Confronto tra Hitler e Mussolini

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Mussolini era un giornalista socialista ambizioso poco prima della prima guerra mondiale vide che l’interventismo poteva dare i suoi frutti e renderlo un personaggio popolare. Quello che ha rovinato Mussolini, e che nel contempo è stata anche la ragione del suo successo, è stato proprio questo: il suo tempismo di giornalista, sempre pronto a dire agli italiani quello che agli italiani piaceva sentirsi dire, e il piacere che provava a sentirsi amato, popolare, o almeno sulla bocca di tutti. Dopo la guerra prese il potere sfruttando il caos derivante dalla debolezza del governo, dalla delusione del trattato di pace, e dagli enormi danni economici e umani che aveva causato la guerra. In questo quadro il partito socialista si era inserito come elemento agitatore, con scioperi sempre maggiori e sempre maggiore consenso tra i poveri. Mussolini si propose agli agrari, agli industriali e al re e all’esercito come il salvatore della patria, l’unico uomo in grado di offrire una alternativa al socialismo, e abbastanza forte da farsi rispettare. Chi lo seguì all’inizio furono soprattutto i peggiori reduci della prima guerra mondiale, quelli che durante la guerra sentivano di valere qualcosa, di avere almeno uno scopo, o che amavano il brivido del rischio della morte, e che nella vita civile erano dei disoccupati disadattati. Mussolini riportò nei primi anni ordine nell’amministrazione italiana al prezzo della perdita della libertà politica, poi il potere assoluto lo consumò sempre di più, all’inizio degli anni ’30 con la morte del fratello gli unici rimasti al mondo che potevano dargli del tu erano Balbo e sua moglie (inutile considerare le sue amanti perché non ci parlava), in quella solitudine divenne quello che Grandi chiamava “il monumento di se stesso”, e che Balbo definiva “Un Cola di Rienzo che si crede Giulio Cesare” (e a cui bisognerebbe far fare la stessa fine). Mussolini non amava Hitler, all’inizio lo disprezzava per il suo razzismo e probabilmente anche per la sua personalità violenta e il suo aspetto sciatto. Ma in fondo al suo cuore c’era sempre quella voglia di diventare famoso, e dopo che conquistò il potere in Italia non gli bastò più essere l’uomo più importante d’Italia, doveva entrare nella storia del mondo; così incominciò la guerra coloniale in Etiopia, perché solo la guerra poteva dargli la fama di conquistatore, guerriero e vincitore che cercava. Hitler aiutò gli etiopi mandandogli un po’ di mitragliatrici, cercando di fare in modo che la guerra si prolungasse e i rapporti diplomatici con inglesi e francesi si deteriorassero sempre di più, così alla fine della guerra d’Etiopia Mussolini si era per forza di cose avvicinato a Hitler, che era stato l’unico che avesse pubblicamente difeso il diritto italiano alla creazione di una nuova colonia. A quel punto quando ebbe modo di vedere l’enorme potenziale bellico tedesco, la sua organizzazione e la sua voglia di vincere, Mussolini vacillò. E poi c’era sempre il sogno di fare altre conquiste, di essere dalla parte dei vincitori, anche se magari in secondo piano… E non ultimo ci fu il fatto che Mussolini si vantava di conoscere il tedesco, e non voleva interpreti, mentre invece, come tutte le cose della sua vita, aveva studiato il tedesco solo poco e male, quindi faticava a capire tutto quello che Hitler gli diceva, specie quando partiva con i suoi sproloqui urlando e parlando velocissimo. Forse se lo avesse capito bene avrebbe diffidato abbastanza di lui… Mussolini era una sorta di mezzo dittatore, era vero che alcune centinaia di morti erano state causate dalle squadre fasciste prima che prendesse il potere, ed è vero che ci furono diversi condannati a morte e prigionieri politici durante il fascismo, ma non fu niente di minimamente paragonabile all’uso della violenza e alle esecuzioni sommarie dei nazisti o dei tanti altri dittatori del ventesimo secolo. Mussolini non era un uomo sanguinario, non amava la violenza, infatti disprezzava soprattutto i primi fascisti che sapevano solo bastonare la gente. Anche Hitler non era sanguinario nel senso che non era personalmente violento, anche in guerra non combatté ma fece la staffetta per portare i messaggi tra le trincee (l’occupazione più pericolosa che esistesse), però non aveva la minima esitazione ad ordinare e pianificare uccisioni di massa.

 

Hitler era invece un pittore fallito di scarsa qualità, che aveva trovato nella guerra una ragione di vita, come i primi fascisti di cui parlavo prima. Quando all’ospedale sentì la notizia dell’abdicazione dell’imperatore e dell’instaurazione della repubblica ebbe il suo primo moto furioso, ma anche una illuminazione divina: era sicuro che lui doveva essere quello che avrebbe riportato dignità e vittoria allo stato tedesco. E allora incominciò a parlare e parlare, senza fermarsi più, e si accorse che la gente lo ascoltava e lo appoggiava, che bastava che lui li travolgesse con le parole, che non avessero il tempo di afferrarne il senso, per avere la loro approvazione… da qui derivò l’idea che “per far credere una bugia deve essere completamente falsa, e devi ripeterla in continuazione”. La crisi economica si sentì in Germania alla fine degli anni ’20, con l’inflazione sempre crescente e la crisi di Wall Street che distrusse totalmente l’economia tedesca, che si basava fino ad allora sui prestiti americani per pagare gli altissimi costi dei risarcimenti di guerra imposti dal trattato di Versaille. Anche in Germania i comunisti cercarono di prendere il potere, e anche lì gli industriali, i proprietari terrieri, i militari, i borghesi e i politici cercavano un salvatore, e lo trovarono in Hitler. A differenza di Mussolini però Hitler non andò al potere perché cercava la popolarità, ma perché pensava di essere un eletto, e il potere gli serviva per compiere la sua missione. Hitler amava Mussolini alla follia, perché era colui a cui si era ispirato inizialmente, era colui che gli aveva mostrato che era possibile per un uomo di bassa estrazione e povero riuscire a salire al potere se sapeva parlare e incantare le folle. Quando morì scelse di suicidarsi e di far bruciare il suo corpo proprio perché voleva evitare di fare la stessa fine di Mussolini.

Per finire sebbene siano stati entrambi due grandi oratori non bisogna dire che siano stati i migliori della storia. Se guardi mussolini oggi i suoi discorsi ti appaiono vuoti, la sua mimica ridicola… non conosco il tedesco e non posso quindi giudicare Hitler, ma immagino sia lo stesso. Il vero retore è una persona che non solo convince le folle, ma può convincerle anche al di là dello spazio e del tempo. Ad esempio se leggi il discorso di Pericle sulla democrazia ateniese scritto da Tucidide è un pezzo perfetto di retorica valido ancora oggi, e che infatti Paolo Rossi qualche anno fa ripropose pari pari in un suo spettacolo (con solo l’aggiunta di una frase sul conflitto di interessi), e la seconda parte del suo spettacolo gli fu censurata dalla rai perché pensavano che stesse parlando di Berlusconi, non sapendo che quel discorso era vecchio di 25 secoli. La retorica è anche sostanza, è anche argomentazioni. Ed è anche sentimento: il più grande retore della storia umana è stato probabilmente Martin Luther King: ancora oggi rivedendo i vecchi filmati dei suoi discorsi puoi piangere ascoltandolo, così come puoi piangere ascoltando Tucidide e pensando alla democrazia al giorno d’oggi, e questo è il segreto del vero retore. Non è una persona che urlare le folle in acclamazione, è uno che sa farle piangere in silenzio.

Libri su Mussolini e il fascismo

  • L’uomo della provvidenza. Mussolini, ascesa e caduta di un mito di Arrigo Petacco. Attraverso una scelta degli episodi più significativi della parabola politica di Mussolini, attuata grazie a una ricerca fra testimonianze raccolte negli archivi pubblici e privati – fra cui spicca quella della figlia Edda – Petacco ripercorre gli anni della giovinezza, il sogno rivoluzionario, l’attività di giornalista e di scrittore. Rievoca poi i principali avvenimenti di cui, una volta conquistato il potere, fu indiscutibile protagonista: dall’omicidio Matteotti al Concordato con la Chiesa, dalle riforme economiche alle imprese militari, per giungere nel 1938 alla Conferenza internazionale di Monaco, al patto d’Acciaio con la Germania e alle leggi razziali. L’inizio della sua inarrestabile caduta e della rovina dell’Italia.
  • A Clara. Tutte le lettere a Clara Petacci. 1943-1945 Le lettere tra Claretta Petacci e Mussolini negli ultimi due anni, in cui Mussolini appare debole, patetico, umano, insicuro e depresso dalla prigionia e dalla guerra che va sempre peggio.
  • Dux. Benito Mussolini: una biografia per immagini Il fascismo fu vera dittatura, ma anche, se non una farsa, certamente un grande spettacolo. E Mussolini ne fu il regista unico: regista di se stesso e del suo pubblico. Molto più del cinema, dell’arte figurativa o dell’architettura, la fotografia, al pari della parola, è stata il principale veicolo del consumo totalitario. Con essa l’immagine del duce diventa personale, portatile, trasferibile, riproducibile e collezionabile. Questo primato della fotografia, però, non è stato finora rappresentato in maniera adeguata negli studi sul fenomeno fascista, cosicché sappiamo tutto del cinema, della radio, dell’architettura, ma è ancora difficile trovare il bandolo dell’immagine che il Ventennio ha lasciato impressa su migliaia di vetrini, fatta stampare su milioni di cartoline, pubblicata sui giornali e diffusa all’estero, regalata alle madri dei caduti come ai bambini. Piano piano, al principio in maniera spontanea e naturale, l’immagine del duce si è radicata nel paesaggio urbano e nelle campagne, funzionando come un messaggio pubblicitario, prima di diventare propaganda prodotta in serie dalla macchina del consenso. Anche quando l’esito disastroso della seconda guerra mondiale minò il carisma di Mussolini, la fotografia sembrò rimanere l’unico suo contatto diretto con l’esperienza della realtà. Fino all’adunata di piazzale Loreto, quando egli partecipò per l’ultima volta da protagonista, sotto gli obiettivi dei fotografi accorsi in gran numero.
  • Autobiografia del fascismo. Mussolini. Con 4 CD-ROM di Renzo de Felice. Riproducendo i materiali che avevano segnato ascesa e caduta del regime, De Felice ha inteso fornire la visione diretta di una traiettoria storica: in altri termini il fascismo non è sempre stato la stessa cosa e nell’arco dei suoi vent’anni – dai fasci di combattimento alla presa del potere, dalla costruzione del regime alla guerra, fino all’esperienza della Repubblica Sociale – ha cambiato più volte la propria fisionomia e, con essa, il suo rapporto con gli italiani. Non esiste cioè “il fascismo”, ma uno sviluppo storico del fascismo. Al volume è allegata l’edizione multimediale di “Mussolini”, in 4 cd rom.

Libri su Hitler e il nazismo

  • Il Terzo Reich al potere La più completa ricostruzione della struttura e del funzionamento, delle contraddizioni, del regime creato da Adolf Hitler nel cuore dell’Europa. Una indagine sulla vasta gamma di pensieri e sentimenti dei tedeschi comuni, e sulla complessità delle scelte che si trovarono ad affrontare.
  • Hitler di Ian Kershaw. Una delle più famose biografie di Hitler, in particolare sulla sua ascesa al potere.
  • Il Mein Kampf di Adolf Hitler. Le radici della barbarie nazista il libro in cui Hitler aveva già spiegato i suoi progetti politici anni prima di prendere il potere.
  • Hitler. Una biografia di Joachim Fest. La più famosa e gigantesca autobiografia di Hitler.
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2 Commenti

  1. Pubblicato il 16/04/2012 alle 19:38 | Permalink

    grazie mi è stato molto utile per l’ interrogazione……ciao :)

  2. c
    Pubblicato il 09/08/2014 alle 23:32 | Permalink

    Sì, però…Tucidide non si “ascolta”…

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