Sono tornato – Mussolini e i limiti di critica di fascisti e antifascisti

Sono tornato” è la copia italiana del film tedesco su Hitler “Lui è tornato”, in cui il führer ritorna magicamente nella Germania moderna e riscuote grandi successi di pubblico e popolarità. Il film italiano è quasi del tutto la trasposizione della sceneggiatura di quello tedesco, molti fatti e battute sono identici, o solo leggermente diversi per ragioni linguistiche e storiche; tuttavia “Sono tornato” ha provocato reazioni, però, un po’ diverse, perchè anche se in Germania c’è un piccolo gruppo di neonazisti e sempre più persone “normali” sono preoccupate per l’immigrazione e deluse dalla democrazia, non ci sono tanti “nostalgici” come in Italia.

Il regista tedesco aveva fatto il suo film su Hitler partendo da un libro che raccontava questa storia, voleva mettere alla prova l’idea e vedere come realmente la gente avrebbe reagito trovandosi il führer per la strada, senza sapere che stavano girando un film; inoltre mostrando il lato umano di Hitler ha cercato di togliergli la semplicistica etichetta di “mostro”. In tutti e due i film alla fine una vecchia che ha vissuto durante la seconda guerra mondiale riconosce i protagonisti e li accusa delle stragi e delle deportazioni che la sua famiglia ha subito. Lo scopo del regista tedesco era di far capire che Hitler è arrivato al potere grazie al suo carisma, ai suoi discorsi, al consenso delle folle, e non può essere ritenuto l’unico responsabile perchè il popolo tedesco era dietro di lui. Il film italiano non sembra tanto puntare a questo, è stato più criticato soprattutto perchè tutte le cose che dice Mussolini contro la società moderna e la democrazia italiana (a parte le tesi razziste) sono assolutamente vere, non si tratta semplicemente di “populismo”. Questo fa discutere, perchè molti vorrebbero che Mussolini avesse sempre torto, il che è sbagliato come lo era il “Mussolini ha sempre ragione” di Starace. Quando dico che ha ragione intendo nell’individuazione dei problemi, la loro risoluzione, poi, non deve per forza seguire una strada fascista (né è detto che quella strada funzionerebbe o sarebbe giusta).

 

Demonizzare Mussolini per essere stato complice dell’olocausto è sbagliato. Quella complicità è stata una scelta politica e strategica sbagliata, ma anche se Mussolini era razzista (come lo erano quasi tutti gli italiani, razzisti ma non antisemiti), non avrebbe mai appoggiato un simile piano di sterminio. Avrebbe potuto benissimo scegliere di stare dalla parte degli alleati in quella guerra, non è stato con Hitler per convinzione ma solo per opportunismo.

Quello che distingue Mussolini da Hitler o Stalin è che in lui non c’era una vera malvagità. Hitler identificava se stesso con la Germania, e se la Germania veniva sconfittà tutta la Germania e tutti i tedeschi dovevano essere distrutti e morire assieme a lui, era un oratore così efficacie perchè era fermamente convinto di questa cosa, ed ogni giorno metteva tutto se stesso nell’inseguimento di questo sogno di dominio. Il duce no, certo era un uomo ambizioso e autoritario, certo dopo anni di potere assoluto perse abbastanza il contatto col mondo reale, ma non era disponibile a commettere qualunque atrocità e sacrificare tutto per le proprie manie.

 

Il film è molto bello perchè tutte le critiche di Mussolini, a parte quelle razziste, sono giuste. Non significa che una dittatura fascista sarebbe un miglioramento, ma che la democrazia sia morta è un dato di fatto. La delusione è nella parte finale, perchè secondo me si è persa l’opportunità di fare qualcosa di più profondo.

La storia è abbastanza realistica, nel senso che Mussolini probabilmente reagirebbe e parlerebbe proprio come nel film, almeno se avesse ancora voglia di combattere, perchè alla fine della guerra era invecchiato e stanco. Dopo un po’ di tempo però, dopo essersi informato meglio sulla storia di questi decenni, dopo aver capito meglio il mondo attuale e riflettuto con queste nuove informazioni sul ventennio e sulla guerra, non sappiamo cosa Mussolini potrebbe fare o pensare. Come ho detto non era invasato come Hitler, aveva dei difetti ma era un uomo abbastanza intelligente e razionale, soprattutto prima di diventare un semidio per gli italiani.

Il finale che sarebbe stato veramente bello sarebbe stato che lui chiedesse scusa alla vecchia ebrea, e le dicesse che quando era entrato in guerra pensava che sarebbe stata una cosa indolore di poche settimane, e dopo era troppo tardi per fermare il corso della storia. Poteva chiedere scusa di essere sempre stato troppo lontano dal popolo negli ultimi anni, e di non sapere nemmeno cosa succedesse in molti casi. Mussolini non ha fatto giustiziare nemmeno quelli che hanno fatto attentati contro di lui, non avrebbe mai pensato di sparare alla vecchia per quello che aveva detto come invece dice nel film, e anzi credo che avrebbe apprezzato di trovare finalmente una persona sincera e con la memoria, che non lo idolatra perchè è fascista o lo insulta perchè è comunista e basta. E parlando con la vecchia Mussolini avrebbe potuto finire per ammettere le sue debolezze, i suoi limiti, i suoi errori.

Mussolini avrebbe potuto tranquillamente impedire la seduta del gran consiglio che lo detronizzò, oppure far arrestare tutti gli oppositori che erano convenientemente riuniti nello stesso posto, non lo fece perchè voleva mollare, aveva già accettato la sua sconfitta, anche se non poteva ammetterlo pubblicamente. Se poi tornò a capo di Salò fu perchè Hitler lo costrinse a farlo, non perchè ci credesse o ne avesse voglia. Quindi non sarebbe antistorico o irrealistico un Mussolini pentito e finalmente autocritico, e sarebbe stato un ottimo modo per cercare di dare un certo senso alla storia italiana moderna.
Ma purtroppo sarebbe stato molto impopolare, perchè né fascisti né antifascisti moderni amerebbero vedere un duce patetico che dice la verità: sia l’uno che l’altra devono rimanere nel mito, e il mito non può essere patetico (ma la realtà e gli uomini spesso lo sono).

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Gli attentati di Parigi e l’avvento del secolo del terrorismo

attentato

Gli attentati di Parigi segnano una svolta storica decisiva, indicano qual è la strada verso cui sta andando il mondo.
Il XXI secolo sarà il secolo del terrorismo, così come il XX è stato quello delle ideologie, e il XIX delle grandi potenze e del colonialismo. Lo sarà perché funziona ed è utile a tutti, esattamente come erano utili le ideologie o la teoria della superiorità della razza bianca.

Quando si studiano certi fenomeni storici, come la costruzione delle piramidi, le crociate o il fascismo, risulta sempre difficile stabilire quali fossero le reali motivazioni che spingevano quegli uomini ad andare in guerra, uccidere, obbedire e combattere. La religione è sempre stata un grosso incentivo per tante opere, nel bene e nel male: le piramidi furono costruite non da schiavi, ma da un esercito di contadini e artigiani che lavoravano per un faraone che era un dio vivente; e, sebbene gran parte dei nobili che guidavano le crociate e dei papi avessero solo interessi economici e politici, la maggior parte dei crociati credeva veramente di combattere per Dio e di potersi conquistare il paradiso così.

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Il crollo di Babilonia dopo Hammurabi – il pericolo della centralizzazione politica e dell’interconnessione economica

Codice di Hammurabi, bassorilievo al Louvre

Il re babilonese Hammurabi è ricordato per il suo codice di leggi scritte, il primo della storia che sia conosciuto, e per aver riunificato la Mesopotamia in un unico impero partendo dai suoi modesti possedimenti attorno alla città di Babilonia.

Poco si dice, però, di solito riguardo al declino del primo impero babilonese, che seguì la morte di Hammurabi.

 

Babilonia era in una posizione molto favorevole, nel punto in cui il Tigri e l’Eufrate erano più vicini. Dal momento che tutti gli equilibri di potere della Mesopotamia derivavano dal controllo dei fiumi, quella posizione strategica era preziosa. Tuttavia prima di Hammurabi Babilonia non era particolarmente importante, e i domini della città erano molto ridotti. A sud prosperavano Isin e Larsa, e la città di Uruk, mentre tutta la Mesopotamia settentrionale era unita in un regno, di cui Babilonia era uno stato vassallo.

Hammurabi riuscì prima a distruggere la supremazia di Isin e Larsa, e poi a espandere il suo regno anche al nord, fino ai confini con l’Assiria.

 

Era indubbiamente un grande condottiero, ma arrivato al limite della Mesopotamia si fermò, evitando di farsi trascinare dai suoi successi in una serie infinita di guerre. Anche il suo codice dimostra come non fosse interessato solo alle conquiste, ma pensasse al governo dello stato.

In verità dalle tavolette di argilla che riportano le sue lettere dirette ai vari governanti e funzionari delle città sotto il suo controllo possiamo dire che Hammurabi era quello che gli spagnoli definiscono un “culo de piedra”, cioè un uomo di stato che si impegna per molte ore al giorno in lavori da burocrate stando seduto a leggere e scrivere.

Hammurabi si perdeva in ogni dettaglio del suo regno, voleva sapere ogni questione, anche la più piccola, e parlava con i suoi subordinati di tutti questi casi. Governava l’impero allo stesso modo che usava quando aveva solo un piccolo regno. Questa fu la causa principale della grande fioritura dello stato babilonese: l’economia era molto migliorata, vennero costruite varie fortificazioni per difendere i confini, segno che esisteva un esercito stabile che le presidiava e lo stato era in grado di pagarlo.

Ma fu anche la causa del suo rapido declino.

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