L’inquinamento ambientale e il declino del potere degli stati

C’è una visione molto distorta di quelle che sono le questioni di sicurezza mondiale. Per settimane la diplomazia, l’ONU e i telegiornali non hanno fatto altro che ripetere quanto fossero pericolose le armi chimiche in mano ad Assad e come centinaia o migliaia di persone e di bambini uccisi siano un crimine imperdonabile contro l’umanità. Eppure sono due anni che i reattori nucleari di Fukushima sono vicini ad essere fuori controllo, e che i giapponesi scaricano chissà quanta acqua radioattiva nell’oceano, ma l’inquinamento ambientale non è una questione di sicurezza mondiale, anche se tutto il mare sta venendo inquinato e in futuro milioni di persone si ammaleranno e moriranno di cancro per questo, oltre a chissà quanti pesci e all’equilibrio di tutto il sistema marino.

Nel caso della Siria Obama chiede di bombardare il paese ed uccidere qualche decina o qualche centinaia di migliaia di persone per punire Assad della colpa di averne uccise un migliaio coi gas. Ma nessuno pensa di puntare una pistola alla testa a quelli della Tepco, che controllano ancora la centrale di Fukushima, per assicurarsi che non stiano nascondendo nulla, o semplicemente per punirli dell’incuria con cui hanno gestito gli impianti e delle tangenti con cui hanno convinto i politici a chiudere gli occhi. Nessuno minaccia neanche il governo giapponese, che è stato complice di questa situazione permettendo a centrali degli anni ’60 di continuare a funzionare senza veri controlli in un territorio altamente sismico, dichiarando dopo ogni terremoto che non c’erano state fughe radioattive dalle centrali nucleari, per poi essere sempre smentiti uno o due mesi dopo quando qualcuno trovava tracce di radioattività. Leggi tutto »

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Come l’Onu è solo fonte di maggiori ingiustizie

Quando nacque la lega delle nazioni, antenata dell’Onu, il suo scopo era abbastanza circoscritto e semplice: dopo la prima guerra mondiale si voleva evitare che ce ne fosse una seconda, e risolvere i conflitti tra le grandi potenze diplomaticamente invece che militarmente. Era un concetto semplice, e nella sua ingenuità e purezza l’ultimo residuo della morale ottocentesca. Non era però una riunione vera o presunta di tutte le nazioni della terra, era chiaro che i veri padroni erano gli stati che avevano vinto la guerra (a parte la Russia, che dopo la rivoluzione d’ottobre era isolata), anche se formalmente l’Etiopia non aveva uno status diverso dall’Inghilterra.

Il tentativo fallì miseramente per via delle condizioni di pace del trattato di Versailles che umiliavano la Germania, ma l’idea in sé non era male. L’Onu nacque in un periodo storico e con propositi diversi. Il mondo era profondamente cambiato, e sarebbe cambiato ancora nei decenni successivi, le grandi potenze avevano lasciato il posto alla guerra fredda, ed erano nati molti stati nuovi che avevano raggiunto l’indipendenza, come l’India, e tanti altri se ne sarebbero aggiunti negli anni ’50 e ’60. Ma alla fine a dettare legge erano Stati Uniti e Unione Sovietica, quasi tutti gli altri stati erano satelliti dell’una o dell’altra, non potevano parlare o votare liberamente; solo una piccola minoranza di paesi era neutrale e cercava una propria strada, come l’India di Nehru, la Jugoslavia di Tito, e, più tardi, la Libia di Gheddafi.

Fino a che durò la guerra fredda l’Onu ebbe poco peso, in entrambe le fazioni i panni sporchi si lavavano in famiglia, e anche i colpi di stato organizzati dalla cia e le rivoluzioni simpatizzanti per i russi non erano questioni di cui si dibattesse pubblicamente. Anche per questa inutilità nella diplomazia, forse, l’Onu assunse progressivamente sempre più funzioni umanitarie: come nel stabilire le armi e i comportamenti proibiti nelle guerre e cercare soluzioni per la fame nel mondo e la povertà.
Le cose cambiarono con la caduta dell’Unione Sovietica. Si è pensato che, libero dal blocco della guerra fredda, l’Onu potesse incominciare ad esercitare una forza morale anche attivamente, partendo dalla considerazione che il fallimento della società delle nazioni era stato quello di non avere un esercito che potesse imporre le sue decisioni, e punire gli stati che venivano condannati. A Hitler della società delle nazioni non gliene fregava niente perché sapeva che non poteva fargli nulla, se invece fosse scattata automaticamente una invasione della Germania sarebbe stato costretto a non abbandonarla, e a scendere a termini con essa. Questa idea nasce da un concetto tipicamente infantile: che il mondo debba essere giusto, o che si possa o debba fare sempre qualcosa per evitare o punire le ingiustizie.

L’unico modo per evitare la nascita e la vittoria del nazismo sarebbe stato fare un trattato di pace migliore, o almeno rendersi conto dopo i primi tempi che andava rivisto. Dopo la salita al potere di Hitler era troppo tardi, non si poteva fare più niente per evitare il disastro. Una guerra preventiva contro la Germania avrebbe distrutto Hitler, è vero, come è successo a Saddam, ma ciò non significa che il mondo sarebbe stato in pace. Se si crea un sistema in cui un gruppo di nazioni o individui può decidere, per semplice voto di maggioranza, che uno stato va bombardato e occupato militarmente, da esso non potrà che nascere ingiustizia. Nel caso di Hitler possiamo dire che sarebbe stato un bene alla fine perché sappiamo come è andata a finire, ma col senno di poi è facile tirare le somme. Ma come fai prima di agire a sapere che invadendo l’Iraq, l’Afghanistan, la Libia, la Siria o l’Iran farai più bene che male? Non puoi saperlo, anzi puoi logicamente supporre che probabilmente simili interventi sono negativi nel 99% dei casi, eppure questa è la logica che è stata applicata all’Onu a partire dalla prima guerra del golfo.

Gli stati sono come una famiglia. Se c’è un padre ubriacone e violento farà certamente del male alla moglie e ai figli. Ma se in una riunione di condominio la maggioranza decide di assassinarlo questo non garantisce affatto che essi abbiano un futuro migliore, né che siano felici della cosa. Bisogna accettare che certi problemi semplicemente non hanno una soluzione, e che non sono nemmeno nostri fino a quando non ci viene chiesto aiuto. Ci saranno sempre dittatori, genocidi, guerre civili, invasioni, profughi, anche questo fa parte della “civiltà”. L’Onu così come è strutturato ora non risolve nessun problema, perché come la società delle nazioni è schiavo degli stati più potenti che possono porre il veto nel consiglio di sicurezza; il che significa che gli americani possono usare il napalm a Fallujah, gli israeliani essendo amici degli americani possono usare il fosforo bianco contro i palestinesi, i russi possono sterminare i ceceni, i cinesi possono arrestare e torturare i tibetani, ma se un governo di un piccolo stato non ha amicizie tra questi potenti può essere bombardato e invaso con qualunque scusa, senza bisogno di portare alcuna prova. Insomma l’Onu non serve ad altro che a ribadire che chi ha il potere può fare quello che vuole, e siccome il mondo è sempre andato così non c’è bisogno di una istituzione che rafforzi ulteriormente questo concetto. Anche senza l’Onu gli americani continuerebbero a fare le loro guerre, ma almeno le farebbero senza avere la scusa e la giustificazione morale dell’Onu.

Una istituzione internazionale che si occupi di giustizia e progresso per l’umanità non sarebbe sbagliata, ma dovrebbe essere inerme. Avendo la possibilità di giustificare interventi militari, l’Onu sarà sempre complice degli stati più potenti, le sue decisioni saranno sempre di natura politica, e rispecchieranno gli interessi dei più forti. Quindi diventa solo uno strumento per commettere maggiori ingiustizie. Leggi tutto »

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La perdita di legittimità dei sistemi democratici

Possiamo far risalire la nascita della politica e dei politici al 2800 a.C. in Mesopotamia, nella città di Uruk, più o meno il periodo in cui governò Meskiaggasher, il primo re della città secondo i miti. Inizialmente le città sumere erano incentrate attorno al tempio, e la classe sacerdotale era anche depositaria del potere politico, primariamente perché i sacerdoti erano indovini, sapevano interpretare i segni degli dei e le ragioni della loro collera. In un paese imprevedibile come la Mesopotamia, in cui una inondazione improvvisa per la piena del fiume poteva distruggere da un giorno all’altro case e raccolti, il fatto di poter prevedere e di poter cercare di influenzare con riti e sacrifici il volere degli dei era ritenuto fondamentale.

Le cose però gradualmente cambiarono, e la classe sacerdotale finì per essere soppiantata da dei politici laici, probabilmente perché crescendo le tensioni tra le varie città e aumentando le guerre i soldati assunsero sempre più importanza e prestigio sociale, perché se era vitale difendersi dalle inondazioni, era anche vitale non essere conquistati da città rivali o essere razziati da qualche tribù di nomadi.

 

Ma cos’è che fa realmente la differenza rispetto a prima? Perché questi re che governano dal palazzo, e non dal tempio, sono i primi veri politici? La ragione sta nella legittimità: i sacerdoti avevano un potere che gli derivava dalla magia e dalla conoscenza degli dei, potevano dire quello che volevano e giustificarsi dicendo di aver avuto una visione e che quella era la volontà della divinità. I re no, non avevano più questa automatica legittimazione della religione, dovevano convincere la gente per mantenere la loro autorità.

La politica, nel bene e nel male, consiste sempre in questa opera di convincimento. Anche nel caso di dittatori che fanno ampio uso della forza, perché devono comunque convincere una ampia parte dell’esercito a collaborare ed essere dalla loro parte, altrimenti non sarebbero in grado di reprimere l’opposizione nel sangue. Leggi tutto »

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