Gli attentati di Parigi e l’avvento del secolo del terrorismo

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attentato

Gli attentati di Parigi segnano una svolta storica decisiva, indicano qual è la strada verso cui sta andando il mondo.
Il XXI secolo sarà il secolo del terrorismo, così come il XX è stato quello delle ideologie, e il XIX delle grandi potenze e del colonialismo. Lo sarà perché funziona ed è utile a tutti, esattamente come erano utili le ideologie o la teoria della superiorità della razza bianca.

Quando si studiano certi fenomeni storici, come la costruzione delle piramidi, le crociate o il fascismo, risulta sempre difficile stabilire quali fossero le reali motivazioni che spingevano quegli uomini ad andare in guerra, uccidere, obbedire e combattere. La religione è sempre stata un grosso incentivo per tante opere, nel bene e nel male: le piramidi furono costruite non da schiavi, ma da un esercito di contadini e artigiani che lavoravano per un faraone che era un dio vivente; e, sebbene gran parte dei nobili che guidavano le crociate e dei papi avessero solo interessi economici e politici, la maggior parte dei crociati credeva veramente di combattere per Dio e di potersi conquistare il paradiso così.

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Il crollo di Babilonia dopo Hammurabi – il pericolo della centralizzazione politica e dell’interconnessione economica

Codice di Hammurabi, bassorilievo al Louvre

Il re babilonese Hammurabi è ricordato per il suo codice di leggi scritte, il primo della storia che sia conosciuto, e per aver riunificato la Mesopotamia in un unico impero partendo dai suoi modesti possedimenti attorno alla città di Babilonia.

Poco si dice, però, di solito riguardo al declino del primo impero babilonese, che seguì la morte di Hammurabi.

 

Babilonia era in una posizione molto favorevole, nel punto in cui il Tigri e l’Eufrate erano più vicini. Dal momento che tutti gli equilibri di potere della Mesopotamia derivavano dal controllo dei fiumi, quella posizione strategica era preziosa. Tuttavia prima di Hammurabi Babilonia non era particolarmente importante, e i domini della città erano molto ridotti. A sud prosperavano Isin e Larsa, e la città di Uruk, mentre tutta la Mesopotamia settentrionale era unita in un regno, di cui Babilonia era uno stato vassallo.

Hammurabi riuscì prima a distruggere la supremazia di Isin e Larsa, e poi a espandere il suo regno anche al nord, fino ai confini con l’Assiria.

 

Era indubbiamente un grande condottiero, ma arrivato al limite della Mesopotamia si fermò, evitando di farsi trascinare dai suoi successi in una serie infinita di guerre. Anche il suo codice dimostra come non fosse interessato solo alle conquiste, ma pensasse al governo dello stato.

In verità dalle tavolette di argilla che riportano le sue lettere dirette ai vari governanti e funzionari delle città sotto il suo controllo possiamo dire che Hammurabi era quello che gli spagnoli definiscono un “culo de piedra”, cioè un uomo di stato che si impegna per molte ore al giorno in lavori da burocrate stando seduto a leggere e scrivere.

Hammurabi si perdeva in ogni dettaglio del suo regno, voleva sapere ogni questione, anche la più piccola, e parlava con i suoi subordinati di tutti questi casi. Governava l’impero allo stesso modo che usava quando aveva solo un piccolo regno. Questa fu la causa principale della grande fioritura dello stato babilonese: l’economia era molto migliorata, vennero costruite varie fortificazioni per difendere i confini, segno che esisteva un esercito stabile che le presidiava e lo stato era in grado di pagarlo.

Ma fu anche la causa del suo rapido declino.

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Il Re Sole e il pericolo di una politica di continua espansione

Luigi XIV, noto a tutti come “il re sole”, è stato il più grande esempio di assolutismo monarchico in Europa. Il suo regno è stato incredibilmente lungo, perché il padre morì quanto lui era ancora un bambino, e, dopo la reggenza del cardinal Mazzarino, Luigi assunse i pieni poteri a 13 anni, l’età minima per poterlo fare secondo le leggi dell’epoca.

Luigi era un uomo pieno di sé, era stato cresciuto dalla madre, principessa austriaca cattolicissima, nella convinzione che il re è tale per diritto divino, e quindi non deve rendere conto a nessuno delle sue azioni. La maggior parte degli uomini cresciuti in quel tipo di idee, diventati adulti non fanno altro che vegetare nell’ozio e nei vizi, oppure nel peggiore dei casi si trasformano in tiranni crudeli. Luigi no, per quanto Mazzarino gli avesse impresso fin da bambino il gusto per il lusso, era anche una persona con una grande volontà, e che non tollerava di avere rivali.

Quando il movimento della fronda costrinse Mazzarino a fuggire, il re bambino lo seguì nella creazione di un suo esercito personale con cui sperava di riconquistare il potere. E vide allora i nobili di Parigi, tra cui anche sua cugina e possibile futura sposa, puntare i cannoni anche contro il loro re e parente. Quella fu una lezione che non dimenticò mai, e per tutta la vita disprezzò e non si fidò mai dei nobili; e il primo atto che fece una volta assunti i pieni poteri fu di esiliare la cugina e tutti i frondisti.
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