Come e perchè Mussolini conquistò il potere

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In Italia si usa il termine “fascista” a sproposito e in abbondanza, anche per bollare uomini e movimenti estremamente diversi tra loro e che hanno solo superficiali somiglianze con il fascismo, ad esempio sia Berlusconi che Beppe Grillo e il suo movimento cinque stelle sono stati accostati a Mussolini.

Capire cosa fu il fascismo non è possibile perché esso fu Mussolini, e lui non aveva praticamente nessun ideale costante o idea ferma, e non è stato quindi in grado di dare mai al movimento e al regime un carattere ben definito. Questa è anche una delle ragioni per cui è tanto difficile giudicare il fascismo, perché non ce n’è solo uno e dipende tutto dal periodo storico e dagli uomini che si considera (perché anche gli uomini facevano la differenza, anche ai tempi della repubblica di Salò non tutti i repubblichini erano dei ladri e dei tagliagole, come non tutti i partigiani erano dei martiri).

Per comprendere meglio cosa fosse il fascismo e come e quanto possiamo paragonarlo a uomini e movimenti moderni dobbiamo innanzitutto capire come e perché è nato. Il fascismo inizialmente è stato sostanzialmente l’ascesa di un uomo, come tale può essere paragonato ad esempio all’ascesa di Napoleone dopo la rivoluzione francese: in parte il successo è dovuto alle doti dell’uomo, al suo desiderio di potere, ma anche in maniera decisiva alla situazione storica in cui si trova, che rende possibile a uomini nuovi, molto diversi dai governanti precedenti, prendere il potere.

Il fascismo nacque da un uomo che per molti anni era vissuto, se non proprio nella povertà (la fame l’aveva patita solo per qualche giorno in Svizzera) almeno non certo nell’agio, scrivendo pezzi per vari giornali socialisti, facendo qualche traduzione e dando qualche lezione privata. Mussolini non era un uomo  che amava il denaro, non gli dava la minima importanza, se non per le sue più strette necessità, anche perché da giovane era socievole e abbastanza elegante, e poteva trovare sempre qualcuno che poteva ospitarlo o dargli i soldi per pagare la pensione o per mangiare; e una volta conquistato il potere poté vivere a villa Torlonia senza pagare l’affitto, poteva muoversi dove voleva mettendo tutto in conto allo stato, ma lo faceva senza nemmeno accorgersene e quando un uomo interessato a sposare la figlia Edda gli chiese quanto avesse di dote poté sinceramente rispondergli “ovviamente lei non possiede niente, come me”. Mussolini era invece interessato a piacere agli altri e al successo, fu per questo che si indirizzò verso la carriera politica e giornalistica dopo che vide come i discorsi che faceva e gli articoli che scriveva avevano un grande successo di pubblico.

Mussolini era una sorta di sofista del giornalismo, nel senso che non aveva realmente a cuore ciò di cui parlava, non aveva nessun vero ideale per cui battersi, cercava solo di adattarsi al pubblico dicendo volta per volta le cose che gli avrebbero garantito maggiori applausi, e scoprì presto che quelle cose erano le idee più estreme e rivoluzionarie, per questo finì per aderire al socialismo rivoluzionario (è vero che anche il padre era stato nel partito, e che da giovane certamente Mussolini era animato anche dal desiderio di aiutare i più poveri e migliorare il mondo, ma non furono elementi decisivi per le sue scelte adulte).

Il socialismo rivoluzionario gli consentiva di essere critico nei confronti del potere, di avere un partito che gli dava un po’ di soldi e gli poteva offrire la direzione di giornali e sezioni di partito, e di poter fare carriera usando la sua abilità dialettica nei congressi del partito e con gli articoli di giornale. Questo continuò fino alla prima guerra mondiale, allora Mussolini si rese conto che rimanere nel partito non avrebbe più pagato, perché i socialisti italiani erano neutralisti, e così anche Giolitti e la maggior parte del parlamento, mentre il suo fiuto gli diceva che era attraverso la guerra che avrebbe potuto guadagnare fama e successo. Fu così che avvenne il distacco dal partito socialista, del cui giornale di punta (l’Avanti) era stato fino ad allora direttore, per creare il popolo d’Italia, grazie all’appoggio economico di alcuni industriali e grandi possidenti che volevano che l’Italia entrasse in guerra per trarre beneficio dalle commesse statali. Successivamente Mussolini, dopo la fine della guerra, capì che vi erano due elementi fondamentali nella società italiana che nessuno sapeva come gestire: il disastro economico derivato dalle enormi spese di guerra, dai morti e dagli invalidi (e che tanti temevano avrebbe finito per risultare in una rivoluzione come quella russa del 1917), e il reinserimento dei reduci, che avevano rischiato per anni la vita nelle trincee per poi essere congedati e tornare a non essere nessuno e non avere un lavoro (mentre tanti buoni a nulla si sentivano importanti nell’esercito, in cui potevano essere ricompensati per il loro coraggio con gradi e medaglie, e potevano uccidere e sfogare liberamente la loro violenza). Mussolini cercò di accalappiare gli interessi e la fiducia di tutti quelli che avevano paura della rivoluzione (cioè tutti gli industriali, gli agrari, i banchieri, i medi e grandi borghesi) e di quella parte dei reduci che non riusciva a reinserirsi nella vita civile ed aveva nostalgia della guerra. I primi avrebbero fornito i soldi e l’appoggio politico alla scalata al potere di Mussolini, e i secondi ne sarebbero diventati il braccio armato nelle squadre di combattimento.

L’Italia del dopoguerra era in un immenso caos, e anche la politica era andata in frantumi. Giolitti aveva governato il periodo precedente, ma non era stato in grado di opporsi alla guerra e ora i partiti italiani erano diventati ingovernabili persino per lui: tutti erano pronti a litigare con tutti per tutto, e la crescita del partito socialista e l’entrata della Chiesa in politica col partito popolare di don Sturzo avevano relegato i partiti liberali ad una parte politica sempre più piccola. Questo era naturale che avvenisse, con il suffragio universale maschile concesso da Giolitti qualche anno prima lo stato italiano sarebbe inevitabilmente caduto in mano ai partiti di massa, a quelli che potevano smuovere milioni di persone con la loro propaganda, e senza la guerra probabilmente la transizione sarebbe stata possibile, non proprio indolore ma possibile. Invece la prima guerra mondiale mise in crisi l’economia, fece vivere una terribile esperienza in trincea agli uomini, e fece fare una terribile figura alla democrazia italiana che non era stata in grado né di tenersi fuori dalla guerra (nonostante il parlamento fosse neutrale) né di vincerla in maniera decisiva.

La scalata di Mussolini avvenne quindi in questo ambiente, in cui non c’era più nessuna fiducia nel governo democratico, c’era paura di una rivoluzione socialista, c’era miseria e scontento per la guerra. Mussolini si presentò come la possibile soluzione di tutti questi problemi, come l’uomo che poteva riportare l’ordine e l’efficienza. Il suo partito cambiò continuamente programma, passando dall’essere rivoluzionario e populista (chiedendo ad esempio la repubblica e la punizione di coloro che si erano arricchiti durante la guerra) nell’iniziale manifesto di San Sepolcro al proteggere gli interessi dei ricchi, della monarchia e della Chiesa dopo aver preso il potere. Quando i socialisti misero nel caos il paese nel corso del biennio rosso con scioperi e proteste i fascisti gli si opposero sostituendoli al lavoro e attaccando le sedi del partito e le cooperative, le squadracce fasciste erano violente e fatte di uomini quasi sempre rozzi e ignoranti, ma non bisogna dimenticare che anche i socialisti erano stati violenti, e le loro continue proteste paralizzavano l’economia e la politica senza giungere a niente, visto che la divisione eterna tra rivoluzionari e riformisti rendeva impossibile imboccare in maniera definitiva o la strada della rivoluzione o la collaborazione al governo. Non è quindi un caso che le violenze fasciste non apparissero poi così pericolose, in effetti fecero in diversi anni un centinaio di morti durante le elezioni del 1920 e qualche altra decina negli altri periodi, e questo accadeva in un’epoca in cui si era più abituati alla violenza, anche di natura politica, rispetto ad oggi. La marcia su Roma fu l’atto finale di questa scalata, nonostante tutto fu compiuta quando i giochi non erano ancora fatti visto che fino all’ultimo il re avrebbe potuto decidere di dichiarare lo stato d’assedio e far attaccare le camice nere dall’esercito. Non accadde perché Facta, allora presidente del consiglio, era un uomo debole e di poco peso politico, e riuscì solo a fatica a convincere il re a firmare lo stato d’assedio, ma il giorno dopo forse Vittorio Emanuele ci aveva ripensato da solo, o forse ne aveva parlato con la regina madre Margherita (grande ammiratrice di Mussolini) o con qualcun altro che gli aveva fatto cambiare idea, e così si rifiutò di firmare e diede la carica di presidente del consiglio a Mussolini, che così conquistò più o meno democraticamente il potere. Il re più invecchiava più diventava pauroso e irresoluto, temeva che il duca di Aosta approfittasse del fascismo per dare il suo appoggio a Mussolini e fare un colpo di stato per detronizzarlo, e probabilmente sopravvalutava molto la forza delle milizie fasciste, che non avrebbero potuto fare assolutamente nulla contro l’esercito.

Questa è dunque in breve la storia dell’ascesa di Mussolini, e si può capire come si possano certo trovare alcune somiglianze con la modernità, ma non più di tanto. Berlusconi ha preso il potere sfruttando le sue televisioni e i giornali che lo avevano reso noto e abbastanza amato, allo stesso modo Grillo ha sfruttato internet, anche se dopo essere comunque diventato famoso grazie a televisione e teatro. Come Mussolini ha sfruttato i giornali in un tempo in cui essi erano il principale mezzo di comunicazione, così hanno fatto Berlusconi e Grillo con i media più potenti nel loro tempo. Berlusconi è sempre stato un venditore di fumo, in maniera molto simile a come era Mussolini, entrambi cercavano di compiacere la folla e mostrargli solo quello che gli faceva comodo. E il movimento cinque stelle di Grillo è contro i partiti e l’organizzazione democratica attuale, e cerca di riunire persone di buona volontà che vogliono cambiare il paese indipendentemente dalle loro precise idee politiche. E questo è perfettamente paragonabile al movimento fascista come si presentava nei primissimi anni prima di prendere il potere.

Ma tante cose sono diverse: Mussolini amava il potere e voleva essere amato, ma era anche un politico ed un uomo che sentiva la responsabilità del potere su di sé (finì per sentirla anche troppo, tanto che pensava di essere l’unico in grado di risolvere i problemi), mentre Berlusconi è assolutamente indifferente, non gliene frega niente se il paese va al naufragio, non è interessato al “bene della patria”, e usa il potere solo ed esclusivamente per i suoi fini personali, che sono farsi leggi convenienti e girare il mondo facendosi fotografare col presidente degli Stati Uniti o la regina d’Inghilterra. Grillo è a volte demagogico, ma non dà l’impressione di essere un uomo che ama il potere e vuole impadronirsene per fare il dittatore, i due movimenti possono avere delle somiglianze tra loro ma i due uomini no, e questo è fondamentale per prevedere come si evolverà la storia.

Con questo non voglio dire che Grillo sia necessariamente meglio di Berlusconi. Quando in Cina cadde l’impero e fu proclamata la repubblica salì al potere Sun Yat Sen, un uomo colto che credeva nella democrazia e nella non violenza. Era così buono e democratico che quando un generale minacciò di fare un golpe militare se non gli avesse dato il posto di capo del governo lui, invece di farlo impiccare e mantenere l’ordine e l’autorità dello stato, si piegò alla sua richiesta. Il risultato fu che Sun Yat Sen fu poi costretto a combattere ma in una posizione di debolezza e venne sconfitto e costretto all’esilio. E quando dopo qualche anno riuscì a riguadagnare il potere la Cina era già sull’orlo della guerra civile, e non c’era modo e tempo allora per cercare di costruire una democrazia.

Quando hai il potere essere troppo buoni può avere conseguenze peggiori di essere troppo cattivi.

Libri su Mussolini e il fascismo

  • L’uomo della provvidenza. Mussolini, ascesa e caduta di un mito di Arrigo Petacco. Attraverso una scelta degli episodi più significativi della parabola politica di Mussolini, attuata grazie a una ricerca fra testimonianze raccolte negli archivi pubblici e privati – fra cui spicca quella della figlia Edda – Petacco ripercorre gli anni della giovinezza, il sogno rivoluzionario, l’attività di giornalista e di scrittore. Rievoca poi i principali avvenimenti di cui, una volta conquistato il potere, fu indiscutibile protagonista: dall’omicidio Matteotti al Concordato con la Chiesa, dalle riforme economiche alle imprese militari, per giungere nel 1938 alla Conferenza internazionale di Monaco, al patto d’Acciaio con la Germania e alle leggi razziali. L’inizio della sua inarrestabile caduta e della rovina dell’Italia.
  • A Clara. Tutte le lettere a Clara Petacci. 1943-1945 Le lettere tra Claretta Petacci e Mussolini negli ultimi due anni, in cui Mussolini appare debole, patetico, umano, insicuro e depresso dalla prigionia e dalla guerra che va sempre peggio.
  • Dux. Benito Mussolini: una biografia per immagini Il fascismo fu vera dittatura, ma anche, se non una farsa, certamente un grande spettacolo. E Mussolini ne fu il regista unico: regista di se stesso e del suo pubblico. Molto più del cinema, dell’arte figurativa o dell’architettura, la fotografia, al pari della parola, è stata il principale veicolo del consumo totalitario. Con essa l’immagine del duce diventa personale, portatile, trasferibile, riproducibile e collezionabile. Questo primato della fotografia, però, non è stato finora rappresentato in maniera adeguata negli studi sul fenomeno fascista, cosicché sappiamo tutto del cinema, della radio, dell’architettura, ma è ancora difficile trovare il bandolo dell’immagine che il Ventennio ha lasciato impressa su migliaia di vetrini, fatta stampare su milioni di cartoline, pubblicata sui giornali e diffusa all’estero, regalata alle madri dei caduti come ai bambini. Piano piano, al principio in maniera spontanea e naturale, l’immagine del duce si è radicata nel paesaggio urbano e nelle campagne, funzionando come un messaggio pubblicitario, prima di diventare propaganda prodotta in serie dalla macchina del consenso. Anche quando l’esito disastroso della seconda guerra mondiale minò il carisma di Mussolini, la fotografia sembrò rimanere l’unico suo contatto diretto con l’esperienza della realtà. Fino all’adunata di piazzale Loreto, quando egli partecipò per l’ultima volta da protagonista, sotto gli obiettivi dei fotografi accorsi in gran numero.
  • Autobiografia del fascismo. Mussolini. Con 4 CD-ROM di Renzo de Felice. Riproducendo i materiali che avevano segnato ascesa e caduta del regime, De Felice ha inteso fornire la visione diretta di una traiettoria storica: in altri termini il fascismo non è sempre stato la stessa cosa e nell’arco dei suoi vent’anni – dai fasci di combattimento alla presa del potere, dalla costruzione del regime alla guerra, fino all’esperienza della Repubblica Sociale – ha cambiato più volte la propria fisionomia e, con essa, il suo rapporto con gli italiani. Non esiste cioè “il fascismo”, ma uno sviluppo storico del fascismo. Al volume è allegata l’edizione multimediale di “Mussolini”, in 4 cd rom.
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9 Commenti

  1. Lorenzo
    Pubblicato il 02/06/2012 alle 01:49 | Permalink

    E questa sarebbe una analisi storica?
    Sono solo una serie di stupidaggini.
    Intanto come si fa a considerare l’ascesa al potere di Mussolini senza analizzare il punto cardine: il delitto Matteotti!
    E’ lì che Mussolini prende il potere, eliminando l’opposizione, creando un vero regime, facendo un colpo di stato al quale i partiti restanti non sono stati in grado di opporsi.
    Ma non è solo questo, un totalitarismo si basa comunque sul consenso della massa. Mussolini, creò infatti un sistema che portasse all’approvazione del popolo centrandolo sull’orgoglio nazionale e sulla mitizzazione della figura dell’italiano, di cui Mussolini si era posto come modello da imitare.
    è proprio grazie a questa politica del consenso, all’appoggio della così detta “massa silenziosa” che Mussolini conquistò il potere. Egli infatti cerca l’approvazione del cittadino medio, del cittadino che se ne frega della politica (basti pensare che uno dei motti principali del fascismo era “me ne frego”), dell’italiano medio, poveraccio e “ignorantello” che cerca il riscatto sociale.
    E’ inoltre ridicola l’analisi dei fasci di combattimento; come si può pensare di giustificare questi gruppi di giovani ex militari, che erano capaci solo a “menar le mani” e a prendere ordini, che picchiavano i manifestanti, entravano nelle sedi di partito e di giornali e le distruggevano; come si fa a giustificare la censura politica e la violenza? Provare poi a farlo accusando i socialisti di violenza e di paralizzare l’economia è un insulto ai lavoratori che tanto hanno combattuto per i diritti che oggi abbiamo (che questo governi, tra l’ altro, sta cercando di eliminare), e uno sminuire la gravità del movimento fascista. I manifestanti operavano principalmente attraverso scioperi, si registrano alcuni casi isolati di violenza, ma sicuramente non si parla di azioni strutturate e programmatiche come quelle dei fasci di combattimento.
    In conclusione trovo vergognoso questo articolo, in quanto dà una analisi dei fatti distorti, saltando passaggi fondamentali della storia, e divulga certe stupdaggini con il rischio che qualcuno creda veramente alle assurdità scritte.

    • Adriano
      Pubblicato il 31/01/2015 alle 22:30 | Permalink

      La storia è un’altra cosa

      spero che giovani e altri che vogliono informarsi
      non leggano l’articolo
      non vi trovo nulla di serio

  2. Pubblicato il 02/06/2012 alle 02:50 | Permalink

    il caso Matteotti non è fondamentale per l’ascesa di Mussolini, nel senso che è una conseguenza e non una causa della dittatura fascista. Nel momento in cui il re assegnò il potere a un uomo che aveva solo il 14% dei voti e che aveva causato molti morti e violenze durante le elezioni e anche prima, dava già addio alla democrazia. La morte di Matteotti fu solo un pretesto con cui Mussolini poté farsi avanti per prendere il potere, il fatto che ci sia riuscito attribuendosi un assassinio senza che ci sia stata alcuna rivolta è il sintomo di come l’Italia fosse già fascista allora, e di come la democrazia fosse già morta in favore del desiderio di accettare le violenze in cambio di un maggior ordine sociale.
    I socialisti erano stati violenti, anche se non era una violenza così organizzata e così feroce come quella delle squadracce fasciste. Nelle manifestazioni e negli scioperi c’erano stati parecchi morti, ma a parte questo c’era soprattutto la paura della rivoluzione come in Russia, quella era la violenza finale che si temeva si scatenasse, e al cui confronto i morti e gli attacchi dei fascisti erano in effetti poca cosa.
    Non ho fatto l’elogio delle squadracce fasciste, ma bisogna comprendere perchè la loro violenza non abbia destato tanto scandalo e abbastanza sdegno e paura negli italiani da rifiutare il fascismo e preferirgli il socialismo o Giolitti. Il fatto che uomini di così basso valore comandati da un uomo come Mussolini, con anche i suoi pregi ma in definitiva più un pataccaro che un politico, è la dimostrazione di come gli italiani fossero troppo ignoranti per giudicare, e di come dall’altra parte non ci fossero avversari validi per contrastare i fascisti efficacemente, sia dal punto di vista politico che militare.
    I socialisti non li insulto in nessun modo, anzi erano per gran parte il meglio della politica italiana, ma erano troppo male organizzati con la loro eterna divisione tra rivoluzionari e riformisti. Non basta avere begli ideali e la volontà di lottare per essi, se vuoi ottenere dei risultati politici devi sapere coordinare il partito, tenere insieme gli uomini, avere un programma condiviso da tutti e possibilmente almeno in parte condivisibile o rispettabile anche da parte delle altre forze politiche. I socialisti non avevano niente di tutto questo, e a questi problemi aggiunsero anche gli innumerevoli scioperi nel dopoguerra, con il paese già prostrato, l’economia distrutta e il potere politico uscito diviso e indebolito. In questo modo hanno dato la spallata definitiva alla già debole democrazia italiana, che non era in grado di sopprimere con la forza i loro scioperi, ma non facendolo dimostrava a tutti la propria debolezza e la propria incapacità sia di risolvere i problemi che di fare rispettare la sua autorità. E l’errore finale dei socialisti è stato quello di farsi scippare il potere da Mussolini, dopo che avevano indebolito il governo durante il biennio rosso non sono stati in grado di far scatenare una rivoluzione, e non desideravano e/o non erano in grado di fare un colpo di stato come Lenin, così nel momento in cui gli italiani erano esasperati dai continui scioperi e anche coloro che speravano nella rivoluzione o comunque in un futuro migliore incominciavano a dubitare delle capacità dei socialisti arrivò Mussolini a offrirsi come il salvatore della patria. Ma sono stati i socialisti ad aprirgli la strada senza rendersene conto.

  3. ANTONIO
    Pubblicato il 06/09/2013 alle 00:09 | Permalink

    tu sei un povero coglione che distorci la realtà,,,,,tu non vendi neanche fumo ma aria fretta merda comunista

  4. luciano
    Pubblicato il 20/10/2013 alle 01:21 | Permalink

    Ma come contro chi? Non vi è più cieco di chi non vuol vedere. La situazione Italiana degli ultimi 6 anni, nasce dal fatto che abbiamo perso la sovranità monetaria. L’Italia ha sempre adoperato la leva inflazionistica per rilanciarsi, quando vi erano vacche magre, stampava più moneta, offriva varie forme di facile investimento, rilanciava l’economia, quando vi era la condizione positiva, tassava, alzava i tassi d’interesse, e faceva cassa. Ebbene è dal 1988 che questa politica è stata abbandonata, esclusivamente per la grossa balla del debito pubblico. Il Giappone ha un debito pubblico del 220% eppure non è nella nostra condizione. Quindi prima abbandoniamo questo euro, e prima ci toglieremo almeno i problemi che attanagliano il commercio, l’industria e le classi meno abbienti che oggi sono sotto la soglia di povertà. Oramai in Italia 10 milioni di abitanti sono super poveri.
    Per far questo ci vuole una classe dirigente operaia e con questo non intendo comunista, ma che parta dal popolo, che abbia come ideale al centro del percorso democratico il cittadino, e non le banche e la finanza. Eppure l’Italia ha tutte le caratteristiche per partire subito e nel gioro di 3/5 anni tornare il locomotore europeo degli anni 60/70. Invece si preferisce che la finanza e le banche facciano macelleria sociale, per agevolare i pochi ed annientare i molti. Se noi del popolo torneremo al potere dovremmo subito uscire da questa moneta, chiudere Equitalia ed aprire al loro posto dei centri di censimento per dare da subito almeno 500/800 € al mese a chi ha perso il lavoro, a chi è disperato, a chi non riesce nemmeno a vivere. Svalutando il costo della moneta di un 25% e detassando tutto, le aziende americane, cinesi asiatiche, piomberebbero in Italia creando in 1/2 anni 5 milioni di posti di lavoro, l’economia ripartirebbe. E tra 5 anni, quando tutti saremmo più ricchi, lo stato tasserebbe, riuscendo in poco tempo a recuperare quello che per 5 anni anni ha dato per la ripresa economica. Sono le nozioni base di ogni economia che vuole avere successo, si studiano al primo anno di università, come mai i nostri politici non le prendono in considerazione? Perchè a loro sta bene cosi’ e noi intanto moriamo. Dobbiamo immediatamente limitare il mondo finanziario, bandendolo dall’ Italia. Non si cresce di spread, si cresce di vita e denaro reale. Di banche solo 2, la prima privata, la seconda pubblica che tutela il lavoratore, che tutela l’imprenditore. solo cosi’ possiamo avere speranza.

  5. Claudio M.
    Pubblicato il 27/02/2014 alle 17:15 | Permalink

    Io penso che la scoretta conquista del potere di Renzi sancito con la firma di re Giorgio abbia qualche analogia con l’ascesa al potere di Mussolini.

  6. anna
    Pubblicato il 22/03/2015 alle 21:08 | Permalink

    Anche Monti ,letta e Renzi non sono stati eletti da nessuno,stiamo in una dittatura mascherata da democrazia,l ‘ultimo presidente del consiglio eletto dal popolo nel bene o nel male, è Berlusconi.gli altri sono dittatori voluti da Napoletano che ha imposto la dittatura in Italia da comunista che è……………………………………questa è la verità

  7. Michele
    Pubblicato il 25/10/2015 alle 01:33 | Permalink

    Personalmente trovo un po’ grossolana e spicciola l’analisi che hai proposto, mi permetto di discutere (sinteticamente) in punti ciò che trovo più discutibile del tuo intervento:

    1) paragonare il fascismo “storico” con partiti politici o movimenti di oggi o del passato più recente è una operazione poco feconda storicamente prima ancora che utile in generale. Il fascismo, come particolare forma di organizzazione ideologica, politica e sociale è un fenomeno peculiare della prima metà del ‘900, scaturito da condizioni determinate proprie di quel periodo storico

    2) Esaurire tout court il fascismo nella dittatura personale di Mussolini è limitante e non coglie alcuni aspetti che ne qualificano invece il percorso. Prima ancora che una dittatura sulle masse, il fascismo fu movimento di massa, Il primo squadrismo nacque come fenomeno parallelo e non interamente gestito e governato dallo stesso Mussolini, che fu abile a sfruttarlo politicamente per i suoi interessi ma che faticò non poco a porlo interamente sotto il suo controllo. Anche dopo l’ascesa al potere la struttura gerarchica del fascismo e le sue correnti interne ebbero un peso specifico nell’influenzare le scelte di Mussolini stesso durante l’intero arco del Ventennio

    3) riguardo lo stesso Mussolini, credo che giudicare la sua esperienza socialista, come quella fascista, come meri espedienti “tattici” di un uomo affamato di potere e successo sia ugualmente riduttivo. Mussolini fu convinto socialista rivoluzionario prima quanto fu convinto fascista poi. Il passaggio dal neutralismo all’interventismo fu dettato, oltre che da ragioni di opportunità politica, anche da ragioni di ripensamento ideologico. La sua personale scalata al potere non fu un percorso “stabile” e irresistibile: ancora alla fine del ’20 la sua posizione era estremamente debole e appariva quasi come un uomo politico finito, due anni dopo andò al potere sfruttando con indubbia abilità tattica la situazione politica e sociale venutasi a creare nel paese.

    4) l’uso della violenza fu un elemento decisivo e per nulla marginale nell’affermazione del fascismo e dello stesso Mussolini. L’uso della violenza politica che le squadre fasciste applicarono sistematicamente dalla fine del ’20 al ’22 rappresentava una novità assoluta nel contesto italiano, e costituì la principale arma per minacciare, intimidire, ricattare lo Stato e gli oppositori del fascismo stesso. Interpretarle come mera reazione rispetto alle violenze “rosse” è riduttivo e fuorviante, sia perchè queste ebbero un’intensità di ben più basso profilo rispetto a quelle fasciste sia perchè queste non furono motivate unicamente da una volontà reazionaria antisocialista, ma da una più generale di sovvertire radicalmente l’ordine costituito dello Stato Liberale, la cui crisi era a sua volta dettata da cause complesse e di più lungo periodo.A sua volta, le connivenze e di alcuni settori dello Stato – organi di polizia e giudiziari – come la debolezza e gli errori di valutazione della classe politica liberale – tra cui lo stesso Giolitti – che pensavano di servirsi del fascismo in chiave antisocialista per poi ricondurlo al proprio gioco parlamentare, ebbero un peso notevole nell’affermazione del fascismo stesso.
    Non è poi vero che l’opinione pubblica e la società italiana di allora accettarono sempre di buon grado la violenza delle squadre. Sia durante il ’21 che durante la crisi seguita all’omicidio Matteotti la violenza fascista suscitò reazioni di sdegno e rischiò di minare l’ascesa politica del fascismo.

    4) affermare che il fascismo e Mussolini conquistarono “più o meno democraticamente il potere” è totalmente errato. La Marcia su Roma fu a tutti gli effetti un colpo di Stato, culmine di due anni in cui la violenza politica delle squadre aveva radicalmente minato le basi di legittimità della democrazia liberale. La peculiarità del colpo di Stato fascista fu quella di accoppiare alla minaccia militare la manovra politica: questa si concluse sì in maniera incruenta, ma solo per la decisione di Vittorio Emanuele III di non firmare lo stato d’assedio e di spianare la strada al governo del fascismo, con un atto non formalmente anticostituzionale ma che nei fatti rappresentava la pietra tombale della democrazia liberale. Il fascismo conquistò solo nel ’23 la maggioranza parlamentare, in seguito a delle elezioni palesemente inficiate dalla persistente minaccia delle squadre e da una legge creata ad hoc -nota come legge Acerbo- creata per garantire al fascismo la maggioranza parlamentare.
    Non si può poi evitare di citare il delitto Matteotti come un’ulteriore- e irreversibile-tappa nel definitivo consolidamento della dittatura. La crisi politica innescata dall’omicidio -crisi che poteva quasi risolversi nella fine del governo Mussolini- fu l’occasione per Mussolini e il fascismo di “gettare la maschera” e procedere al consolidamento della dittatura e dell’apparato repressivo, con lo scioglimento dei partiti di opposizione e il varo di una legislazione fortemente repressiva dei diritti individuali e associativi, libertà di espressione ecc.

    Un consiglio: quando si parla di Storia, specie di quella del fascismo, occorrerebbe documentarsi bene, altrimenti si rischia di creare disinformazione e falsi palesemente grossolani. Prima di dare giudizi propri, sarebbe buona norma quantomeno conoscere bene i fatti avvenuti, le loro implicazioni e la loro complessità, altrimenti si scade in una lunga serie di luoghi comuni o di chiacchiere da bar.

  8. Pubblicato il 27/07/2016 alle 16:19 | Permalink

    Carissimo ho letto con interesse il tuo articolo che offre nella prima parte un’analisi dettagliata, interessante e originale, mentre la seconda meriterebbe uno sviluppo meno sommario in articoli separati.
    Purtroppo vedo nei pochi commenti che quando si parla di fascismo le lettura di articoli come il tuo, è ancora difficile per molti comprenderla e commentare senza usare il loro solito filtro ideologico e così perdono l’occasione di approfondire i temi e si rifugiano nell’insulto. Comunque congratulazioni.

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