Perchè quasi sempre il proprio paese è il migliore del mondo

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Di solito tutti gli uomini pensano che nessun posto è giusto e sensato come il proprio paese. Raramente si riesce a sviluppare l’esperienza e la comprensione per accettare il modo di vivere degli altri, e saper distinguere le critiche oggettive a una certa organizzazione della società da quelle assolutamente soggettive ed arbitrarie. E raramente si riesce a raggiungere il distacco e la comprensione necessari per vedere i difetti cronici del proprio paese, quelli in cui siamo nati e in cui abbiamo vissuto tutto il tempo come se quella fosse la normalità e fosse impossibile pretendere di vivere in un mondo diverso.

La realtà è molto più complessa. Una donna italiana può spendere nel corso della sua vita centinaia di migliaia di euro (o milioni se è molto ricca) in scarpe, borse e vestiti firmati, e a nessun italiano viene da dire che una donna simile sia vittima della società e di un sistema di valori ingiusto che la vede solo come una consumista di oggetti dal prezzo enormemente gonfiato senza alcuna ragione. Se però l’italiano giudica la donna iraniana la vede come una vittima dello stato e della sharia perché deve indossare sempre il velo, e in caso di adulterio rischia la lapidazione. In realtà la donna italiana spendendo i propri soldi dietro la moda e la pubblicità butta via la sua intera vita spesso, quanto tempo passerà a parlare con le amiche e a desiderare cose nuove da comprare? Quanto inciderà sulla sua vita il fatto di lavorare per guadagnare per comprare cose nuove (o di sposare un uomo ricco abbastanza da consentirle di comprare quello che vuole)? E cosa avrebbe potuto fare per il mondo e per se stessa se quella donna invece di buttare via soldi e tempo il quel modo li avesse spesi per fare volontariato, per aiutare associazioni benefiche o per studiare e farsi una cultura?
Dall’altra parte invece quanto inciderà il fatto di dover portare il chador sulla vita della donna iraniana? Si sentirà privata della sua dignità per non poter mostrare la scollatura e portare i tacchi? Entrerà in depressione e si suiciderà per non poter esprimere la sua personalità tramite i vestiti? No, la esprimerà in altre maniere, e non se ne farà un problema. Anche la lapidazione delle adultere non è una imposizione dello stato, perché la metà della società è composta da donne e se fossero tutte d’accordo nel considerarla ingiusta non sarebbe accettata. Le adultere inoltre conoscono benissimo la legge, sanno quello che rischiano quando tradiscono il marito, quindi non si possono considerare delle vittime inconsapevoli perché se volessero evitare il rischio basterebbe che rimanessero fedeli. Mentre ad esempio le popolazioni civili che sono morte sotto i bombardamenti della nato negli ultimi anni non avevano nessuna possibilità di scelta, né sono morte perché accusate di qualche specifico crimine, sono stati uccisi a caso dalle bombe, senza alcun processo, senza poter fare nulla per evitare quella condanna. E anche in Italia le donne muoiono: tante vengono uccise dai mariti, dai compagni o dagli ex, tante altre sono vittime di violenze in casa, e diverse muoiono di anoressia per poter essere magre come delle modelle.

Poi bisogna considerare anche che vivere in un altro paese non significa nulla, bisogna vedere chi sei in quel paese. Ad esempio le donne italiane che tengono tanto alla loro indipendenza sarebbero quasi tutte molto tentate di poter diventare una delle mogli di un sultano e poter andare in giro a fare shopping per milioni di euro. Allo stesso modo quasi tutti gli uomini sarebbero ben felici di poter avere un proprio harem personale, ma ipocritamente criticano i paesi in cui questo è possibile dicendo che non rispettano i diritti delle donne; e se glielo si fa notare potranno rispondere che è solo un loro desiderio personale, ma che non vorrebbero una intera società basata su un simile modo di pensare, insomma vorrebbero essere come Gheddafi, che aveva un suo harem personale ma uno stato in cui la donna godeva di pari diritti, ma magari è anche uno di quelli che si dicono felici che Gheddafi è stato abbattuto perché era un dittatore.

Allo stesso modo questi differenti modi di pensare si possono notare nella politica. In Italia la corruzione e il nepotismo sono considerati normali e ineliminabili, quindi la stessa idea di un processo per corruzione non ha senso né importanza, tanto lo fanno tutti e non si può governare in altro modo quindi è ingiusto processare qualcuno solo per questo. In nessun’altra parte del mondo (a parte forse in Africa) si potrebbero sostenere queste teorie ed avere l’appoggio della gente, ma se vivi in Italia e sei cresciuto in questa cultura tutta la vita molto difficilmente arrivi a criticare la logica che sta dietro a un simile modo di pensare.

Inoltre quando si considera se è meglio vivere in un posto piuttosto che in un altro bisogna vedere tutte le cose che si considerano. Ad esempio qualcuno potrebbe preferire vivere in Iran o in Cina per non essere complice della politica d’invasioni della nato negli ultimi anni, o del sistema economico su cui è basata la ricchezza dell’occidente che è basata sul mantenimento nella povertà e nella semischiavitù di tre miliardi di poveri nel resto del mondo. Ma la maggior parte della gente queste cose non le capisce, non si sente responsabile se i politici che ha votato fanno uccidere qualche migliaio di persone innocenti in qualche luogo impronunciabile; né considerano che il processore con cui è stato fatto il computer con cui ora leggono queste parole è sporco probabilmente del sangue di qualche minatore congolese che ha estratto il coltan con cui è costruito, o il succo di frutta che bevono la mattina è a volte derivato da piantagioni in cui i contadini vengono irrorati di diserbante assieme alle piante e muoiono di cancro o fanno nascere figli deformi. Facilmente gli occidentali dicono che sono problemi degli altri, che è la vita, che è la legge del più forte, che loro non hanno mai fatto male a una mosca, ma sono le stesse cose che potevano dire i tedeschi che non facevano parte dell’esercito durante il nazismo. D’altra parte se siete gay avete ovviamente ottimi motivi per non voler vivere in Iran (dove l’omosessualità può essere punita con la morte) o in Cina (dove i gay sono da sempre ghettizzati e disprezzati), mentre se non lo siete e non vi crea particolari problemi vivere in culture pervase da questa omofobia non avete ragione di preoccuparvene. Può accadere anche la cosa opposta: cioè è possibile che uno voglia vivere in occidente proprio per cambiare il modo di pensare della gente, o che un gay scelga di continuare a vivere in Iran o in Cina per cercare di cambiare le cose, non sempre, cioè, si sceglie di vivere in un certo posto perché lo si ritiene il più bello del mondo, ma anche perché si ritiene nostro dovere renderlo tale.

Infine bisogna considerare la filosofia di vita di una persona. Se quello che ti interessa è solo di fare una vita comoda perché dovresti preoccuparti dei bombardamenti della nato? Finche non bombardano la tua casa mica è un problema tuo. Se vuoi diventare famosa ed entrare nel mondo dello spettacolo grazie alla tua bellezza per avere una vita facile è chiaro che non potresti farlo in Iran. Se sei abituato ad andare almeno una volta alla settimana sui viali a caricare una prostituta sarai certamente un grande difensore dei valori occidentali. Se vuoi una moglie che sia sottomessa e non dica una parola allora sarai contento di vivere in società maschiliste e autocratiche come Iran e Cina.
Insomma alla fine le ragioni per cui preferiamo vivere dove siamo nati sono spesso infime o futili, soprattutto per gli occidentali che rinuncerebbero molto più facilmente alle loro tanto declamate libertà democratiche che non alla comodità di avere la macchina, il telefonino, l’acqua corrente e il frigorifero, e che sacrificherebbero molto più facilmente la libertà politica che la libertà sessuale.

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