti che si sono spente seguendo i suoi programmi, tutto il tempo che è stato perso dai telespettatori, tutte le opportunità di trasmettere qualcosa di educativo e in grado di migliorare la loro vita. In nessun paese del mondo si perde tanto tempo a seguire il gossip come in Italia, e da nessuna parte la gente sogna così tanto di diventare famosa, sentendosi delusa e insoddisfatta dell’avere una “vita normale”.

Nell’Italia creata da Berlusconi studiare e lavorare non ha nessuna importanza, perché che tu sia un disoccupato, un operai o un avvocato sei comunque uno sfigato in confronto a un personaggio famoso, che guadagna senza fatica e senza dover studiare centinaia di migliaia o milioni di euro in pochi anni. Dal punto di vista dell’imprenditore invece la filosofia è: perché devo pagare le tasse, lottare contro la mafia e rispettare la legge quando è tanto facile portare i soldi all’estero, evadere, pagare il pizzo e magari riciclare i soldi della mafia, e corrompere tutto e tutti?

Libri su Berlusconi

  • Ve lo avevo detto. Berlusconi visto da chi lo conosceva bene è un libro del 1998 di Indro Montanelli su Berlusconi, con previsioni fin troppo ottimistiche di quella che sarebbe stata la parabola discendente di Berlusconi e dell’Italia con lui.
  • La pancia degli italiani. Berlusconi spiegato ai posteri è un libro di Beppe Severgnini su come Berlusconi sia stato abile a sfruttare le caratteristiche emotive degli italiani, che si sono resi conto dei difetti e della pochezza del personaggio ma lo hanno appoggiato perchè in fondo lo invidiano, e sanno che se fossero al suo posto ruberebbero, farebbero festini e se ne fregherebbero della gente come ha fatto lui. La citazione iniziale di Gaber “Non ho paura di Berlusconi in sè. Ho paura di berlusconi in me.” da immediatamente l’impronta con cui Severgnini analizza il fenomeno Berlusconi.
  • Filosofia di Berlusconi. L’essere e il nulla nell’Italia del Cavaliere è una analisi filosofica del berlusconismo.
  • Onorevole Bunga Bunga. Berlusconi, Ruby e le notti a luci rosse di Arcore Emilio Fede che chiede a Lele Mora una tangente in cambio dell’intercessione per un prestito milionario. È solo uno dei numerosi episodi del «Rubygate», uno di quelli ripresi dai giornali. Il direttore del Tg4 è, insieme a Mora e alla consigliera regionale del Pdl, Nicole Minetti, uno dei grandi reclutatori delle starlette che sgomitano per passare la notte con il «vecchio» ad Arcore, sperando di uscirne la mattina con una busta piena di soldi. Ne esce un quadro degradante, con le ragazze che «bombardano» di telefonate il Cavaliere e fanno a gara per infilarsi nel suo letto per «dormire con lui per poter prendergli qualcosa al mattino» e «far cassa». È il ritratto di un Berlusconi grottesco, solo, circondato da ruffiani ed escort, gente pronta a tutto pur di sfruttare la sua solitudine.
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