La facilità nell’uso delle armi – dalla balestra al kalashnikov

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Una delle componenti che fu decisiva nella vittoria della prima crociata da parte dei soldati cristiani fu l’uso della balestra. La ragione più semplice è che la balestra era molto più potente degli archi usati dai mussulmani, aveva maggiore gittata e capacità di penetrazione, quindi rappresentava indubbiamente un vantaggio tecnico importante, come poteva essere per gli hittiti l’uso del carro da guerra o delle armi in ferro, o nei tempi moderni il possesso di bombardieri stealth o sottomarini nucleari. Ma c’era anche un’altra ragione che rendeva i balestrieri più efficaci, una ragione ancora più significativa: la rapidità con cui potevano essere addestrati. Per allenare un buon arciere occorrono anni di addestramento, mentre per insegnare ad usare una balestra in maniera decente bastano poche ore. Questo permetteva ai capi degli eserciti crociati di creare facilmente delle armate abbastanza numerose senza bisogno di dover usare per forza dei nobili addestrati per anni all’uso delle armi, si potevano prendere anche dei semplici contadini o dei vagabondi in cerca di avventura o di paga. Anche se la balestra fosse stata tecnicamente pari all’arco, o anche inferiore, avrebbe costituito comunque un vantaggio solo per questo, specialmente per un esercito in terra straniera che poteva in questo modo raccogliere gente del luogo cristiana che voleva combattere con loro ma non aveva armi o esperienza di combattimento, potendo così sopperire in parte alle perdite in battaglia.

Questo discorso non si limita solo al medioevo, anzi è molto più attuale nell’epoca moderna. Le armi da fuoco hanno rivoluzionato il mondo inizialmente dando agli stati europei un enorme vantaggio militare nei confronti del resto del mondo, e consentendo la colonizzazione di quasi tutto il mondo alla fine dell’ottocento. Ma nel ventesimo secolo esse si sono ritorte contro i loro inventori e produttori: nonostante la grande superiorità di mezzi gli americani dovettero arrendersi ai vietnamiti perché un intero popolo armato, anche se fatto per la maggior parte di contadini senza addestramento militare, non può essere sconfitto da un esercito professionista.

La grande diffusione delle armi leggere in tutto il mondo a partire dalla seconda metà del ventesimo secolo deriva dalla guerra fredda, che spinse americani e russi ad armare i loro alleati, specie quelli, come i paesi africani, che non avevano industrie di armi; inoltre entrambe le superpotenze organizzarono gruppi rivoluzionari nei paesi nemici, o armarono ribelli già esistenti. A questo si aggiunse la mafia russa, che dopo la caduta del muro di Berlino poté appropriarsi di grandi quantità di armi corrompendo i soldati e i politici del nuovo stato russo, per poi venderli nel mercato internazionale di armi.
La presenza di questo enorme quantitativo di mitra, fucili, pistole, esplosivi, e persino armi chimiche o missili (l’fbi qualche anno fa arrestò un paio di russi che stavano cercando di vendere un sottomarino), ha soprattutto un paio di effetti, uno positivo e l’altro negativo.

La conseguenza positiva è che è sempre più difficile adottare una politica imperialista classica, con una occupazione militare di un territorio come quella americana in Iraq e in Afghanistan, perché la grande disponibilità di armi rende i soldati facili prede di gruppi ribelli, partigiani o anche eventuali insurrezioni popolari. I militari possono essere ben equipaggiati e addestrati, ma se c’è qualcuno con un mitra che gli spara da una finestra o una mina che fa saltare il loro veicolo la loro superiorità tecnica serve solo a limitare un po’ i danni.
L’occupazione americana è stata molto più lunga del previsto, e molto più costosa sia in termini di vite umane che di soldi e spiegamento di mezzi. Curiosamente la causa maggiore di morte non sono i combattimenti o gli attentati, ma i suicidi; ciò deriva soprattutto dal vivere in un ambiente costantemente ostile, in cui in ogni istante può esplodere un’autobomba, una mina, un colpo di mortaio, o un civile apparentemente innocuo può farsi saltare in aria. Tutto questo causa uno stress continuo che spesso induce al suicidio, e ancor più dei costi dell’occupazione è la prova di come il colonialismo tradizionale non possa più esistere, almeno non con quella facilità che esisteva più di un secolo fa.

L’aspetto negativo è ovviamente che tutte queste armi gettano il caos nei paesi più deboli politicamente. Qualche volta il caos può essere generato dall’esterno, come nel caso della rivolta libica orchestrata dalla CIA per detronizzare Gheddafi, basta introdurre qualche centinaio di mercenari e un bel po’ di armi e far scoppiare un’insurrezione. Ciò è possibile anche perché la guerra fredda è finita, prima questi interventi non potevano essere troppo plateali, oggi si possono fare le risoluzioni onu e bombardare dopo mezzora. Altre volte il caos deriva dalla mancanza di uno stato forte che riesca a mantenere il controllo, è facile dare la colpa alla debolezza dei regimi africani e sudamericani, ma anche gli stati europei avrebbero molta difficoltà a mantenere l’ordine se ci fossero decine di migliaia di mitra che girano per il paese più o meno liberamente, con armate che sorgono dall’oggi al domani raccattando i primi disperati che si trovano. La presenza di grandi quantità di armi alimenta le guerre civili e indebolisce i governi centrali, limita anche lo sviluppo democratico dei paesi perché per combattere le continue ribellioni è necessario uno stato dittatoriale che produca o compri molte armi, alimentando così ulteriormente il carattere violento del potere e la quantità di armamenti nel paese.

La balestra a confronto era un’arma ben più modesta, nel medioevo non c’erano ancora i soldati bambini come oggi in Africa, se non altro perché per tirare indietro la corda di una balestra serve una forza notevole, mentre anche un bambino può premere il grilletto di un kalashnikov.

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