Le somiglianze tra Hitler e San Francesco

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Hitler nel mondo contemporaneo è diventato l’esempio tipico dell’incarnazione del male. Non a caso George W. Bush nel giustificare l’invasione dell’Iraq, oltre che riferirsi all’idea biblica del Male da estirpare perché Dio è sempre con l’America, paragonava Saddam con Hitler. E successivamente lo stesso paragone è stato fatto anche per Assad che, in misura minore, per Gheddafi.
Questo dimostra come non ci sia alcuna conoscenza né del passato né del presente, perché sono paragoni totalmente insensati. Ma a parte questo, fanno capire come la figura di Hitler sia entrata nell’immaginario collettivo come un simbolo supremo della malvagità.

Se, al contrario, nel mondo occidentale, e soprattutto in Italia, si dovesse pensare a una figura di bontà, di altruismo, e non attaccamento ai beni terreni, uno dei principali candidati sarebbe san Francesco. Alla fine del medioevo era indiscutibilmente la figura storica più nota in Europa, allo stesso modo in cui Hitler oggi è la figura più famosa del ventesimo secolo.
Molte cose accomunano queste due figure che sembrano così antitetiche. Sia Adolf che Francesco da giovani non erano nessuno di particolare, il primo era il figlio di un piccolo burocrate e un caporale nella prima guerra mondiale, il secondo era, sì, il figlio di un ricco mercante, ma prima della sua illuminazione non aveva fatto nulla di eccezionale, e niente faceva presagire che sarebbe stato diverso da suo padre e qualunque altro venditore di stoffe.
L’illuminazione è proprio ciò che più li unisce. Entrambi hanno vissuto un momento di trasformazione in cui hanno creduto di sentire la voce di Dio, o del Destino, e in cui hanno deciso di obbedire.
Quando la radio trasmise la notizia dell’abdicazione del kaiser, imposta dagli alleati vincitori, e la dissoluzione dell’impero tedesco trasformato in repubblica, Hitler era ferito in un ospedale militare, e in quel momento sentì dentro di sé una voce che gli diceva che era compito suo restituire dignità alla Germania e restaurare la gloria dell’impero tedesco.
Francesco invece sentì per due volte la voce di Dio, la prima quando in sogno, mentre stava per partire per combattere alle crociate, gli chiese “più utile seguire il servo o il padrone?”, e quando lui rispose il padrone Dio gli disse “Allora perché hai abbandonato il padrone, per seguire il servo?”. La seconda volta, quella decisiva, fu nella chiesa di san Damiano, in cui andava spesso a pregare e che era allora diroccata e abbandonata, quando il crocifisso gli disse per tre volte “Francesco, va e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”. E così incominciò a ricostruire la chiesa, prima da solo e poi con alcuni altri che riuscì a convincere a seguirlo. Così come alcuni ubriaconi seguivano Adolf nelle birrerie di Monaco.
Ognuno per la sua strada.
Uniti lo erano nella fede. Non la fede religiosa, ma la fede in se stessi, nell’essere i prescelti per un grande compito. Perché uno che crede di parlare o di essere scelto da Dio o è pazzo o ha una grande fiducia in se stesso. O probabilmente entrambe le cose.
In effetti sia Hitler che san Francesco probabilmente soffrivano di un certo livello di schizofrenia. E san Francesco in questo era anche peggio, Hitler non si è mai messo a parlare con gli uccelli.
Ma con la loro grande convinzione sono riusciti a trascinare la gente che li ascoltava, e che credeva in loro più che altro perché loro credevano in se stessi. Così sono riusciti a lasciare un’impronta durevole nella storia.

Sia Hitler che san Francesco erano dei sognatori, l’unica cosa che cambia è il tipo di sogni a cui si sono abbandonati. Anche san Francesco ebbe la tentazione di abbandonarsi alla violenza e ai sogni di conquista quando pensò di unirsi ai crociati, ma qualcosa in lui lo fermò, e fu spinto sempre di più verso la carità, la compassione, l’aiutare gli altri.

A suo modo anche Hitler cercava di aiutare gli altri, almeno di aiutare i tedeschi. Ma il ventesimo secolo era un periodo più fosco del medioevo, la prima guerra mondiale aveva spazzato via la morale, uccidere era divenuta una cosa normale per tutti gli uomini, perché tutti gli uomini vi avevano partecipato. La morte era un evento comune anche nel medioevo, ma non come nelle trincee della prima guerra mondiale. E poi i medievali potevano almeno credere che la morte e la sofferenza fossero una prova di Dio, e che affrontandole con coraggio avrebbero guadagnato il paradiso. I tedeschi moderni e gli europei in genere sapevano, invece, che erano stati i politici a mandarli a combattere e morire, sapevano che nessuno aveva realmente vinto o perso, e che tutti erano più poveri e più disperati di prima, a parte gli industriali che avevano venduto a peso d’oro le armi agli eserciti arricchendosi.

Se Hitler è diventato Hitler, invece che un santo, tanto è dovuto al ventesimo secolo. La modernità è fatta per generare mostri, non santi. Anche se qualche santo ci fu durante la seconda guerra mondiale, come Massimiliano Kolbe, proprio grazie a Hitler che aveva creato tragiche situazioni. È stata peggiore l’epoca successiva in cui viviamo noi, la postmodernità. Già il nome lo fa capire: postmodernità; un’età così vuota di contenuti che non merita nemmeno un nome vero, una caratterizzazione. È il mondo circostante che offre varie alternative e spunti per scegliere dei sogni da realizzare, e oltre al sogno di Hitler ci fu anche quello di Martin Luther King. Per quanto il XX secolo possa giustamente essere definito, come diceva Eric Hobsbawn, “l’età della catastrofe”, non è stato totalmente negativo, e ha avuto anche protagonisti in grado di scegliere bei sogni.
Il XXI secolo, invece, sembra un’epoca di sonno senza sogni, o di zombie. Strangolati dalla pubblicità, dal consumismo, dalla crisi economica, poche persone riescono a sognare qualcosa dopo l’infanzia, e pochissime riescono a credere di poter realizzare ciò che sognano. Chi abita in paesi poveri deve pensare a sopravvivere e non ha tempo di sognare, e quelli dei paesi emergenti come Cina, Russia e Brasile, se possono, pensano solo a fare soldi.

Mancano i sogni perché mancano gli ideali. In fondo era meglio il tempo delle ideologie, in cui gli uomini morivano in nome della razza ariana, del duce o dell’imperatore giapponese; o il tempo del nazionalismo che mandò a morire stupidamente nelle trincee milioni di uomini nella prima guerra mondiale. Allora si aveva qualcosa per vivere e per morire. Oggi sembra che in questo il mondo occidentale sia battuto anche dai terroristi islamici. Beh, fortunatamente non si può ancora andare in guerra per avere l’Iphone 6, o per appendere un televisore da 60 pollici 3d alla parete del soggiorno. Al massimo si può lavorare per pagare le rate di questi oggetti.
Le rate, alla fine, sono le crociate postmoderne, le trincee di oggi.

Libri su Hitler e san Francesco

  • Hitler

    Chi è lui? Chi lo ha generato davvero? Suo padre Alois Hitler, funzionario di dogana austriaco, se lo chiederà sempre. E senza risposta, perché nemmeno sul letto di morte la madre gli svelerà il segreto della sua nascita di illegittimo. E lo stesso ci chiediamo noi di Adolf Hitler: chi è? Chi lo ha generato? Da dove viene il lupo Fenrir che, nelle mitologie nordiche, a un certo punto del Tempo spezzerà la catena per irrompere schiumando di rabbia e annunciare la fine del mondo? Questo noi ci domandiamo, consapevoli che, se si comincia a spiegare, a rispondere alla domanda “perché?”, si finisce per correre il rischio di giustificare. Il romanzo di Genna connette i fatti più risaputi con elementi poco noti. Dal labirinto familiare da cui fuoriesce il piccolo Hitler, con deliri di grandezza e improvvise abulie, all’esperienza limite dell’umanità disfatta nel gorgo di Männerheim, l’ostello per poveri e criminali dove passa anni da nullafacente; l’esposizione al fuoco e ai gas della Prima guerra mondiale al ricovero in ospedale; dal rapporto incestuoso con la nipote Geli Raubal al comporsi dell’abominevole, grottesca corte dei suoi scherani.

  • Il Mein Kampf di Adolf Hitler. Le radici della barbarie nazista

    Il famoso libro della giovinezza di Hitler, in cui presentava già i suoi piani e le sue idee su come la Germania avrebbe dovuto risollevarsi e quali erano i colpevoli del suo disastro. Col commento dello storico Giorgio Galli.

  • Vita di un uomo: Francesco d’Assisi

    In questa “Vita” risaltano le ambizioni e la vivissima intelligenza di San Francesco, le debolezze e i difetti del carattere, ma anche le superstizioni radicate che egli aveva in comune con gli uomini del suo tempo. In questo modo l’autrice ha cercato di percepire il significato della santità di Francesco e della sua dissonante diversità rispetto al contesto storico nel quale si trovò ad agire. Con una prefazione di Jacques Le Goff.

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2 Commenti

  1. rodo
    Pubblicato il 26/09/2014 alle 09:14 | Permalink

    Ci sono analogie buone e analogie cattive. Queste non di possono nemmeno dire cattive, ma semplicemente sbilenche. Prosit.

  2. Daniele Bini
    Pubblicato il 29/06/2015 alle 11:19 | Permalink

    Salve, le scriverei privatamente ma penso non ci sia questa opzione. Ho letto questo articolo e capisco perché pochi leggono questo blog. A mio parere ci sono lacune storiche, troppi “probabilmente”, “credo” ecc…che danno l’impressione che le sue fonti siano guidate da una certa “illuminazione” proprio come quella, secondo lei, paragona Hitler a san Francesco. A tal proposito eviterei di paragonare certi personaggi in quanto uno dall’essere un nessun qualunque (ma innocente se parliamo di omicidi) è divenuto il più grande omicida della storia, mentre il secondo dall’essere un nessun mercante ma anche soldato e quindi sicuro ha ucciso qualcuno, è divenuto famoso per umiltà, carità e amore e, tra le altre cose, per aver cercato di impedire nuovi massacri durante la V Crociata. Uno un uomo di guerra e l’altro uomo di pace. Faccia lei. Infine se proprio vuole dare consigli utili per la lettura inserisca, come ha fatto per Hitler, anche fonti che parlino seriamente del santo, tra tutte le Fonti Francescane e il Testamento dove vedrà che al centro di tutta la sua vita non c’è mai stato un “io, scelto da Dio” in chiave egocentrica, ma di quanto sia stato Dio a concedergli tutto, lui non è andato a cercar o convincere nessuno. è stato il suo esempio a catturare i cuori degli altri..si informi! Un consiglio sincero: noto troppo spesso che gli storici, perché io sono convinto che lei lo sia davvero, parlano volentieri della Storia della Chiesa e mi fa piacere che fanno notare le azioni negative che i papi e altri personaggi della cristianità hanno commesso, infatti io sono per una consapevolezza globale della storia perché sono contro alla credenza cieca della bontà quando la bontà è in realtà assente, ma la tristezza che noto è che nelle cose buone si tenta sempre di razionalizzare un pensiero che non è razionalizzabile: la Fede!
    Ad ogni modo esiste la piena libertà di esprimersi e con questo di certo non la voglio fermare, è solo un consiglio.

    P.S. Lei è davvero un nostalgico di quando le persone andavano a morire ad esempio per il duce? Personalmente io darei la vita per quelle persone che la darebbero per me…il duce non credo l’avrebbe fatto. Per le idee? Dipende se sono idee di giustizia e di pace e non certo quelle di difesa della razza ariana…cerchi altro.

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