Gli errori e le crisi che sono alla base delle rivoluzioni

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Spesso si sottovalutano gli “incidenti” che portano alle rivoluzioni, ritenendo che siano un fatto più o meno casuale e che la storia avrebbe seguito comunque il suo corso. Ad esempio Luigi XVI convocò gli stati generali dopo molto tempo che non erano stati più utilizzati; era un uomo debole e problematico, scisso in due metà contrapposte: la prima gli diceva che doveva essere un buon re, e governare col consenso del popolo e chiedendo il suo parere, l’altra gli diceva che comunque lui era re per grazia di Dio, e i suoi diritti al potere contavano di più del diritto del popolo a protestare. Quando poi gli stati generali furono convocati e incominciarono i primi scontri col terzo stato, il re si stancò di questo legalitarismo e cercò di cancellare gli stati generali e tornare a governare come un monarca assoluto, dando avvio alle proteste che avrebbero portato alla rivoluzione francese.

Ma cosa sarebbe accaduto se non avesse convocato gli stati generali? Sarebbe scoppiata comunque la rivoluzione francese? È difficile dirlo. Le rivoluzioni molto spesso incominciano da un episodio che infiamma la gente, un episodio non fondamentale o anche irrilevante ma di valore simbolico. Uno degli esempi più significativi è la tassa sul the che portò alla rivoluzione americana, si trattava di un provvedimento che addirittura favoriva i coloni americani perché consentiva alla compagnia delle indie di vendere grandi quantità di the invenduto in America a un prezzo ridotto, chiedeva però alle colonie di pagare una modesta tassa su di esso. Non si trattava di una grave questione economica, come nel caso della Francia con la popolazione vessata da tasse altissime, dalla fame e dal malgoverno, era solo una questione di principio: si rifiutava la “taxation without rappresentation” (tassazione senza rappresentanza politica, perché i coloni non avevano nessun loro rappresentante nel parlamento inglese), si voleva evitare di stabilire un precedente che poi avrebbe permesso agli inglesi di imporre tasse molto più dure se avessero voluto.

La cosa significativa è che sia i francesi che gli americani erano dei sudditi devoti, il problema principale era che avevano dei re incapaci e che non conoscevano e non comprendevano la situazione e i sentimenti del popolo. Sarebbero bastate delle politiche un po’ meno miopi e inutilmente autoritarie e quelle due rivoluzioni si sarebbero potute benissimo evitare. C’è ben poco di scontato nella storia, ci sono personaggi eccezionali che possono entrarvi contro ogni previsione, come Alessandro Magno, e ci sono anche uomini mediocri, o comunque deboli e inadatti al loro ruolo, come Luigi XVI e Giorgio III, che coi loro difetti e le loro scelte sbagliate scatenano grandi reazioni e innescano giganteschi cambiamenti.

Ovviamente non basta questo per scatenare le rivoluzioni, servono idee e profeti che le sostengano. Tuttavia i filosofi, i pensatori e gli ideologi alla base delle rivoluzioni spesso non sono estremisti, e potrebbero essere ammansiti da qualche moderata riforma. Ad esempio Voltaire, che viene rappresentato come uno dei simboli non solo dell’illuminismo ma anche della rivoluzione francese, tanto che la sua bara dopo la rivoluzione fu trasferita nel pantheon come fosse un eroe nazionale della Francia repubblicana, in realtà non voleva nessun cambiamento radicale. Voltaire sosteneva una monarchia illuminata, sperava che l’illuminismo potesse essere d’aiuto ai re per governare meglio lo stato, in maniera più giusta e limitando un po’ il suo assolutismo, ma se fosse stato vivo avrebbe avuto orrore delle violenze della rivoluzione francese.
Samuel Adams, uno degli eroi più famosi dell’indipendenza americana, aveva incominciato la sua carriera politica soprattutto opponendosi alle pretese inglesi di tassare le colonie, ma lo aveva fatto sempre sulla base della cultura giuridica inglese, e più di una volta promuovendo la formulazione da parte delle colonie di lamentele e richieste da inviare al re, riconoscendone quindi l’autorità. Solo dopo che furono inviati quattro reggimenti di soldati a Boston e scoppiò un incidente (noto come “il massacro di Boston”) in cui i militari spararono sulla folla uccidendo alcune persone, Adams decise che non si poteva più trattare con gli inglesi e bisognava lottare per l’indipendenza.

Per avere grandi cambiamenti, dunque, quasi sempre bisogna che ci siano prima grandi errori e situazioni di crisi. Non a caso in Svizzera si vive bene e si sta tranquilli da secoli, e da secoli la Svizzera non offre nessuna particolare idea che possa cambiare in qualche modo il resto del mondo. Così anche i grandi uomini, in positivo e anche in negativo, hanno quasi sempre avuto grandi crisi e diversi fallimenti, perché solo attraverso di essi sono potuti divenire grandi; chi vive una “buona vita”, fa sempre scelte più o meno corrette e prudenti, vivrà una vita serena o mediocre, ma non diventerà mai “grande”.

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