Cos’è il populismo, da Berlusconi a Grillo passando per Hitler

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Grillo è normalmente accusato di essere populista, e anche per questo il suo movimento viene accostato al fascismo. La demagogia è un problema che affligge qualunque democrazia, ma anche molte dittature che si basano sulla propaganda per ottenere il consenso. Che cos’è fondamentalmente il populismo? Si tratta di dire alla gente quello che vuole sentirsi dire, offrire soluzioni semplici e irrealizzabili a problemi complessi (tipo diminuire le tasse e aumentare le spese per fare risollevare l’economia) facendo credere alla gente che chi è al potere o è troppo stupido o non vuole applicare queste semplici soluzioni. L’altro punto fondamentale del populismo è che sono tutte parole, ma il populista trovandosi ad avere il potere finisce per non fare nulla, un po’ perché o non può applicare le sue idee o se ci prova non ha nessun successo, e un po’ perché nella maggior parte dei casi i populisti non puntano al potere ma al consenso, cercano cioè di crearsi attorno un certo seguito per poter avere poi un buon peso in parlamento, ricevendo un buon stipendio e facendo accordi con le altre forze politiche per i propri interessi privati.

Storicamente ci sono stati tanti personaggi che all’inizio hanno usato argomenti demagogici e poi sono riusciti a prendere il potere. Hitler ne era un esempio: lui aveva teorizzato tutta la sua politica nel Mein Kampf, e le sue idee non avevano nulla a che fare con la politica “standard” di quel tempo, né negli argomenti né nei toni. Come mai Hitler riuscì ad avere l’appoggio delle industrie e la non opposizione di molti politici tedeschi? Proprio per via della abitudine dei politici democratici al populismo: tutti pensavano che i suoi discorsi fossero solo demagogici, che fosse uno dei tanti personaggi nella storia che voleva arrivare il potere, e aveva trovato un suo modo per avere presa sulla folla, poi una volta arrivato al potere, come tutti gli altri politici, avrebbe fatto finta di dimenticare tutti quei discorsi sullo sterminare gli ebrei colpevoli della miseria della Germania che erano fatti solo per dare al popolo un colpevole e si sarebbe messo a governare più o meno normalmente con le altre forze politiche, finendo per fare patti e dovendo moderarsi sia nei toni che negli argomenti. Ma quello di Hitler non era populismo, perché i suoi discorsi erano sì fatti per ammaliare la folla e prendere il potere, ma Hitler voleva il potere proprio per realizzare i suoi piani, a differenza dei politici normali che creavano dei piani solo per conquistare il potere. Hitler era quindi più onesto, e a suo modo più politico nel senso che lui voleva effettivamente usare il potere per cambiare il paese, non solo per prendersi una poltrona, quello che faceva la differenza era il programma che voleva realizzare. Ma in un paese abituato a politici che parlano parlano e poi non fanno nulla non si dava importanza ai programmi ma ai discorsi e al fascino della persona e del movimento. Non è detto dunque che chi fa discorsi che possono sembrare populisti lo sia effettivamente, bisogna aspettare che abbia il potere per averne la certezza.

Berlusconi è l’esempio opposto di Hitler: anche lui ha fatto discorsi populisti, ma i suoi sono rimasti solo discorsi, non ha mai fatto assolutamente nulla, nessuno ha mai visto il milione di posti di lavoro, il ponte sullo stretto di Messina, l’inglese insegnato decentemente nelle scuole, l’economia che gira come quella di mediaset (no questa ora che mediaset è crollata in borsa effettivamente c’è)… e la cosa magnifica è che per 15 anni molti non se ne sono nemmeno accorti che non ha fatto nulla, oppure davano la colpa alla politica italiana, ai vari conflitti tra i partiti, alla magistratura che non lo lasciava lavorare… La verità è che Berlusconi non ha mai pensato di fare nulla come politico, lui vuole lavorare solo per se stesso. È l’esempio perfetto del populista che giunto al potere non sa cosa farci a parte utilizzarlo per i suoi scopi personali, al massimo lo può usare per andare a farsi fotografare accanto alla regina Elisabetta per mostrare le sue foto sui giornali di tutto il paese orgoglioso, mentre la regina pensa tra sé che sia un poveraccio. Berlusconi è asceso al potere in modo inverso ma per la stessa ragione di Hitler: mentre la gente pensava che avrebbe fatto quello che prometteva, i politici sapevano benissimo che non avrebbe fatto assolutamente nulla, ma gli sarebbe stato utilissimo per spegnere il fuoco di tangentopoli e permettergli di tornare a rubare più di prima. Nel caso di Berlusconi quindi ad essere stato ingannato è il popolo, mentre gli altri partiti avevano subito capito cosa fosse Berlusconi e per quello sono stati ben felici di accoglierlo e conviverci, continuando a fare la parte dei comunisti onesti che si oppongono al miliardario mentre invece il loro conto in banca aumentava in qualche isola tropicale. Questo spiega anche come mai la sinistra italiana non abbia mai cercato di guadagnare il potere: perché una volta avutolo non avrebbe più potuto fingere di essere avversaria di Berlusconi e nel contempo non fare nulla contro il conflitto di interessi e non fare leggi per salvare Berlusconi e i suoi aiutanti nei tribunali. Quando Prodi ebbe il potere, fortunatamente per lui aveva una maggioranza risicatissima, quindi poteva avere una scusa per non riuscire a fare niente. Si tratta di un complicato sistema di doppio populismo, in cui un partito dice di fare cose che non fa, e l’altro dice che se solo potesse farebbe ciò che sa già di non voler fare mai.

Resta da vedere nel caso di Grillo dove si trovi lui e come si comporteranno i partiti. Vista l’abitudine italiana alla corruzione non è per niente da escludere che i partiti italiani e i poteri forti della mafia, della Chiesa e delle banche prendano sottogamba Grillo, un po’ pensando che sia solo un comico e un po’ pensando che tanto sarà facile corrompere i grillini una volta che arriveranno il potere, e che tutti hanno sempre detto in italia di essere onesti, specie la prima volta che si sono presentati alle elezioni, e molti in effetti lo erano anche, ma dopo qualche anno non ne rimaneva quasi nessuno di onesto. Personalmente credo nella onestà di Grillo, e credo che lo dimostri un semplice fatto: se Grillo avesse voluto diventare ancora più ricco di quello che è ora gli sarebbe bastato fare il servo del potere, se non fosse stato cacciato negli anni ’80 avrebbe potuto stare in televisione per trent’anni e fare soldi a palate lavorando 15-20 giorni all’anno per fare spettacoli in prima serata in cui avrebbe potuto raggiungere 7-8 milioni di persone diventando famosissimo. Invece è stato costretto ad andare in giro per i teatri, dovendo lavorare tantissimo per guadagnare qualche milione di euro, e ha dovuto girare per i teatri di tutta Italia e creare il suo sito per poter raggiungere milioni di persone, mentre con la televisione i soldi e gli spettatori sarebbero stati semplici, facili e immediati. Un populista è uno che cerca la strada più veloce e meno faticosa verso il successo, ma un uomo così non avrebbe vissuto la vita che ha vissuto Grillo, avrebbe preso al volo la prima opportunità di successo e ci sarebbe rimasto attaccato. Questo è il miglior modo per capire se un politico è un populista oppure no: Berlusconi ad esempio ha sempre pensato solo ai suoi affari, questa non è una cosa scontata per un affarista, ad esempio Bill Gates è sempre stato molto attivo nel campo della beneficenza, e da qualche anno si occupa solo della sua associazione benefica ed ha abbandonato totalmente la Microsoft; nonostante quello che credono normalmente gli italiani i ricchi non necessariamente pensano solo a se stessi e ai loro affari, bisogna però vedere come hanno fatto i soldi e come li hanno utilizzati per poterli giudicare. E questo vale anche per il potere, per giudicare un politico è necessario vedere come ha preso il potere (e a che prezzo per il popolo) e come lo ha utilizzato (o come ha evitato di utilizzarlo).

Per ultimo, da estimatore delle dittature illuminate più che delle democrazie, aggiungerei che le accuse di populismo sono sempre inutili. La cosa più importante è che un politico abbia delle buone idee e la capacità e la forza di realizzarle, se poi inganna il popolo o gli altri partiti con una buona parlantina non ha importanza. Anche nella vita tutte le persone mentono, ma non tutte le bugie sono ugualmente gravi, e non tutti i bugiardi mentono per fare del male agli altri, bisogna vedere qual è l’intenzione di chi mente, e qual è il risultato pratico, quanta sofferenza causa la bugia e quanta ne risparmia, e come sarebbero andate le cose essendo sinceri. La democrazia tende a fissare l’attenzione sui discorsi e sulla propaganda ancor più di una dittatura con la scusa della libertà di parola e del confronto tra i partiti, così si perdono di vista i problemi reali e i risultati ottenuti o non ottenuti dai politici. Questo è vero soprattutto in Italia, dove da sempre i telegiornali sono pieni solo delle dichiarazioni di un politico e delle risposte di un altro politico, nessun giornalista mostra i problemi, ne spiega i dettagli e osa criticare le soluzioni proposte dai politici o ricordargli quello che non hanno fatto o ciò che hanno fatto di sbagliato in passato. In un paese simile, in cui ci sono solo vuoti discorsi, è tutto il potere che è populista.

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