The fog of war – le lezioni di vita di Robert McNamara

 

Robert McNamara è stato responsabile dell’organizzazione militare americana durante la guerra del Vietnam, e ancor prima ha collaborato con l’esercito americano nello studio del miglioramento dell’efficacia dei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. È stato un grande genio, lavorando anche alla Ford e alla banca mondiale, con grandi doti organizzative e di razionalizzazione delle risorse.

Questo film rappresenta il suo testamento alla Storia, e si vuole mostrare in una veste un po’ diversa da quella che lo aveva contraddistinto pubblicamente per tutta la sua vita di “uomo computer”, freddo e calcolatore. La seconda guerra mondiale e la guerra del Vietnam hanno visto i peggiori massacri della storia, specie grazie all’uso dei bombardieri e dei bombardamenti incendiari di cui McNamara era in parte direttamente e in parte indirettamente responsabile.

È uno dei pochi casi tra gli americani che hanno avuto in mano il potere (anche se nel suo caso si è trattato di un potere relativamente marginale, non è stato mai un politico e anche come segretario di stato è stato assunto in qualità di tecnico, non era responsabile delle decisioni strategiche durante la guerra mondiale, né di quelle politiche che portarono al Vietnam) di un uomo che riesce a guardare al passato con crudezza, senza troppe autogiustificazioni nei confronti di se stesso, degli uomini vicini a lui, o del suo paese.

In particolare è significativa la sua descrizione di Curtis Lee May, il generale dell’aeronautica che ideò i bombardamenti incendiari di Tokyo e delle altre città giapponesi che uccisero milioni di civili e rasero al suolo intere città (molto più che non le bombe atomiche). Lo stesso Curtis Lee May ammetteva che se gli Stati Uniti fossero stati sconfitti lui sarebbe stato giustiziato come criminale di guerra, e McNamara lo descrive come un bravissimo soldato, efficiente, in grado di inspirare ed eccitare i piloti e coraggioso (lui stesso partecipava alle missioni che programmava), ma assolutamente spietato e con in testa solo l’idea di come uccidere il maggior numero possibile di giapponesi. Curtis Lee May rappresentava l’idea della guerra totale, della vittoria derivante dall’annientamento del nemico, in una guerra senza regole e senza obiettivi come era la seconda guerra mondiale, e come sarebbe stata anche la guerra del Vietnam.

Questa riflessione è un tentativo di chiedersi come è possibile evitare inutili stragi in una guerra, oppure evitare di iniziarla o quantomeno non prolungarla troppo a lungo quando è chiaro che non sta portando e non porterà a nulla. McNamara getta anche un interessante sguardo sulla guerra fredda, in cui lui è vissuto per tutta la sua vita a parte gli ultimissimi anni da ultraottantenne, e in cui il pericolo della guerra nucleare era sempre vivo, ed era necessario un dialogo tra le due superpotenze.

Libri di e su McNamara

  • The Fog Of War: Lessons From The Life Of Robert S. Mcnamara

    Libro in inglese scritto da coloro che hanno collaborato alla creazione di questo documentario, e che analizza più a fondo la vita di Robert McNamara e gli interrogativi posti dalla sua esperienza.

  • Wilson’s Ghost: Reducing the Risk of Conflict, Killing, and Catastrophe in the 21st Century

    Altro libro solo in inglese, questa la descrizione: With Wilson’s Ghost, Robert S. McNamara and James G. Blight deliver an impassioned plea and a decisive and multi-faceted program for making the 21st century a more peaceful century than the last. The terrorist attacks of September 11, 2001, and the war that has followed, have made their argument even more imperative. In a provocative synthesis of the pragmatic, historical, and philosophical arguments for avoiding war and achieving a sustainable peace, McNamara and Blight put forth a plan for realizing Woodrow Wilson’s dream. The plan begins with a moral imperative that establishes the reduction of human carnage as a major goal of foreign policy across the globe, and details the necessity of adopting new policies to support that goal.

    McNamara and Blight argue that now is the time for a radical approach to reducing the risk of human carnage, and they demonstrate why we cannot afford to fail in this effort.

  • Tra le città morte. I bombardamenti sulle città tedesche: una necessità o un crimine?

    Nel 1945, le forze aeree americane e britanniche effettuarono massicci bombardamenti contro le città tedesche e giapponesi, culminati nella distruzione di Dresda, Tokyo, Hiroshima e Nagasaki. Tale offensiva fu un crimine contro l’umanità? Oppure fu giustificata dalle necessità della guerra? Queste domande caratterizzano una delle ultime controversie legate a quel tragico conflitto. Sono domande che fin da allora vennero poste in relazione a una strategia che ebbe come obiettivo quello di colpire città e popolazioni civili nemiche con ordigni incendiari e, infine, con bombe atomiche. I discendenti di coloro che morirono sotto quegli attacchi chiedono ragione del perché ai discendenti di coloro che si resero responsabili di quella scelta. Questo libro cerca di dare al riguardo delle risposte definitive. Talora anche scomode.

  • Storia della guerra in Vietnam. La tragedia in Asia e la fine del sogno americano

    Questo libro intende fornire un quadro completo e accessibile delle origini, sviluppi, esiti e conseguenze del più lungo conflitto militare del XX secolo. Rispetto alla letteratura sull’argomento incentrata sugli aspetti militari e strategici del fenomeno, l’autore ricostruisce le cause remote e lo sfondo generale del conflitto (lo scenario della colonizzazione e decolonizzazione dell’intera Indocina sotto il dominio francese, lo scacchiere politico del Sud-est asiatico a fronte del consolidamento dei regimi comunisti, le conseguenze per gli Stati Uniti della guerra di Corea e della guerra fredda, i problemi e i conflitti interni al paese, le contraddizioni economico-sociali) inserendo in tale quadro complesso le principali fasi politico-militari dell’escalation della guerra nella regione. Frey dà inoltre grande rilievo alle vicende interne degli Usa legate alla guerra e ai loro effetti sul lungo periodo: il movimento pacifista e le lotte studentesche, lo sviluppo della controcultura, la loro influenza sulla pubblica opinione, i diversi orientamenti nello stato maggiore americano e le conseguenze di tutto ciò sullo svolgimento della guerra e i suoi esiti.

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Stonehenge perchè fu costruito e l’importanza dello studio della preistoria

Per più di due secoli si è dibattuto su quale fosse il reale scopo della gigantesca costruzione di Stonehenge, ora con gli ultimi ritrovamenti archeologici si possono formulare delle teorie probabilmente molto vicine alla verità.
Questo video mostra questi ritrovamenti, e cosa dovesse significare Stonehenge per quei lontani uomini dell’età della pietra.

Gli storici quasi sempre non considerano la preistoria come un tempo di qualche interesse, se non quelli che si specializzano in questo campo. Per chi è abituato a studiare i fatti della rivoluzione francese o della seconda guerra mondiale che si evolvono mese per mese, e talvolta giorno per giorno, la preistoria è semplicemente un periodo in cui non succede praticamente nulla, non ci sono date, non ci sono eventi, non ci sono grandi leader né testimonianze scritte.

In effetti per molti versi lo studio della preistoria è più simile alla biologia che alla storiografia. Nell’analizzare gli uomini delle origini si possono vedere gli istinti più basilari degli esseri umani: il bisogno di socialità, la spiritualità, il culto dei morti, i rapporti uomo-donna, l’organizzazione della violenza o del lavoro. Queste cose si possono notare in qualunque epoca ovviamente, ma più ci avviciniamo al presente e più i giudizi divengono di parte, ad esempio si può dire che la caduta del comunismo e la decadenza dell’attuale società occidentale siano dovuti alla mancanza di spiritualità, alla deificazione dello stato o del denaro, ma è un’idea che troverà comunque ostilità in coloro che sostengono che l’occidente non sia in decadenza, o che sia solo un problema economico e non religioso. È molto difficile trarre degli insegnamenti universali dalla storia moderna, scoprire qualcosa che può essere applicato a tutti gli uomini, e che chiunque può accettare come corretto. Leggi tutto »

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L’inquinamento ambientale e il declino del potere degli stati

C’è una visione molto distorta di quelle che sono le questioni di sicurezza mondiale. Per settimane la diplomazia, l’ONU e i telegiornali non hanno fatto altro che ripetere quanto fossero pericolose le armi chimiche in mano ad Assad e come centinaia o migliaia di persone e di bambini uccisi siano un crimine imperdonabile contro l’umanità. Eppure sono due anni che i reattori nucleari di Fukushima sono vicini ad essere fuori controllo, e che i giapponesi scaricano chissà quanta acqua radioattiva nell’oceano, ma l’inquinamento ambientale non è una questione di sicurezza mondiale, anche se tutto il mare sta venendo inquinato e in futuro milioni di persone si ammaleranno e moriranno di cancro per questo, oltre a chissà quanti pesci e all’equilibrio di tutto il sistema marino.

Nel caso della Siria Obama chiede di bombardare il paese ed uccidere qualche decina o qualche centinaia di migliaia di persone per punire Assad della colpa di averne uccise un migliaio coi gas. Ma nessuno pensa di puntare una pistola alla testa a quelli della Tepco, che controllano ancora la centrale di Fukushima, per assicurarsi che non stiano nascondendo nulla, o semplicemente per punirli dell’incuria con cui hanno gestito gli impianti e delle tangenti con cui hanno convinto i politici a chiudere gli occhi. Nessuno minaccia neanche il governo giapponese, che è stato complice di questa situazione permettendo a centrali degli anni ’60 di continuare a funzionare senza veri controlli in un territorio altamente sismico, dichiarando dopo ogni terremoto che non c’erano state fughe radioattive dalle centrali nucleari, per poi essere sempre smentiti uno o due mesi dopo quando qualcuno trovava tracce di radioattività. Leggi tutto »

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