Papa Pio XII né santo né complice di Hitler

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Papa Pio XII ha subito giudizi molto controversi per essere stato il Papa del silenzio sui crimini nazisti. Molti lo hanno condannato perché era informato dell’esistenza dei campi di concentramento fin quasi dall’inizio, ma non li denunciò mai pubblicamente. Alcuni di coloro che lo accusano dicono che lo fece perché era anche lui antisemita, altri che fu il suo solo un calcolo politico per non inimicarsi Hitler, che poteva diventare il signore d’Europa se avesse vinto la guerra.

Dall’altra parte Benedetto XVI lo ha da poco fatto santo, perché durante l’apparizione della Madonna a Lourdes l’allora appena nominato vescovo Pacelli raccontò di aver vissuto il “miracolo del sole”, cioè il sole per una decina di minuti si mise a cambiare forma e colore. A parte questo Papa Pacelli non aveva mai mostrato una particolare santità, non era un martire, non era un mistico come San Francesco, non era un Papa caldo e umano come Giovanni XXIII. Ratzinger lo ha fatto santo solo per una questione politica, perché Pacelli è stato l’ultimo Papa che rappresentava una Chiesa medievale, potente e intransigente, che parlava dall’alto per verità rivelata; Benedetto XVI è un teologo amante del tempo che fu, a cui piacerebbe poter tornare indietro di qualche secolo, per questo invidiava Pio XII che viveva in un tempo in cui il Papa poteva ancora essere una figura potente, lontana e rispettata.

Chi era in realtà Pio XII? I Papi si possono dividere fondamentalmente in tre categorie: i teologi (come Ratzinger), in genere intransigenti e retrogradi; i politici, interessati ad estendere il potere politico del papato e a lottare con gli altri sovrani d’Italia e d’Europa per far rispettare l’autorità papale e le leggi di ispirazione cattolica (come Giulio II che guidò di persone l’esercito all’assedio di Ravenna); e i santi o mistici, in genere persone di umili origini diventati Papi perché famosi per la loro vita esemplare (come Giovanni XXIII o Clemente VII). Pio XII era chiaramente un Papa politico, cresciuto fin da giovane nell’ambiente della diplomazia internazionale; era anche quasi un teologo perché aveva studiato diritto, anche se non esercitò mai l’avvocatura, e gli venne affidato il compito di scrivere una nuova versione del diritto canonico. Ma santo non lo era, non perché non avesse fede in Dio o non fosse un uomo buono, ma perché la sua natura era quella di diplomatico e ultimo sovrano dello stato pontificio.

È però ingiusto accusarlo di essere stato complice del nazismo, o di aver voltato le spalle agli ebrei. La verità è che in quanto Papa non si poteva certo pretendere che fermasse Hitler, Benedetto XV è passato alla storia come “il Papa dell’inutile strage”, perché così definì la prima guerra mondiale, ma i combattenti se ne fregarono e non fermarono certo la guerra per quello che diceva il Papa. Certo se il Papa avesse reso pubbliche le informazioni sui campi di concentramento la lotta contro i tedeschi si sarebbe intensificata, ma la ritorsione dei nazisti contro i cristiani e contro il clero sarebbe stata durissima, e per qualche ebreo in più che forse si sarebbe salvato sarebbero stati uccisi centinaia di migliaia di cattolici. Da quello che si sa Pio XII ne soffriva molto, e continuava a tormentarsi se parlarne oppure no, ma il diplomatico che era in lui prevalse sempre, e fu rassicurato della giustezza della decisione quando i cattolici e gli ebrei in Belgio e Olanda furono decimati dopo che il clero locale aveva condannato apertamente il nazismo. La Chiesa finché i tedeschi la rispettavano abbastanza poteva cercare di lavorare il più possibile nell’ombra per salvare il salvabile, nascondendo più ebrei e altri perseguitati che si poteva.

Pacelli è rimasto famoso per essere una figura distante e altera, ma quando ci fu il primo bombardamento americano su Roma e il quartiere popolare di San Lorenzo venne distrutto il Papa, contro ogni sua abitudine e regola, uscì dal Vaticano e andò tra la folla a pregare, senza seda gestatoria e senza guardie intorno; e la cosa si ripeté alcune volte nei successivi bombardamenti. Quando i nazisti chiesero alla comunità ebraica di Roma quaranta chili d’oro il Papa fece sapere che se non fossero riusciti a metterne insieme abbastanza il Vaticano avrebbe dato il rimanente di tasca sua. E a differenza del re e di Badoglio Pio XII rimase sempre a Roma, anche sapendo che Hitler lo avrebbe potuto fare uccidere (e in effetti preparò un piano per farlo, che fu poi abbandonato); preparò le carte in vista di un suo possibile arresto autorizzando un nuovo concilio a Lisbona per far eleggere subito un nuovo Papa, nel caso Hitler lo volesse tenere prigioniero per costringerlo a passare dalla sua parte, o almeno lasciare la Chiesa senza guida.
Semmai si dovrebbe accusare Churchill e gli altri alleati di non aver detto niente, perché anche loro sapevano dal 1941 dei campi di concentramento, Witold Pilecki si era fatto catturare apposta per entrare ad Auschwitz e riferire ai servizi segreti inglesi sulla situazione, ma o non credettero che fosse così grave come gli veniva descritta, o preferirono chiudere gli occhi e lasciare gli ebrei al loro destino. I capi di Inghilterra, Francia e Stati Uniti non avevano invece nulla o quasi nulla da perdere nel rendere pubbliche quelle informazioni, erano già in guerra con la Germania e i tedeschi erano già spietati con loro, anche se certo Hitler avrebbe potuto ordinare ritorsioni sui civili o l’uccisione immediata dei soldati avversari senza prendere alcun prigioniero.

La vera colpa di Pio XII fu un’altra, e non riguarda gli ebrei ma l’Italia. Pacelli era fissato col comunismo, lo riteneva il grande male contro cui bisognava fare di tutto, tanto che fu per questo che all’inizio preferì appoggiare Hitler nella sua scalata al potere per evitare che ci fosse una rivoluzione anche in Germania. Per questo suo viscerale anticomunismo voleva che in Italia la democrazia cristiana fosse intransigente e non venisse in nessun modo a patti con socialisti o comunisti; oltre questo sentendosi sinceramente il vicario di Cristo sulla terra avrebbe voluto da tutti una obbedienza cieca, Pacelli era un uomo di comando, non a caso non nominò mai un segretario di stato dopo i primi anni, e non credo avesse amici ma solo servitori. Per questo preferì Gedda, il capo dell’Azione Cattolica a lui fedelissimo, mentre non appoggiò mai De Gasperi, che non voleva che la democrazia cristiana fosse una emanazione della Chiesa, né voleva governare da solo senza coinvolgere gli altri partiti. Questo errore ebbe tragiche conseguenze per l’Italia, perché fu il primo passo verso la partitocrazia e la corruzione. De Gasperi era un cattolico sincero, che sentiva la sua responsabilità come politico oltre che come cattolico, se avesse avuto l’appoggio della Chiesa pur senza avergli giurato fedeltà assoluta tutti gli altri democristiani sarebbero stati spinti a seguire il suo esempio. Invece dopo poco De Gasperi cadde in disgrazia, e i giovani come Andreotti si convinsero che la buona fede e il desiderio di servire lo stato erano buone cose, ma non erano fondamentali come l’appoggio del Papa per conquistare e mantenere il potere.

Il nazismo non poteva essere fermato, ma la democrazia cristiana avrebbe potuto avere un destino migliore. Certo forse alla fine si sarebbe corrotta comunque con l’esercizio del potere, ma magari almeno in parte sarebbe stata migliore, generando almeno qualche altro uomo simile a De Gasperi. Fu quello di Pio XII un errore compiuto in buona fede, lui era sinceramente convinto che i comunisti, che tanti anni prima in Germania lo avevano quasi ucciso quando uno di loro durante una rivolta gli puntò contro una pistola, fossero il male assoluto; così come era sinceramente convinto di essere quasi un Dio in terra, che andava rispettato, onorato ed obbedito. Questa buonafede invece in Ratzinger non la si vede, sembra un uomo che ama il potere e basta, che ama la divisa e per questo da giovane indossò quella dell’esercito, e se fosse nato qualche decennio prima avrebbe probabilmente fatto carriera diventando un generale nazista esattamente come ha fatto carriera nella Chiesa diventando Papa. Allo stesso modo se oggi Roma fosse bombardata il Papa al massimo farebbe un giro per le macerie sulla papamobile, ben lontano dalla folla.

Insomma Pio XII non era quella gran figura solo perché è vissuto in un’epoca in cui un Papa poteva ancora permettersi di presentarsi come un sovrano medievale, era anche un uomo di una statura morale e politica molto superiore al Papa attuale.

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