Il partito democratico e Obama, le false promesse della democrazia Usa

Lifting the Veil è un film documentario sul partito democratico americano, e sul suo decisivo ruolo nell’ammansire tutte le rivolte organizzate contro il potere. La politica americana è molto diversa da quella italiana o del resto d’Europa, c’è sempre stata poca differenza tra i partiti in lotta, che più che altro erano divisi da una o due questioni importanti. Ad esempio se avere una politica isolazionista evitando guerre e occupazioni militari all’estero o no, oppure nell’ottocento se il presidente doveva avere un grande potere discrezionale, o se l’affrancamento dei neri doveva essere imposto con la forza o con metodi più blandi.

Il partito democratico essendo nominalmente quello più “popolare”, o quantomeno che dovrebbe fare meno l’interesse dei ricchi, diviene la speranza e il punto di riferimento di coloro che vogliono cambiamenti sociali, uno stato più assistenzialista (per quanto possa essere assistenzialista uno stato americano) e che cerca di diminuire il divario sempre crescente tra ricchi e poveri. Obama ha sempre puntato su questo tipo di presentazione per attirare voti su di se: il medicare per dare assistenza sanitaria ai poveri (senza però ammettere che i soldi semplicemente non c’erano per finanziarlo e quindi sarebbe stato necessario ristrutturare tutta l’economia americana per destinare il 15-20% del pil alla sanità), il ritiro delle truppe dall’Afghanistan e dall’Iraq (ritiro annunciato sempre come imminente prima delle elezioni, e poi sempre posticipato), la chiusura del carcere di Guantanamo (che è sempre lì con i suoi prigionieri), una politica meno guerrafondaia (ma solo nelle parole perché è stato Obama a bombardare la Libia e a fomentare la guerra civile in Siria, e i fondi per l’esercito e la Cia sono sempre aumentati di anno in anno).

Insomma il partito democratico dovrebbe essere una speranza di cambiamento per i più deboli, quelli che non vogliono vedere tutta la ricchezza dello stato americano risucchiata dalle spese militari e dal supporto alle banche e alle grandi industrie, ma in realtà non è così. I democratici servono invece per soffocare tutti i possibili moti di protesta “di sinistra”; quando nel 2011 ci fu il movimento di “Occupy Wall Street”, Obama si offrì subito di farsi carico delle sue richieste di cambiamento del mondo della finanza in cambio della fine delle proteste. Ma non ha mai cercato di riformare in alcun modo la finanza, e del resto il partito democratico e Obama sono finanziati, come i repubblicani, dalle banche e dalle aziende che prosperano grazie alle speculazioni in borsa (e che hanno bisogno dell’aiuto dello stato quando le cose vanno male), non c’è quindi ragione di pensare che potrebbero comportarsi in maniera diversa. Leggi tutto »

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La democrazia e la libertà in Giappone e in America

A dimostrazione che la democrazia è un concetto che di per sé non vuole dire nulla, e che può essere interpretato in mille modi, riporto questa storiella di Indro Montanelli sul concetto di democrazia e libertà degli americani contenuta nel suo libro sul Giappone “L’impero bonsai”, scritto quando visse lì per alcuni mesi durante l’occupazione militare americana all’inizio degli anni ’50:

Non me n’ero mai accorto perché è piccolissima: ma stamattina ho scoperto sulla Ginza la Statua della Libertà, innalzata dai giapponesi, subito dopo la sconfitta, a imitazione di quella di Nuova York. È brutta naturalmente, come brutto è il modello americano e la retorica a cui si ispira. Ma la sua particolarità consiste nella scritta che vi è scolpita: Equality, Justice, Freedom. Sono le stesse parole del prototipo nuovaiorchese, ma è diverso l’ordine in cui sono allineate, e questa diversità ha una sua piccola storia. Quando la statua fu pronta e solo mancava l’iscrizione, il sindaco di Tokyo chiese allo Scap [era il consiglio militare americano di occupazione che governava i territori occupati] quali delle tre parole andavano prima e quale per ultima. Per uno di quei malintesi che avvengono di frequente in ogni organismo burocratico, ci furono due temporanee e divergenti risposte da due uffici differenti: secondo una andava prima il Freedom, la libertà; secondo l’altra andava prima il Justice, la giustizia. Dopo aver molto discusso tra loro, le autorità municipali decisero di ricorrere all’arbitrato di Whitney, che era l’uomo più importante dello Scap dopo Mac Arthur, perché decidesse lui. Whitney, che probabilmente non ricordava, rispose che il problema era senza importanza, Libertà, Eguaglianza e Giustizia costituendo i tre pilastri egualmente fondamentali di ogni democrazia. Ma questa risposta parve assurda ai giapponesi, i quali risposero che se Libertà, Uguaglianza e Giustizia erano singolarmente elencate dovevano essere tre cose differenti; e se erano differenti voleva dire che non erano uguali, e quindi nemmeno ugualmente necessarie. Whitney si spazientì e decretò che la pensassero pure come volessero: l’importante era solo che la statua venisse inaugurata e che sulla stele ci fossero le tre parole. Allora i giapponesi, dopo un lunghissimo dibattito, stabilirono che, dal tono stesso di quella ordinanza. “si capiva benissimo che gli occidentali tenevano più all’Uguaglianza fra cose non uguali che alla Giustizia delle precedenze, e alla Libertà di riverirle in diversa maniera”. E scrissero Equality, Justice, Freedom: Equality più grossa, Justice più piccola, Freedom che quasi non si vede.

A meno di non trovare qualcuno in Giappone che ricordi questa storia, nessuno saprà mai se è stata tutta una invenzione di Montanelli vedendo le tre parole scritte male, con una grandezza un po’ diversa l’una dall’altra. Vista la perfezione della storia mi viene da pensare di sì, comunque tra tutti gli aneddoti riportati o inventati da Montanelli questo rimane il più bello.

Montanelli voleva dimostrare con tutti gli articoli scritti in Giappone e raccolti poi in quel libro, che un governo può essere più o meno giusto e avere una sua legittimità anche se non è formalmente democratico nella maniera in cui lo intendono gli occidentali, e in particolare gli americani. Anche nel caso del governo militare che aveva spinto per la guerra totale in tutta l’Asia, e non era un gran bel governo, Montanelli sottolinea come almeno non fosse la dittatura di un solo uomo, come in Italia o in Germania, riportando il dialogo con l’ammiraglio Nomura a proposito di Tojo, il ministro della guerra durante il precedente governo militare che si era assunto la responsabilità dell’attacco di Pearl Harbour ed era stato impiccato nel processo di Tokyo (l’equivalente giapponese del processo di Norimberga):

Quando chiese all’ammiraglio Nomura che cosa si sapeva dell’attacco a Pearl Harbour nei giorni precedenti, quanto Tojo lo stava preparando, la risposta dell’ammiraglio fu “E chi vi dice che Tojo preparasse qualcosa?”, e Montanelli rispose “Lo ha detto lui al processo”. Allora Nomura rispose “Certo bisognava che qualcuno si prendesse la responsabilità di quanto accaduto. Tojo lo ha fatto e per questo è morto. Quanto alla responsabilità di decidere quel che deve accadere, credete voi che un uomo solo possa prendersela? Ciò può accadere oggi che il Presidente del Consiglio, che è anche capo del partito maggioritario, non ha più nessun freno, nemmeno quello del Privato Consiglio dell’Imperatore come avveniva una volta. Vi sembra ben costruito un edificio politico in cui si possa identificare l’apice, cioè la suprema responsabilità?“.

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Perchè Galileo fu processato dall’Inquisizione

Contrariamente a quanto normalmente si crede, nel medioevo era noto che la terra non fosse piatta. Certo non era una conoscenza propria della gente comune, ma i frequentatori delle università e gli uomini più colti lo sapevano.
Il medioevo non era un’epoca di buio della ragione, anzi con lo sviluppo della filosofia scolastica si arrivò alla separazione tra fede e ragione, che avrebbe poi nei secoli successivi permesso la nascita della scienza. La caduta dell’impero romano e la perdita dei testi antichi causò anche la perdita di molte conoscenze, sia a livello tecnico che teorico e filosofico, che non potevano essere immediatamente rimpiazzate, così ai medievali mancavano molti strumenti per utilizzare al meglio la ragione, ma ciò non significa che fossero irrazionali o non dessero importanza alla razionalità. Nel trecento Giovanni Scoto e Guglielmo di Occam criticarono il tentative di applicare la ragione alla fede, sostenendo che la prima opera indipendentemente dalla seconda; questo portò all’inizio della divisione tra ragione e fede, e quindi alla possibilità della nascita della scienza, che poteva essere distinta dalla teologia e dalla filosofia.

Un episodio significativo fu la peste del trecento. Essa fu un duro colpo per l’autorità della Chiesa e della religione perché dimostrò come tutte le preghiere e le benedizioni fossero inutili, e si vide come gli uomini morivano indipendentemente dal fatto che fossero buoni o cattivi. Anche la razionalità poté ben poco, dopo che in due anni la popolazione europea si era circa dimezzata i medici di Parigi riuscirono solo a formulare la tesi secondo cui la peste era causata da “una congiunzione astrale sfavorevole di tre pianeti che portava una grande pestilenza nell’aria”.

Quando Colombo ebbe l’idea di raggiungere l’Asia navigando verso ovest una delle maggiori difficoltà fu, dopo aver trovato un re che gli desse qualche nave, convincere dei marinai a imbarcarsi con lui. Se le persone colte sapevano che la terra era sferica e conoscevano anche quanto fosse lunga la circonferenza terrestre, tutte le altre di queste cose non capivano nulla. Potrà sembrare un esempio di arroganza ed arretratezza, ma oggi per noi è facile parlare, possiamo attraversare l’oceano in aereo in qualche ora, abbiamo le cartine di google maps e abbiamo persino visto la terra dallo spazio. Ma se non avessimo nessuna di queste prove evidenti, come faremmo a credere veramente che la terra è sferica? Prima dell’epoca moderna l’unico modo era fare calcoli matematici e osservazioni astronomiche, che permettevano di dedurre indirettamente la cosa, ma ovviamente solo pochissime persone avevano le conoscenze per farlo, e solo a pochissimi venivano dati questi insegnamenti. I marinai di Colombo avevano paura dei mostri marini che si diceva vivessero nelle acque dell’oceano, e credevano che il mondo a un certo punto finisse in una grande cascata che li avrebbe precipitati nell’inferno o chissà dove.

Il viaggio di Magellano qualche anno dopo dimostrò senza ombra di dubbio che la terra non era piatta, e questo contribuì a diminuire la fiducia della gente nelle leggende che avevano caratterizzato i secoli precedenti. La Chiesa non si oppose a questa novità, e anzi i sopravvissuti del viaggio (Magellano era morto nelle Filippine) andarono dal Papa per dirgli di come, pur avendo tenuto scrupolosamente il diario di viaggio, una volta tornati a casa avessero scoperto di essere rimasti indietro di un giorno (portando alla scoperta dei fusi orari).
A resistere era ancora la Bibbia e le credenze della Chiesa, che erano puntellate dall’inquisizione, dalla paura e dalla sincera fede nella religione e fiducia negli uomini di Chiesa, che erano più istruiti della gente del popolo.

Se ormai era facile capire che la terra è sferica, perché la Chiesa successivamente se la prese così tanto con Galileo, che voleva dimostrare solamente che era la terra che girava intorno al sole, e non il contrario? La differenza stava nel metodo scientifico inventato da Galileo e nell’invenzione del telescopio, non si trattava più di semplici discussioni tra eruditi come nelle università medievali, Galileo leggeva e scriveva libri, diffondeva le sue idee, se non tra il popolo analfabeta e ignorante, almeno tra coloro che sapevano leggere (ed erano sempre di più dopo la riforma protestante). Come nel caso di Magellano, Galileo dimostrava senza nessun dubbio la validità delle sue teorie e cercava di diffonderle, e proprio per questo venne fermato dall’inquisizione. La Chiesa sapeva benissimo che Galileo aveva ragione, e proprio per questo lo fece abiurare, non fu quindi frutto dell’ignoranza del medioevo se dovette finire gli ultimi anni della sua vita in solitudine e quasi cieco domandandosi “eppur si muove”. Poca importanza aveva realmente che nella Bibbia fosse scritto che Giosué vide il sole fermarsi nel cielo, e che quindi secondo la Bibbia era il sole che si muoveva, e non la terra. Era solo un pretesto, e se non ci fosse stato quello ne avrebbero trovati altri. Tutto il sistema aristotelico-tolemaico, che metteva la terra e l’uomo al centro dell’universo, era diventato la base della Chiesa, e rappresentava bene il modo in cui nei secoli era andata a strutturarsi: era una idea senza nessuna prova reale, idealmente perfetta, imposta dall’autorità dei secoli passati e dei nomi di Aristotele e Tolomeo. Anche la Chiesa basava il suo potere su antichi scritti che, dopo i primi secoli, più nessuno (a parte i luterani e altri eretici) aveva messo in discussione o cercato di interpretare, su una autorità derivante dalla tradizione secolare e dal fatto che i suoi membri erano quasi le uniche persone istruite della società. Insomma mettere in dubbio la centralità della terra significava che si poteva mettere in dubbio anche la Chiesa in generale, non solo la veridicità della Bibbia.

Quando il potere non è più nuovo e rivoluzionario tende a diventare conservatore, a creare privilegi, ad autogiustificarsi facendo dei fondatori dei secoli precedenti dei miti, degli eroi, dei santi o dei martiri. Lo stesso è accaduto con i padri fondatori degli Stati Uniti, ed era vero in passato anche per il risorgimento italiano. Ma quegli stessi fondatori santi se fossero vivi secoli dopo, e potessero dare un giudizio su ciò che è stato fatto a loro nome, disconoscerebbero tutto o quasi tutto. La tradizione è importante, è vero, ma lo è finché riesce a rimanere viva e creativa, finché i suoi custodi non si limitano a vivere di rendita e ad imporre le proprie idee solo in forza del loro rango.

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