Perchè Andreotti è stato migliore di Craxi e Berlusconi

Andreotti si è suicidato. Disse il principe Saionji al suo giovane amico Konoe, allora primo ministro giapponese, prima di morire: “il modo peggiore di suicidarsi è lasciarsi vivere fino a 90 anni come ho fatto io, il migliore mi hanno detto sia il cianuro”. Il principe era tale perché nato nel kuge, la ristrettissima cerchia dei parenti dell’imperatore e dei discendenti del clan dei Fujiwara; a tre anni era stato nominato ciambellano di corte, e aveva avuto il principe ereditario, il futuro imperatore Meiji, come compagno di giochi dell’infanzia. Come e ancor più di Andreotti, Saionji dominò un’epoca, mantenendo un certo potere anche negli ultimi anni.

Andreotti è morto a 94 anni, anche lui si è lasciato vivere un bel po’. Ma dopotutto non è nemmeno un’età così avanzata se pensiamo che le battute sulla sua immortalità si fanno da vent’anni, e lui non aveva raggiunto nemmeno i cento anni. È perché tutti gli italiani erano abituati a vederlo da sempre, anche i suoi coetanei, per un popolo senza memoria questo poteva significare solo che dovesse essere eterno. E facile è stato anche il paragone con Belzebù, Lucifero, e tutte le rappresentazioni del diavolo; prima e assieme a Gelli, Andreotti è stato nella fantasia degli italiani il “grande vecchio”, quello che regge tutti i fili e conosce tutti i segreti dei misteri d’Italia.

Lui non ha mai smentito nessuna voce, se non quella (palesemente falsa) del bacio a Riina. Doveva ridere di gusto in privato al potere mistico che gli attribuivano, e preferiva lasciare intatto l’alone di mistero. Chi lui fosse veramente non lo ha mai voluto rivelare, non ci ha mai tenuto a dare una propria versione della verità o della sua vita, esattamente come non ha mai voluto rivelare i segreti italiani. Andreotti non credeva che le verità servissero qualcosa in politica, specie quelle spiacevoli, per questo diceva “se su un uomo non trovate niente di buono da dire, state zitti”.

Dominò per 40 anni la politica italiana in un periodo difficile (non che ce ne siano mai stati di facili nella storia italiana). Lo sviluppo dell’Italia come potenza industriale era stato deciso già alla fine dell’800, quando l’Inghilterra era il paese modello e tutti nel mondo pensavano che uno stato moderno doveva essere industrializzato; così si sacrificò la ricchezza dell’agricoltura per creare il triangolo Torino-Milano-Genova e le cattedrali nel deserto nel meridione, non fu alla fine una scelta felice. De Gasperi e il voto degli italiani decisero di schierare l’Italia con gli americani nel patto atlantico. Morto De Gasperi arrivò Andreotti, ma a quel punto non aveva grandi possibilità di scelta: la guerra fredda imponeva un certo tipo di sviluppo economico, dal quale non ci si poteva discostare più di tanto; lo stato era troppo debole per contrastare efficacemente il fenomeno sempre più potente della mafia, che negli anni ’60 incominciò a mettere le mani sugli appalti, e nei ’70 a trafficare droga; né fu Andreotti a inventare le varie bande armate e i gruppi anarchici, comunisti, fascisti che si svilupparono in Italia. Con uno stato così debole e senza grandi spazi di manovra politica per via degli americani e della Chiesa che impedivano qualunque compromesso coi comunisti, Andreotti fu costretto a dialogare coi criminali, e a usare spesso il potere dello stato per coprirli. La Dc da sola non poteva certo fare una rivoluzione, anche perché era già corrotta al suo interno e divisa in varie correnti, a parte il fatto che Andreotti e i democristiani erano i meno adatti per un governo duro che applicasse una feroce repressione, nonostante la cattiva nome che si fece Scelba nei primi anni della repubblica. Tuttavia nel momento in cui i corleonesi alzarono la cresta facendo attentati su attentati, fu l’Andreotti che aveva collaborato con la mafia a fare la legge speciale per la carcerazione dei boss mafiosi (41 bis). Leggi tutto »

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Il tradimento e la vergogna nella società moderna

Uno dei concetti che meglio spiegano la decadenza del mondo moderno è quello di tradimento. Oggi, almeno nelle società occidentali, questa parola viene usata unicamente in ambito sessuale, è il tradimento del corpo, l’andare a letto con un’altra persona. La maggiore causa di rottura dei matrimoni e delle relazioni in genere è il tradimento, e una delle maggiori preoccupazioni degli uomini e uno degli insulti più classici è essere cornuto. Non è nulla di sorprendente per una società che ruota intorno al sesso, al piacere e all’egoismo.

Il tradimento secondo il dizionario è “ingannare qualcuno o violare un patto, venire meno a un obbligo vincolante, alla parola data”. Il fatto che oggi questa parola venga usata solo con riferimenti sessuali indica come gli altri tipi di legami, di patti e di giuramenti non esistano più o non abbiano nessun valore. Un tempo c’era, ad esempio, il tradimento della patria, specie in periodo di guerra; oggi con l’abitudine alla pace l’idea che si possa tradire la patria sembra una cosa di epoche remote, eppure i politici corrotti a loro modo sono dei traditori della patria, i poliziotti che abusano del loro potere sono dei traditori della patria, i giornalisti che fanno disinformazione coprendo decisioni criminali dell’autorità sono traditori della patria.

Ma l’uomo moderno vuole sentirsi libero dai legami, dai doveri, dal rispetto di qualcosa di superiore, usando come scusa la libertà, la democrazia e la modernità. È vero che l’eccessivo rispetto della patria fu ciò che spinse milioni di persone a morire ciecamente nella prima guerra mondiale, ma la semplice eliminazione di questo senso del dovere e della responsabilità non ha portato a un miglioramento del mondo. Se non hai niente da rispettare, niente che puoi tradire, non hai nemmeno niente per cui vivere. Si ha il mondo del consumismo, in cui tutto è monetizzato, cioè niente ha un vero valore, tutto passa, tutto si consuma, tutto è fatto per essere consumato e tutti sono fatti per consumare. Leggi tutto »

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Gli uomini moderni, i sogni e l’illusione della felicità

Questa è una storia scritta da Natalino Balasso, attore e comico che io definirei uno dei pochi veri intellettuali italiani, cioè una delle poche persone creative che cerchino di inventare qualcosa che apra gli occhi e possa cambiare il mondo.
La storia originale la potete trovare in questo post di Facebook.

L’uomo era malato, non sapeva perché lo fosse. Eppure aveva sempre avuto l’accortezza di bere l’olio nero, quello che si ricavava dalla pietra nera, accompagnandolo con minerali sani, come il cloro, il potassio, il mercurio. Andò da un medico, lo pagò molto e costui gli disse che la colpa era proprio di questi elementi: doveva accompagnare il consumo di olio nero con il bronzo in polvere. Così fece, sulle prime sembrava andare bene, ma poi gli si formarono bubboni sulla schiena. Cosa doveva accompagnare al consumo di olio nero, l’olio miracoloso, l’unica sostanza in grado di provocare sogni? Pagò un secondo medico che gli disse di usare il rame e poi un terzo che gli suggerì il piombo, ma le cose peggioravano. Decise di partire da un altro punto di vista. Andò alla Casa della Pietra Bianca, dove vendevano il sale bianco dell’intelligenza. Ne comprò 12 chili. Divenne più intelligente e capì che doveva fare una piccola ricerca: corrompendo un funzionario entrò in possesso della lista dei soci della Casa della Pietra Nera, in cui si produceva l’olio nero. Scoprì che i tre medici che lui pagava appartenevano al consiglio d’amministrazione. Cercò allora un medico meno interessato e qualcuno gli consigliò un vecchio che stava sulle montagne, dove abitava il popolo della gente che non sogna. Il vecchio gli fece un discorso astruso, che lo inquietò. Gli disse che a farlo ammalare era proprio l’olio nero. Non importava con cosa lo condisse, quella sostanza era veleno e lo avrebbe portato alla morte. Aggiunse che se voleva guarire non doveva più consumare olio nero. Nessuno del popolo delle montagne ne consumava e tutti erano piuttosto felici. L’uomo disse al vecchio che non poteva rinunciare all’olio che provoca sogni e che stava delirando. Il vecchio disse qualcosa di peggio: i sogni provocati dall’olio nero erano un’illusione, non erano veri sogni. Gli disse che non serviva sognare di fare l’amore, bastava farlo, veramente; che non serviva sognare di piantare un albero, bastava farlo. Gli disse inoltre che il sale bianco della Pietra Bianca non dava intelligenza ma solo sapere. L’uomo offese il vecchio e corse di nuovo in città. Comprò venti chili di sale bianco dell’intelligenza e cominciò a ragionare e capì. Quel vecchio era solo invidioso della sua ricchezza e dei suoi sogni. Pagò un altro medico che gli suggerì di condire l’olio nero con argento sublimato. Ormai l’uomo era coperto di pustole, un piede gli era andato in cancrena. Sognò un albero verde nel deserto, che spargeva i suoi semi e il deserto si ricopriva d’erba. Sul prato camminava una ragazza bellissima sui cui seni era tatuata una piccola tartaruga che cominciava a volare. Rigirandosi perse un braccio. Era molto malato, decise di lasciare tutti i suoi averi alla Casa della Pietra Nera che aveva un apposito ricovero per vecchi consumatori di olio nero. Nella stanza in cui stava e dove gli veniva somministrato olio nero condito con polvere d’oro, continuava a sognare. Accanto a lui, una donna malata gli disse: “Anche tu hai sognato l’albero verde nel deserto?”. L’uomo trovò strano che la donna facesse i suoi stessi sogni, ma poi realizzò che entrambi stavano guardando un grande schermo. E poi ripensò ai sogni che faceva da bambino e che poi aveva fatto da adulto e si accorse che per tutta la vita aveva fatto sempre lo stesso sogno. Mentre perdeva gli arti e la pelle gli si squamava come quella di un serpente, pensò alla propria fortuna, quella di avere una vita piena di belle cose, alla facoltà dei sogni e alla povera gente delle montagne, che aveva il vizio di ridere, la maledizione dell’invidia e che non poteva sognare. Soffriva molto ma sentiva che in tutto quel dolore, che lo aveva accompagnato per tutta la vita, avrebbe trovato il modo di essere felice, veramente. Veramente.

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